Gli hotel italiani tornano a far gola agli investitori internazionali. Soprattutto se a cinque stelle. Lasciato alle spalle l'annus horribilis del 2020 che aveva tagliato le gambe al turismo internazionale e al business alberghiero, il 2021 ha riportato il sole sul comparto dell'hôtellerie. A certificare questa inversione di rotta, l'ultimo report realizzato da EY Italia (EY Hotel investment report 2021) che ha evidenziato un vero e proprio ritorno in massa dei capitali sugli immobili ricettivi. A tal punto che le 57 transazioni registrate nel 2021 hanno segnato un valore complessivo di 2,1 miliardi di euro, ancora inferiore del 30% rispetto al record del 2019 ma ben al di sopra della media decennale. «L'aumento del numero di operazioni, cresciuto del 92% rispetto al 2020, conferma il forte interesse nell'Italia da parte degli investitori nazionali e internazionali e la fiducia nella ripresa in termini di flussi turistici e performance operative», spiega Marco Zalamena, head of hospitality di EY in Italia. Ma quali sono state le principali operazioni che hanno consentito di raggiungere questo risultato? Secondo l'analisi degli esperti di EY, il volume degli investimenti è stato favorito da alcune importanti cessioni di portafoglio, in particolare l'acquisizione di Bluserena, oltre che da trophy asset in destinazioni privilegiate come il Grand Hotel de la Minerve a Roma, il Bauer Giudecca e il Luna Baglioni a Venezia. Tutto questo, insieme al rinnovato interesse per i resort che hanno raggiunto una quota pari al 43% del mercato degli investimenti, spinti da acquisizioni di portafoglio, così come dalla vendita di asset in destinazioni turistiche chiave come Cortina (Radisson Savoia, Hotel Cristallo), Costa Smeralda (Hotel Ginestre, Hotel Palme, 7Pines Resort) e laghi italiani (Britannia Lake Como, Lefay Lake Garda). «Oltre il 60% delle transazioni si riferisce a investimenti a valore aggiunto attraverso conversioni e rebranding di hotel esistenti che guideranno ulteriori spese di capitale nei prossimi due anni per la ristrutturazione e il miglioramento dell'offerta alberghiera esistente», spiegano gli esperti di EY per cui Venezia, Roma, Milano e Firenze, hanno guidato le preferenze degli investitori andando a catalizzare il 52% del totale degli investimenti. «Venezia si è confermata essere la città più costosa d'Italia in termini di prezzo per camera», si legge nel report di EY Italia, mentre «Roma e Venezia hanno raggiunto congiuntamente il primato come destinazioni più attraenti del 2021 registrando 326 milioni di euro in volume (16%), seguite da Milano (14%) e Firenze (4%)». E cosa dire delle città secondarie? Secondo l'analisi di EY Italia, queste hanno registrato un interesse piuttosto limitato da parte degli investitori arrivando a pesare appena per il 4% sul volume totale con una dimensione media per singola transazione addirittura inferiore ai 10 milioni di euro. «Gli investitori continuano a concentrarsi sul mercato degli hotel a 5 stelle e del lusso che rappresenta quasi il 40% del volume totale degli investimenti mentre il segmento dei 4 stelle è stato guidato dalle acquisizioni di portafoglio», sottolineano gli analisti di EY Italia che hanno stilato un identikit dell'investitore in strutture alberghiere italiane: al primo posto figurano gli acquirenti internazionali, soprattutto europei (Regno Unito, Spagna, Germania) che hanno mosso il 78% del mercato a fronte del 13% degli investitori extraeuropei. «Il profilo degli investitori mostra un'equa distribuzione tra le varie classi, con una leggera prevalenza di investitori private equity (26% del volume totale), seguiti da investitori istituzionali (23%) e HNWI/family office (22%)», si legge nel report di EY per cui il vacant possession continua rappresentare l'opzione preferita dagli investitori per l'acquisto di hotel in Italia, rappresentando il 70% delle transazioni nel 2021. «A causa dell'incertezza legata al Covid, l'interesse per gli hotel in leasing è ancora limitato rappresentando solo il 20% del volume totale o 400 milioni di euro, in linea con l'importo registrato nel 2020 (415 milioni), mentre la quota degli sviluppi (greenfield o conversioni) si attesta ad appena il 10% del mercato totale». (riproduzione riservata)