A dominare la scena è stata ancora una volta l'indomabile Milano, che da sola ha catalizzato il 59% degli investimenti totali, in forte crescita rispetto al 24% di un anno fa. «Il capoluogo lombardo si conferma il punto di riferimento per gli investitori intenzionati a puntare sul segmento uffici», aggiunge Roberti. «L'87% delle transazioni di questo specifico segmento del mercato italiano riguardano infatti immobili localizzati a Milano. E' qui che puntano gli stranieri ed è qui che si possono ancora spuntare buoni affari a condizioni economiche interessanti». Al di là della transazione nel progetto di Porta Nuova, nei primi sei mesi dell'anno è stata portata a termine la vendita del Comparto Milan Prime Offices di Torre Sgr e l'immobile di via della Chiusa, parte del portafoglio pan-europeo di Seb, oltre all'acquisto dell'immobile di piazza Cordusio (ex edificio delle Poste) per un controvalore di 132 milioni. Minore invece l'interesse per gli uffici della Capitale dove gli investitori sembrano concentrarsi quasi esclusivamente su immobili già locati alla pubblica amministrazione. Come la caserma dei carabinieri di Piazza del Popolo, ceduta dal fondo immobiliare Patrimonio Uno per 57 milioni di euro. O quella di piazza San Lorenzo in Lucina, passata di mano per poco più di 25 milioni.
Anche le altre città come accennato hanno però cominciato a manifestare segnali di vivacità. «Purtroppo però quello dei centri minori italiani non è un vero e proprio trend», precisa subito Roberti. «L'andamento delle transazioni a Torino come a Venezia, a Firenze come a Bologna, anche se connotato da numeri di un certo rilievo, è ancora legato a prodotti specifici che, quando approdano sul mercato, stimolano l'interesse degli investitori». Al di là del trend di crescita, risultano quindi poco rilevanti il +50% di investimenti rilevato da Bnp Re a Venezia nel primo semestre dell'anno o il +200% di Firenze.
Più interessante, invece, l'analisi dell'identikit dell'investitore. Sempre secondo le rilevazioni di Bnp, i fondi immobiliari italiani hanno incrementato quest'anno la propria attività del 5%, forti soprattutto dell'attenzione loro riservata dagli investitori esteri che hanno utilizzato questi strumenti per posizionarsi sul mattone della Penisola . E questo, in virtù delle condizioni fiscalmente favorevoli concesse dalla legge a questo genere di strumenti finanziari. Forte incremento anche per le società quotate il cui peso sul totale degli investimenti è passato dal 10 al 22%, mentre le assicurazioni e i fondi pensione hanno pressoché annullato la propria operatività sul mercato immobiliare italiano. Così come gli acquisti corporate che hanno registrato una flessione del 64%. In passato alcune società avevano deciso di approfittare del calo del valore degli immobili per acquistare la propria sede. E' successo per esempio a Zara a Milano o a H&M a Roma. Questo trend è quasi venuto meno nel 2015 per almeno due ragioni: la prima è che le aziende intenzionate a realizzare operazioni di questo genere hanno avuto tempo e modo per poterle completare nel corso degli anni passati; la seconda, è che i prezzi degli immobili italiani stanno progressivamente tornando a crescere, rendendo meno appetibile di prima una mossa di questo tipo. (riproduzione riservata)
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