La Commissione Europea ha avviato un’indagine preliminare per verificare se la Cina abbia fornito sussidi ingiusti alla fabbrica ungherese di Byd, gigante dell’auto elettrica, in una mossa che potrebbe intensificare le tensioni commerciali tra Bruxelles e Pechino. La notizia è stata riportata dal Financial Times.
Secondo il quotidiano britannico, due fonti vicine alla questione hanno confermato che Bruxelles sta valutando l’impatto dei sussidi pubblici cinesi nell’ambito del Regolamento sulle Sovvenzioni Straniere, introdotto nel 2023. Se l’indagine dovesse confermare che Byd ha beneficiato di aiuti di Stato sleali, la Commissione potrebbe imporre misure correttive che includono la vendita di alcuni asset, la riduzione della capacità produttiva, il rimborso dei sussidi ricevuti e, potenzialmente, l’applicazione di sanzioni.
L’Ungheria, guidata dal premier Viktor Orbán, ha attratto significativi investimenti cinesi negli ultimi anni. Il progetto di Byd nella regione meridionale di Szeged prevede un investimento fino a 4 miliardi di euro e la creazione di circa 10 mila posti di lavoro. Tuttavia, i funzionari europei hanno sollevato dubbi sulla reale ricaduta economica dell’investimento, sottolineando che la fabbrica sarebbe stata costruita con manodopera cinese e che i componenti principali, incluse le batterie, sarebbero stati importati dalla Cina, con scarso valore aggiunto per l’Ue.
Il ministro per l’Europa dell’Ungheria, János Bóka, ha dichiarato al Financial Times di non essere stato informato ufficialmente dell’indagine, aggiungendo però che non sarebbe sorpreso da una tale iniziativa, dato che la Commissione europea monitora attentamente ogni decisione relativa agli aiuti di Stato in Ungheria.
Il Regolamento sulle Sovvenzioni straniere consente all’Ue di indagare su aziende che ricevono finanziamenti diretti o indiretti da governi extra-Ue, inclusi sussidi, prestiti agevolati, incentivi fiscali e finanziamenti per ricerca e sviluppo. Già lo scorso anno la Commissione aveva accertato che Byd e altri produttori cinesi di veicoli elettrici avevano ricevuto aiuti di Stato, portando all’imposizione di dazi del 17% sulle importazioni.
L’indagine potrebbe rivelarsi un banco di prova per la strategia industriale europea nei confronti degli investimenti cinesi. Se da un lato Bruxelles intende attrarre impianti produttivi cinesi nel continente, dall’altro vuole garantire condizioni di concorrenza eque. Sabine Weyand, responsabile del commercio nella Commissione Europea, ha recentemente dichiarato che l’Ue non è interessata a stabilimenti che si limitano ad assemblare componenti importati senza valore aggiunto o trasferimento tecnologico.
Byd, sostenuta finanziariamente anche da Warren Buffett, sta perseguendo una strategia di espansione aggressiva nei mercati internazionali. Oltre allo stabilimento ungherese, l’azienda ha in programma la costruzione di un impianto in Turchia e un terzo sito produttivo europeo in una località ancora da definire. In lizza c’è anche l’Italia, la cui componentistica già collabora con il gruppo cinese. Su 380 aziende che hanno partecipato all’evento di Torino delle scorse settimane durante il quale lo special advisor per l’Europa, Alfredo Altavilla, ha incontrato fornitori italiani, solo 22 erano già nei radar di Byd perché già collaborano con loro a livello internazionale. Tra quelle 22 ci sono Pirelli, Brembo e Prime Industrie, che sono già presenti nel giro dei fornitori, e quindi lo saranno anche per l’Ungheria. (riproduzione riservata)