Continua a preoccupare il crollo dell'edilizia residenziale in Germania. Se a luglio, secondo l'ultima indagine dell’Ifo, sono aumentate le aziende edilizie che hanno segnalato una contrazione della domanda: il 40,3% delle aziende ha registrato una mancanza di ordini dal 34,5% di giugno (un anno fa la percentuale era solo del 10,8%), anche dalla Bundesbank sono arrivati segnali allarmanti sugli ordini nel settore delle costruzioni.
Venerdì scorso, infatti, la banca centrale tedesca ha pubblicato il suo rapporto sugli ordini nel settore delle costruzioni a giugno, diminuiti del 2,2% su base annua e del 2% su base mensile. La contrazione su base annua a giugno è il risultato di ordini in calo nel settore residenziale dell'11,8% e nel non residenziale dell’1,5%. Meglio nelle costruzioni civili (+1,9%).
Sempre meno ordini e cancellazioni di progetti in un momento in cui il settore immobiliare tedesco è gravato dalla rinnovata discussione sul freno ai prezzi degli affitti. Infatti, secondo gli operatori di mercato, se venissero fissati dei limiti agli affitti, il settore dell'edilizia abitativa diventerebbe meno interessante per gli investitori.
Un trend che potrebbe pesare su alcune aziende italiane esposte alla Germania come Buzzi. «La Germania è un mercato chiave che attualmente sta registrando una diminuzione a doppia cifra dei volumi di vendita di cemento», sottolinea Mediobanca Securities, ma «è compensata da un aumento del prezzo superiore al 30%», precisa la banca d’affari, prevedendo che la Germania contribuirà a circa il 16% dell'ebitda del gruppo nel 2023. Il rating di Mediobanca Securities sul titolo Buzzi, in rialzo dello 0,65% a 28 euro a Piazza Affari, resta, quindi, outperform. (riproduzione riservata)