Nel record di Ferragosto del Ftse Mib c’è il solito sprint delle banche, ma anche molto di industriale. Da Prysmian (+21% circa in un mese) a Interpump (+16%), diverse azioni non finanziarie hanno contribuito a portare il listino milanese oltre 42 mila punti, ai massimi dal 2007. Tuttavia non tutti hanno mantenuto un ritmo costante nelle ultime settimane. Buzzi, in particolare, dopo la pubblicazione dei conti semestrali il 5 agosto 2025 ha alternato forti cali a corse in cima al paniere delle blue chip.
Dal -8,7% del giorno della semestrale al +6% di un paio di sedute dopo, il gruppo del cemento di Casale Monferrato (Alessandria) non sembra trovare una via di mezzo in borsa in questa tornata estiva. E se il bilancio annuale è positivo - rispetto a 12 mesi fa il prezzo delle azioni ha guadagnato oltre il 30% -, su base mensile emerge una flessione di circa il 15%.
Nel primo semestre 2025 Buzzi ha registrato un fatturato di 2,2 miliardi di euro (+6,5%), anche grazie al consolidamento di due acquisizioni recenti in Brasile e negli Emirati Arabi. Il contributo di queste operazioni straordinarie ha portato un aumento delle consegne di cemento, arrivate a 14,9 milioni di tonnellate (+23,7%) nei sei mesi, e della produzione di calcestruzzo preconfezionato, pari a 4,8 milioni di metri cubi (+ 3,7%).
Tuttavia ebitda e utile netto hanno subito una contrazione rispettivamente del 4,8% e del 7,6%, con i profitti a quota 389,8 milioni. Il gruppo ha quindi rivisto le stime per l’intero anno e la nuova guidance prevede un ebitda ricorrente tra 1,1 e 1,2 miliardi. In precedenza l’azienda pensava di poter replicare il dato del 2024 di circa 1,3 miliardi.
Questi numeri sono il frutto della ripartenza del mercato in Europa che, però, non basta a bilanciare del tutto la frenata degli Stati Uniti - che da soli valgono quasi la metà del fatturato -, dove Buzzi ha accusato un calo del 6% delle vendite e del 16% dell’ebitda ricorrente. «ll gruppo prevede una ripresa solo parziale dalla debolezza delle consegne negli Usa a causa di un prolungato rallentamento nel settore delle costruzioni», osservano gli analisti di Citi. «In Italia si prevede una stabilizzazione nell’anno in corso, mentre la ripresa nell’Europa centrale dovrebbe proseguire nei prossimi trimestri, anche se a un ritmo più lento».
La società continua comunque a sedere su una cassa notevole. Al 30 giugno 2025 la posizione finanziaria netta rimaneva positiva per 691,1 milioni dopo la distribuzione di quasi 124 milioni di euro di dividendi e investimenti per circa 380 milioni. In più, Buzzi ha approvato l’emissione di un prestito obbligazionario non convertibile da massimo 150 milioni.
Il mantenimento della cassa ha consentito al gruppo di ottenere un miglioramento del rating creditizio di S&P Global Ratings, passato da BBB a BBB+ con outlook stabile nel lungo termine. Gli esperti prevedono che la performance operativa della società sia «solida» nei prossimi anni, come sottolineato anche dagli analisti di Mediobanca Research, grazie a una «efficace strategia di pricing e alla diversificazione» della produzione, distribuita tra Europa e Americhe (Stati Uniti-Brasile).
A livello geografico gli esperti credono che le opportunità maggiori per Buzzi nel medio termine possano arrivare dalla Germania e, nonostante la fase di stagnazione, dagli Stati Uniti. «La società è ben posizionata per trarre vantaggio dalla spesa infrastrutturale in Germania e negli Usa», confermano gli analisti di Banca Akros.
Al contrario un eventuale risoluzione del conflitto in Ucraina non porterebbe grossi benefici, che invece potrebbero arrivare per il competitor Cementir Holding (+40% in borsa in un anno, nonostante un calo del 15% nell’ultimo mese). Cementir, aggiunge Banca Akros, «potrebbe beneficiare della fine delle guerre in Ucraina, Siria e nella Striscia di Gaza» poiché «gestisce quattro cementifici in Turchia, che è il Paese con la maggiore sovra-capacità produttiva e la migliore posizione per servire queste aree».
Buzzi, invece, ha dismesso le attività ucraine e ha stabilimenti in Polonia e Repubblica Ceca già «vicini alla piena capacità produttiva», mentre «la Germania è probabilmente troppo lontana per servire in modo redditizio la ricostruzione». (riproduzione riservata)