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Piani individuali di risparmio (Pir)
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Btp Più, quali alternative al nuovo bond retail del Mef? L’opzione dei Pir obbligazionari a fisco zero

14 febbraio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2025, 12:09

Pensati anch’essi per il retail, i piani individuali di risparmio godono dell’esenzione fiscale e permettono di diversificare tra gli emittenti corporate italiani. Attenzione però alle commissioni

Il Mef non si è smentito neanche stavolta e con un colpo di teatro che in pochi avrebbero immaginato fino alla vigilia è tornato sul mercato dei titoli di Stato per il retail con un prodotto convincente e dai rendimenti ghiotti. Il Btp Più in collocamento da lunedì 17 febbraio rende quasi come un bond del Tesoro a otto anni, con tanto di opzione di rimborso anticipato pressoché gratuita.

Una bella gatta da pelare per i professionisti del risparmio, reduci dalle precedenti tornate di Btp Valore, concorrenti temibili dei prodotti di gestito: basti pensare che a marzo scorso, dopo l’emissione dei record da oltre 18 miliardi di ordini, l’85% della raccolta delle reti di consulenza era confluita in titoli di Stato.

L’asso nella manica

Nella sfida tra il Tesoro e le case di investimento, che via XX settembre gioca ancora una volta sfoderando l’artiglieria pesante, anche i gestori hanno il loro asso nella manica. Che paradossalmente fa leva proprio su uno dei punti di forza dei titoli di Stato, cioè la tassazione agevolata. Esiste infatti uno strumento gestito, pensato proprio per far confluire il risparmio privato (e più nello specifico quello degli investitori retail) verso le aziende italiane, che consente a chi lo detiene per cinque anni di godere dell’esenzione fiscale totale dalle plusvalenze (capital gain, interessi, cedole) e dall’imposta di successione. Si tratta dei piani individuali di risparmio, o Pir.

Le regole del gioco

Di solito associati a un investimento azionario in piccole e medie imprese quotate, i Pir hanno anche la loro declinazione obbligazionaria. Le regole del gioco sono le stesse per comparti azionari e a reddito fisso: i portafogli devono essere investiti per almeno il 70% in bond di aziende italiane, e di questo 70% il 25% deve essere di società non quotate sul Ftse Mib (quindi mid-cap) e il 5% di small cap. Su una singola società non può inoltre essere investito più del 10% del Pir.

Per poter beneficiare dell’esenzione fiscale è previsto inoltre un limite di investimento massimo in questi strumenti. Ciascuna persona fisica può investire al massimo 40 mila euro all’anno nei Pir (il minimo è di 500 euro, il che conferma il loro ruolo come strumento per il retail puro), quindi 200 mila euro nei cinque anni.

Il Pir è un’alternativa vera?

«L’alternativa a un prodotto come Btp Più è un investimento gestito in Pir obbligazionari», conferma Alessandro Vitaloni, senior portfolio manager di Symphonia sgr. «Si tratta di prodotti flessibili, dedicati agli investitori retail, da usare con un approccio buy-and-hold (da comprare e tenere in portafoglio, ndr)». Il rating medio delle obbligazioni in pancia ai Pir, prosegue il money manager, «è BBB/BBB-, quindi lo stesso del Btp, ma c’è l’esenzione fiscale sulle rendite se tenuti per cinque anni, e inoltre se il fondo è a distribuzione non si paga la tassazione sulle cedole fin dal primo anno».

Un potenziale problema è quello della liquidità, visto che tra gli emittenti presenti nei portafogli dei Pir compaiono anche aziende di piccole dimensioni. Ma Vitaloni si sente di ridimensionare il rischio: «In Italia il mercato del debito è ancora un’opzione molto gettonata dalle aziende». Ne consegue che «c’è un ampio panorama di realtà, anche piccole, che emettono debito di qualità. Questo permette di avere sia liquidità sia ampiezza nella selezione», aggiunge il gestore.

Un ventaglio di opportunità

Altro vantaggio di prodotti di questo tipo, che il Btp Più per sua natura non ha, è la diversificazione. A titolo di esempio Vitaloni spiega la composizione del Pir obbligazionario di Symphonia (per una selezione di prodotti disponibili sul mercato italiano, si veda la tabella in basso). «Dentro un prodotto di questo tipo troviamo più del 50% di investment grade (società considerate a basso rischio di default dalle agenzie di rating, ndr), un 30% di high yield e Lower-Tier 2, ovvero subordinati finanziari a scadenza con call anticipata e profilo di rischio molto simile all’investment grade, un 20% di At1 perpetui e ibridi industriali perpetui, che sono utili per ottimizzare il rendimento». La media di rating del prodotto, spiega il money manager, «è BBB-/BB+, molto vicino al BBB/BBB- del Btp». Mentre la cedola netta (esente da tassazione) prevista «è del 3,5-4% annuo». Nel portafoglio di Symphonia ci sono circa 55 titoli, e il settore principale è quello finanziario.

Occhio alle commissioni

Va al contempo ricordato che i Pir obbligazionari, così come tutti i prodotti di risparmio gestito, rispetto a un Btp Più hanno un costo ulteriore: le commissioni di gestione. Che nel caso di questi specifici fondi sono però tutto sommato sotto controllo: la media dei comparti censiti in tabella è dello 0,95%, con minimi dello 0,4% e massimi dell’1,3%. Considerando il beneficio fiscale questi costi non rappresentano certo un salasso, ma l’investitore deve ricordarsi di conteggiarle quando acquista un prodotto di questo tipo. Nella speranza che l’extra-rendimento sia tale da rendere trascurabile il loro impatto.

Le altre opzioni

Che si scelga di optare per un Pir o che si preferisca andare a caccia di singoli titoli, per gli esperti degli investimenti è comunque tempo di considerare con interesse il credito in portafoglio. «Il rischio di credito nell’ultimo anno e mezzo si è un po’ trasferito dal corporate al sovrano, perché sono aumentate le incertezze sulle finanze pubbliche dei principali Paesi dell’area euro: invece nel credito vediamo società solide, che generano flussi di cassa robusti e quindi hanno un rischio relativo minore», evidenzia Vitaloni, che conclude: «Lo scenario di politica monetaria si sta distendendo: in scenari di non recessione e politiche monetarie espansive il credito ha storicamente sovraperformato».

A scommettere sul credito è anche Federico Polese, fondatore di Simplify Partners: «Noi favoriamo oggi il credito dei settori energivori: le aziende hanno contratti pluriennali e non sono molto impattate dalla salita del prezzo del gas, ma se dovesse diminuire la pressione geopolitica il costo dell’energia potrebbe diminuire, favorendo il profilo di credito dei bond lunghi di queste società». E i titoli di Stato? In Europa Polese guarda con interesse ai «Btp lunghi, nella convinzione che il Btp attualmente sia il titolo più interessante del mondo europeo in termini di solidità dei numeri». (riproduzione riservata)



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