È da inizio settimana che le borse europee si sono mostrate fiduciose rispetto a una de-escalation in Medioriente e i principali listini del Vecchio Continente hanno ribadito l’ottimismo anche nella seduta odierna.
In attesa del discorso del presidente americano Donald Trump previsto per le 3:00 di mattina CET (21:00 sulla East Coast), il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha dichiarato che la guerra contro l’Iran si avvicina alla fase finale, ribadendo un’affermazione fatta nella giornata di ieri, martedì 31 marzo, dallo stesso Trump. Non sorprendono allora i cali sul greggio, con i futures sul Wti in discesa a 99,7 dollari al barile (-1,6%) e quelli sul Brent a 101,9 dollari (-2%).
Su questa scia, il Ftse 100 ha messo a segno l’1,8%, il Cac 40 il 2% e il Dax il 3%. Ma è stato il Ftse Mib ad aggiudicarsi la maglia rosa, chiudendo le contrattazioni con un rialzo del 3,2%. Ad aver accentuato i guadagni giornalieri sono stati i rally di Avio (+10%), Leonardo (+8% dopo l’upgrade del giudizio di Citi) e Buzzi (+6,3%). Storicamente, nelle fasi finali dei conflitti è norma che i titoli legati alle costruzioni recuperino terreno sui listini. Buzzi ha beneficiato anche dell’upgrade del giudizio degli analisti.
Bene anche Prysmian (+6%), mentre hanno chiuso in negativo Eni (-4,7%), Tenaris (-2,2%) e Amplifon (-1%). Spread Btp/Bund in discesa a 86 punti.
Quanto alla distribuzione del petrolio, che dipende fortemente dal Medioriente, secondo Tiffany Wilding, economista di Pimco e Andrew DeWitt, portfolio manager del gestore globale degli investimenti «con le ultime petroliere partite dallo Stretto di Hormuz a fine febbraio, i carichi stanno arrivando solo ora a destinazione. Servono circa 10-20 giorni per raggiungere l’Asia, 20-35 giorni per Europa e Africa, e 35-45 giorni per la costa del Golfo degli Stati Uniti». Non a caso i dati Aie sottolineano che «le scorte nei Paesi Ocse potrebbero coprire circa 140 giorni di domanda ai livelli dello scorso anno, ma con forti differenze: alcuni Paesi, tra cui Messico, Australia, Irlanda e Regno Unito, dispongono di meno di due mesi di autonomia».
Alle 15:30 il Ftse Mib accentua i rialzi e guadagna il 3,3% a 45.707 punti, trascinato dai rally di Leonardo (+7,5%), Prysmian (+7%), Buzzi (+6%) e Unicredit (+6%). In ribasso Eni (-3,8%), Tenaris (-1,9%) e Amplifon (-1,6%). Spread Btp/Bund in discesa a 87 punti.
Poco prima delle ore 12, il Ftse Mib balza del 2,7% a 45.507 punti con Buzzi, Leonardo (+2,8%), Prysmian e Unicredit (+5%). In calo il settore petrolifero con Eni (-2%), Tenaris e Saipem (-0,8%). Spread in flessione del 5% a 86 punti, prezzi del petrolio in calo fra 100 (Wti) e 102 (Brent) dollari al barile.
Il tasso di disoccupazione in Italia è salito leggermente al 5,3% a febbraio 2026, rispetto al 5,2% di gennaio, livello che rappresentava il minimo storico. Il dato è in linea con le attese del mercato.
Il numero di disoccupati è aumentato di 36 mila unità su base mensile, arrivando a 1,36 milioni. Al tempo stesso, il tasso di occupazione è sceso al 62,4% dal 62,6%, con un calo di 29 mila occupati, scesi a 24,15 milioni.
La diminuzione ha interessato sia i lavoratori a tempo indeterminato sia quelli a termine, mentre è aumentato il numero degli autonomi. Il tasso di occupazione italiano resta tra i più bassi dell’Eurozona.
Sul fronte giovanile, invece, il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è sceso al minimo storico del 17,6%, in calo rispetto al 18,5% di gennaio. Il tasso di inattività è rimasto stabile al 33,9%.
Piazza Affari apre in corsa mercoledì 1 aprile, il Ftse Mib balza dell’1,8% per poi salire a breve del +2,6% riagganciando quota 45.000 a 45.458 con Buzzi (+6%), Unicredit, Poste (+5%) e Banca Mediolanum (+4%). In calo Eni (-3,2%). Crolla lo spread del 9,11% a 83 punti e il petrolio Wti torna sotto i 100 dollari a 96,7, il Brent a 98,6, con il gas europeo a 47,8 euro il megawatt all’ora.
Asia al galoppo e futures sullo Eurostoxx 600 in forte rialzo mercoledì 1 aprile (+1,7%) dopo l’intervento del presidente Usa, Donald Trump. Nella serata di martedì, Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero concludere la guerra in Iran entro «due o tre settimane» anche in assenza di un accordo di pace, segnale di impazienza da parte di Trump verso un conflitto che ha scosso i mercati. I prezzi dell’energia scendono: petrolio Wti a 100 dollari, Brent a 101, gas europeo in forte calo (-8%) a 50,7 euro il megawatt all’ora.
«Ce ne andremo con o senza accordo, è irrilevante», ha dichiarato Trump alla stampa nello Studio Ovale. Il ritiro potrebbe avvenire entro poche settimane, anche se un’intesa tra Washington e Teheran resta possibile prima di allora.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha lasciato aperta la porta al dialogo, parlando della possibilità di un incontro diretto con Teheran. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito la disponibilità a porre fine al conflitto, ma solo in presenza di garanzie contro nuove azioni militari da parte di Stati Uniti e Israele.
Resta tuttavia alta l’incertezza: il segretario alla Difesa Pete Hegseth non ha escluso l’ipotesi di un intervento di terra, sottolineando la necessità di mantenere «imprevedibilità» nelle mosse strategiche. Infine, la Casa Bianca ha annunciato che Trump terrà un discorso alla nazione mercoledì sera, per fornire un aggiornamento sulla situazione in Iran: si tratterà del primo intervento in prima serata dall’inizio della guerra.
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