Chiusura brusca per Milano, piazza peggiore del Vecchio Continente dopo che il Ftse Mib ha perso quasi tre punti percentuali (-2,8%) a 51.315 punti, appesantito soprattutto dalle vendite che hanno interessato StMicroelectronics, in profondo rosso al -17,7% dopo i conti e l’outlook ritenuti deludenti. In ribasso anche Moncler (-7,9%) in seguito a una trimestrale con risultati in crescita ma vendite in rallentamento. Hanno ceduto pure Nexi (-6%) e Unicredit (-4,8%).
Gli acquisti hanno interessato soprattutto utility e titoli della difesa. La migliore è stata Eni (+3%), seguita da Leonardo (+1,4%), Amplifon (+1,25%) e Inwit (+1%).
Lo spread Btp/Bund si è attestato a 81 punti col Btp decennale ancora leggermente oltre il 4% nel pomeriggio in cui la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi di interesse invariati, come da consensus.
Secondo Peter Goves, head of developed market debt sovereign research di Mfs Im «è interessante notare che il comunicato è molto breve e conciso. Si tratta di una dichiarazione molto sintetica. Si fa riferimento allo scenario di base e al fatto che l’impatto completo dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno. Questo può essere interpretato, comprensibilmente, come una conferma dell’idea che un altro rialzo dei tassi non dovrebbe costituire una sorpresa, ovviamente a seconda delle circostanze. Tuttavia, tale eventualità è già ampiamente scontata dai mercati e pertanto nel comunicato non vi è nulla che possa turbarli, dato che questi ultimi sembrano allineati al pensiero della Bce».
L’Europa ha chiuso in rosso (Dax ), appesantita dalla corsa del petrolio col Brent che nel pomeriggio ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, attestandosi a 100,4 (+6,8%) al termine delle contrattazioni. Wti a 92 dollari (+5,9%).
Il rincaro è avvenuto a seguito delle notizie di attacchi contro petroliere nel Mar Rosso e alle rinnovate minacce degli Stati Uniti di intensificare gli attacchi contro l’Iran.
Il Treasury a 10 anni è balzato al 4,7% con il rally del greggio, il livello più alto dal 15 gennaio 2025. Il rendimento dei titoli del Tesoro a 2 anni ha raggiunto il 4,343%, mentre lo yield del trentennali è arrivato al 5,188%.
Il Ftse Mib riduce leggermente i cali e cede il 2,5% a 51.490 punti alle 16:30. Ancora forti ribassi per StMicroelectronics (-16%), seguita da Moncler (-9%), Nexi (-6%) e Unicredit (-4,5%). Acquisti su Eni (+3%), Leonardo (+2,76%) e Amplifon (+2%). Spread Btp/Bund a 85 punti.
Come spiegato da Felix Feather, economista di Aberdeen Investments, «questa decisione di mantenere i tassi invariati potrebbe essere la prima di un periodo di stabilità, oppure la calma prima della tempesta. Lo scenario a cui andremo incontro dipenderà da molteplici fattori, ma il più importante è l’evoluzione degli eventi in Medio Oriente». Se i prezzi del petrolio continuassero a viaggiare a queste altezze «sarebbe troppo grave perché la Bce possa ignorarlo: in tal caso, a settembre procederebbe a un nuovo rialzo». Ma «un allentamento delle tensioni potrebbe dare» invece a Francoforte «il margine di manovra necessario per mantenere i tassi invariati per il resto dell’anno, poiché finora sono scarsi i segnali di quel tipo di effetti di secondo round che potrebbero rendere permanente la fiammata inflazionistica».
In America il Nasdaq perde il 2%. Tesla cede oltre il 13% dopo aver registrato utili inferiori alle attese nel secondo trimestre
Si accentuano i cali per il Ftse Mib, in ribasso di quasi tre punti percentuali (-2,9%) a 51.271 punti alle 15:30. StM è ancora in profondo rosso (-18,26%), vendite anche per Moncler (-8,4%), Unicredit (-5%) e Nexi (-3,64%). Bene Amplifon (+2,5%), Eni (+2,5%) e Leonardo (+2,4%).
L’Europa soffre la corsa del petrolio col Brent che poco fa ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, per poi ritracciare lievemente e attestarsi a 99,6 (+5,8%). Wti a 90,9 dollari (+4,7%).
Lo spread Btp/Bund si attesta a 85 punti col Btp decennale ancora leggermente oltre il 4% nel pomeriggio in cui la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi di interesse invariate, come da consensus. Secondo Dean Turner, chief Eurozone e Uk economist di Ubs Global Wealth Management, la decisione si spiega grazie ai «recenti dati sull’inflazione nell’Eurozona» che «hanno mostrato alcuni segnali incoraggianti» e con l’inflazione di fondo ancora «piuttosto stabile», anche se «i prezzi più elevati dell’energia continuano a rappresentare rischi al rialzo». Proprio i rincari sull’energia fanno presagire una Bce falco a settembre «prima di passare a una pausa più prolungata. Attualmente i mercati sembrano scontare un percorso dei tassi della Bce più aggressivo di quanto ci aspettiamo. Di conseguenza, continueremo a privilegiare le obbligazioni di alta qualità dell’Eurozona, in particolare quelle con scadenze a breve e medio termine».
Wall Street apre le contrattazioni sulla scia negativa dei mercati europei. Il Treasury a 10 anni è balzato al 4,7% con il rally del greggio, il livello più alto dal 15 gennaio 2025. Il rendimento dei titoli del Tesoro a 2 anni ha raggiunto il 4,343%, mentre lo yield del trentennali è arrivato al 5,188%.
Non scemano le vendite sui mercati azionari europei (Ftse Mib -2,51% a 51.467 punti alle 14:45 con le banche e Stm ko, viceversa Eni e Leonardo avanzano del 2,58% e del 2%, rispettivamente; bene anche Amplifon +3% e Inwit +1,59%), nemmeno sui futures Usa (-0,90% quello sull’S&P500).
Lato macro, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono scese più delle attese a quota 187.000 unità, 22.000 unità in meno rispetto al dato rivisto della settimana precedente. Gli economisti avevano previsto un dato a 212.000 unità.
I costi di indebitamento dei governi dell’Eurozona rimangono elevati e l’euro scende dello 0,26% a 1,1379 dollari dopo che la Bce ha mantenuto invariati i tassi, come ampiamente previsto, lasciando spazio a un ulteriore inasprimento della politica monetaria nei prossimi mesi.
Il rendimento dei titoli di Stato italiani a 2 anni, più sensibili alle aspettative sui tassi di interesse, balza al 3,10%. I mercati scontano un aumento dei tassi da parte della Bce a settembre dopo che giugno li ha aumentati di 25 punti base.
La Bce lascia invariati i tassi di interesse dopo il rialzo di un quarto di punto della riunione di giugno. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,40%, quello sui prestiti marginali al 2,65%. Decisione ampiamente scontata.
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib resta in calo dell’1,98% a 51.746 punti alle 14:15, azzoppato da Stm (-16%) mentre Amplifon, Eni e Leonardo viaggiano contro corrente. I prezzi del petrolio sono in netta crescita (+4,93% a 98,77 dollari al barile) a causa delle tensioni in Medio Oriente.
«Le recenti minacce dei ribelli Houthi dello Yemen di imporre un blocco marittimo al regno dell'Arabia Saudita e di rappresentare una minaccia diretta alla stabilità regionale rappresentano una pericolosa escalation», ha sottolineato Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. «L'attacco contro una petroliera nel Mar Rosso è inaccettabile, illegale e alimenta ulteriormente una situazione già volatile nella regione. La navigazione deve essere libera, sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mar Rosso», ha chiarito Kallas.
Invece, l’euro va sotto 1,14 a 1,1388 (-0,17%) e lo spread Btp/Bund è ancorato a quota 82,7 punti base con il rendimento del Btp 10 anni in aumento al 4,039%. «Sui mercati obbligazionari, tornano a prevalere i fondamentali economici e i cambiamenti nelle prospettive fiscali vengono nuovamente incorporati nelle valutazioni di mercato», affermano Nicola Mai e Konstantin Veit, economisti di Pimco. «Sebbene in passato gli spread dei titoli di Stato dell'Eurozona siano stati ancora più contenuti, questa potrebbe essere la prima fase in cui una compressione degli spread nel medio termine trova una reale giustificazione nella convergenza dei fondamentali economici», proseguono gli esperti.
Per questo motivo, «manteniamo una visione positiva sui titoli di Stato dei Paesi periferici, principalmente attraverso esposizioni liquide come quelle verso Italia e Spagna», dichiarano gli analisti. Inoltre, «riteniamo che le obbligazioni dell'Unione europea rappresentino una fonte interessante di rendimento (carry) di elevata qualità da inserire nei portafogli», concludono Mai e Veit.
Le borse europee restano in netto calo (Francoforte -0,5%, Parigi -1,13%, Londra -0,17% e Milano -1,89% a 51.792 punti alle 13:10) con Wall Street che dovrebbe aprire negativa (-0,36% il future sull’S&P500). A Piazza Affari si registra una marcata dispersione tra i titoli. Il listino risente soprattutto dei ribassi di STMicroelectronics (-14,86%), Moncler (-7,20%) e Unicredit (-3,68%), mentre Amplifon, Eni e Leonardo si muovono in controtendenza.
La seduta resta condizionata dal rally del petrolio (+4,78% a 98,57 dollari al barile il future sul Brent), dalle reazioni ai risultati societari e dall’attesa per la decisione della Bce. «Ci aspettiamo una pausa nella riunione della Bce, dato che dal primo rialzo di giugno i prezzi dell’energia e i dati sull’attività economica non hanno subito variazioni significative, rimanendo vicini allo scenario moderato della Bce, mentre i dati sull’inflazione fino a giugno si sono rivelati nettamente inferiori alle attese», afferma Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger.
Infatti, a causa del conflitto che coinvolge l’Iran, la Bce ha abbandonato la forward guidance a favore di un approccio basato su scenari: prevedere i prezzi dell’energia è difficile, date le incertezze che circondano lo Stretto di Hormuz. Francoforte ha quindi optato per un approccio basato su scenari che delinea varie prospettive di politica monetaria a seconda dei prezzi dell’energia, fornendo così visibilità ai mercati.
«In effetti, l’aumento dei prezzi dell’energia agisce principalmente come una tassa sull’attività economica nell’area euro, uno shock esogeno, che può essere compensato, solo con un certo ritardo, da aumenti salariali», continua Barbe, osservando comunque che per il momento non sono stati osservati effetti di secondo round; l’indicatore salariale dell’area euro ha mostrato un aumento su base annua del 2,6%, un livello inferiore alla soglia del 3% considerata motivo di preoccupazione.
«Riteniamo quindi che la Bce dovrebbe lanciare un messaggio da falco per annunciare un altro aumento dei tassi a settembre, vista la mancanza di una soluzione per la riapertura dello Stretto di Ormuz, ma dovrebbe mantenere il proprio orientamento data dependent», conclude Barbe. L’euro intanto ha virato al ribasso, -0,05% a 1,14024 dollari, mentre lo spread Btp/Bund scende a 82,76 punti base.
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari accelera al ribasso (-1,85% a 51.817 punti alle 11:40 con le banche tutte in rosso, anche Unicredit -4,10% post conti, e Stm -13,2% sempre in netto calo dopo la guidance sul terzo trimestre 2026 inferiore alle attese; in rialzo solo Leonardo, Inwit, Eni e Amplifon). Giù i futures Usa (-0,33% quello sul Dow Jones e -0,29% quello sull’S&P500) con i primi risultati finanziari delle big tech che hanno riacceso i timori sulle ingenti spese nel settore dell’AI.
A spaventare i mercati è la corsa infinita del petrolio (future sul Brent +4,48% a 98,28 dollari al barile), il quinto rialzo consecutivo, spinto dalle preoccupazioni per la sicurezza delle forniture energetiche a causa dell'escalation delle tensioni in Medio Oriente.
Le forze armate statunitensi hanno confermato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani, mentre il presidente, Donald Trump, ha ribadito la volontà di colpire infrastrutture strategiche iraniane in risposta a eventuali azioni contro il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, sull’altro fronte caldo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore l'adozione del 21º pacchetto di sanzioni contro la Russia, affermando che continuano a indebolire le basi economiche dello sforzo bellico russo in Ucraina.
«Aggiungiamo altre 32 banche russe alla nostra lista di soggetti sottoposti al divieto di effettuare transazioni. Così come società operanti nel settore delle criptovalute e piattaforme di commercio petrolifero. Congeliamo per un anno l'adeguamento del tetto al prezzo del petrolio, affinché la macchina bellica russa non possa beneficiare degli shock di mercato», ha spiegato la leader europea.
Le borse europee restano in rosso (Dax -0,74%, Cac40 -0,84%, Ftse 100 -0,06% e Ftse Mib -1,45% a 52.028 punti alle 10:20 con Stm -14% e Moncler -7,63% fanalini di coda, contro corrente Eni +2,38% in scia alla volata del petrolio verso 98 dollari al barile a causa dei continui attacchi Usa contro l’Iran e Amplifon +3,47%). Il quadro europeo resta dominato dalla Bce, attesa confermare i tassi. Gli investitori guarderanno soprattutto al tono della comunicazione e alle indicazioni su inflazione e crescita. I futures sull’S&P 500 cedono lo 0,37%, indicando un avvio debole anche a Wall Street. Alphabet, Tesla e Ibm sono arretrati nel dopo mercato.
L’euro sale dello 0,07% a 1,1416 ollari. L'indice sulla fiducia delle imprese francesi è salito a 97,2 punti a luglio dai 95 rivisti di giugno. Considerando esclusivamente il settore manifatturiero, l'indice si è attestato a 101,3 punti rispetto ai 100,2 rivisti del mese precedente e al consenso degli economisti a 101 punti.
Lo spread Btp/Bund è stabile a quota 83,6 punti base, mentre il rendimento del Btp 10 anni resta oltre il 4%. La riunione della Bce «sarà molto probabilmente un evento di monitoraggio, dopo che il Comitato ha alzato i tassi d’interesse nella scorsa riunione. Il mercato si aspetta un ulteriore rialzo nella riunione di settembre e, sebbene Lagarde non fornirà alcuna forward guidance, limitandosi a ribadire la necessità per un approccio data dependent e riunione per riunione, non si opporrà alle aspettative di ulteriori misure restrittive», sottolinea Dave Chappell, Portfolio Manager, Fixed Income, di Columbia Threadneedle Investments.
«La riunione e la conferenza stampa sarebbero state senza dubbio molto diverse se la tregua, raggiunta in modo frettoloso e firmata da Trump, fosse durata più di un paio di settimane. Invece, i banchieri centrali osservano con apprensione il nuovo aumento dei prezzi dell’energia e, nel caso della Bce, l’impennata del gas naturale, mentre l’Europa si prepara a ricostituire le riserve in vista dell’inverno», precisa Chappell.
Borse europee in calo in avvio di seduta (Dax -0,68%, Cac40 -1,1%, Ftse100 -0,27% e Ftse Mib -1,54% a 51.978 punti) dopo che i primi risultati finanziari delle big tech Usa hanno riacceso i timori sulle ingenti spese nel settore dell’AI. Inoltre, la crisi tra Stati Uniti e Iran ha investito anche il Mar Rosso: le minacce degli Houthi hanno spinto le petroliere a deviare la rotta, accrescendo i timori per le forniture globali e spingendo il greggio sui massimi dalla prima settimana di giugno (future sul Brent +3,85% a 97,69 dollari al barile).
A margine della riunione dei ministri degli Esteri Asean, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha detto che Washington resta disponibile a trattare ma dubita di una reale volontà negoziale da parte dell'Iran. Mentre Libano e Israele hanno in programma di tenere il prossimo ciclo di colloqui mediati dagli Usa martedì 4 agosto in Italia.
Nonostante le preoccupazioni sull’inflazione, la riunione della Bce dovrebbe concludersi con una conferma dei tassi. L’ultimo sondaggio Reuters indica che tutti e 74 gli analisti interpellati scommettono su una conferma del tasso di riferimento del 2,25% sui depositi, livello che dovrebbe però venire innalzato al 2,50% nella riunione di settembre, quando saranno a disposizione le nuove stime trimestrali dello staff su crescita e inflazione. Il mercato monetario continua del resto a prezzare altre due nuove strette sui tassi, proiettando il riferimento sui depositi a 2,69% per fine anno e 2,75% in febbraio.
Lo spread Btp/Bund è poco mosso a 83,6 punti base, ma il rendimento del Btp 10 anni sale al 4,037%. Secondo Giancarlo Giorgetti le informazioni attualmente disponibili non evidenziano scostamenti tali da alterare il quadro sulla crescita delineato dal governo, che nel Dfp prevede per quest'anno una crescita di 0,6%.
Sul listino milanese Unicredit che ha presentato i primi risultati dopo il successo dell'ops su Commerzbank, archiviando un secondo trimestre superiore alle attese del mercato perde il 2,10% a 81,46 euro. Il margine di intermediazione, pari ai ricavi complessivi, si è attestato a 6,52 miliardi di euro, in crescita del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato ha superato il consenso degli analisti raccolto dalla banca, che indicava ricavi medi per 6,49 miliardi. Anche l'utile netto ha battuto le aspettative. Il trimestre si è chiuso con un risultato di 2,91 miliardi, superiore ai 2,84 miliardi previsti dal consenso.
Giù anche Moncler (-7,18% a 47,71 euro) che chiuso il primo semestre con ricavi in crescita del 9% a cambi costanti a 1,29 miliardi di euro e un ebit di 245,4 milioni, pari a un margine del 19%, grazie alla tenuta del canale diretto e alla forte performance in Asia. L'utile netto è aumentato a 164,7 milioni da 153,5 milioni un anno prima.
Non passa il test dei conti Stm, in calo del 13,37% a 50,46 euro, anche se ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in aumento del 26% a 3,49 miliardi di dollari. L’utile lordo è balzato del 31,1% a 1,22 miliardi di dollari. E l’utile operativo è migliorato dalla perdita di 133 milioni del secondo trimestre del 2025 a un utile operativo di 187 milioni.
Decisamente meglio Saipem, in rialzo dello 0,66% a 4,42 euro, anche se l’Antitrust Ue ha aperto un’indagine approfondita sulla fusione con la norvegese Subsea7, avvertendo che l'operazione potrebbe comportare aumenti dei prezzi e una riduzione dell'innovazione.
Inoltre Stellantis (-0,67% a 5,053 euro) ha registrato un incremento delle immatricolazioni del 7,1% a giugno e del 6% nel semestre, sfiorando le 966 mila vetture vendute nell’Unione Europea.
Nel settore della difesa bene Leonardo con un +0,76% a 51,55 euro. Secondo l'ad, Lorenzo Mariani, l'eventuale adesione di un altro Paese al programma Gcap per la realizzazione di jet da combattimento - che vede già coinvolti Regno Unito, Italia e Giappone - dovrà avvenire idealmente entro la fine del 2026 o al più tardi nei prossimi 12 mesi.
Infine, Bff Bank, in flessione dello 0,34% a 2,97 euro, ha comunicato che Banca d'Italia ha ridotto i requisiti patrimoniali Mrel, con il Mrel Trea ora pari al 19,67% rispetto al precedente 20% e il Mrel Lre al 5,33% rispetto al precedente 5,40%.
Borse europee attese in calo (-0,28% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta, in linea con i future Usa (-0,10% quello sul Dow Jones e -0,15% quello sull’S&P500) dopo la pubblicazione dei primi risultati finanziari delle big tech che hanno riacceso i timori sulle ingenti spese nel settore dell’AI e con le forze statunitensi che hanno lanciato ulteriori attacchi contro obiettivi militari iraniani. La missione, ha spiegato il Centcom, continuerà a indebolire ulteriormente la capacità di tehean di minacciare i marittimi civili e le navi commerciali che transitano nelle acque regionaliì.
In precedenza fonti iraniane hanno segnalato esplosioni nella città di Ahvaz, nella parte centro-occidentale del Paese, e nei pressi di Bushehr, importante città portuale nel Golfo Persico. Mentre Ryad ha confermato che una nave appartenente a una compagnia saudita è stata colpita nel Mar Rosso, poco dopo che i ribelli Houthi nello Yemen hanno rivendicato l'attacco a due petroliere saudite, identificate come Encela e Laylia, che a loro dire hanno violato il blocco navale imposto dai ribelli yemeniti. L’attacco rappresenta l'ultima escalation di un conflitto che sta minacciando sempre più le infrastrutture energetiche e il traffico marittimo internazionale.
Lunedì 20 luglio gli Houthi avevano annunciato l'imposizione di un blocco navale contro l'Arabia Saudita. Mentre i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno fermato tre petroliere che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz che rimarrà «completamente chiuso finché gli Stati Uniti continueranno le loro azioni nefaste nella regione», hanno affermato i Pasdaran. «Nessuna petroliera potrà entrare o uscire, e qualsiasi nave ingannata dagli Stati Uniti che intenda attraversarlo senza il coordinamento con la Repubblica Islamica dell'Iran subirà la stessa sorte», hanno aggiunto.
Nel frattempo la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha adottato il 22 luglio anche una proposta di bilancio da 95 miliardi di dollari, presentata esclusivamente dai Repubblicani, per finanziare la guerra all'Iran e altre priorità della Casa Bianca, nonostante le obiezioni dei Democratici e di alcuni Repubblicani intransigenti, preoccupati per l'assenza di tagli di bilancio compensativi.
Ma lo speaker Mike Johnson è andato avanti, considerando l'iniziativa unilaterale Repubblicana come la migliore opportunità per far approvare le priorità del presidente Trump in un Congresso diviso. Il risultato della votazione è stato di 216 voti a favore e 214 contrari, con due repubblicani e un indipendente che si sono uniti ai democratici nell'opposizione. Anche se la Camera ha approvato la risoluzione, la strategia di Johnson dovrà affrontare incertezze maggiori al Senato.
I prezzi del petrolio salgono ancora, registrando il quinto rialzo consecutivo, dopo che i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato l’attacco contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, alimentando i timori di ulteriori interruzioni delle forniture lungo le principali rotte marittime del Medio Oriente. Il future sul Brent è in rialzo del 2,37% a 96,30 dollari al barile, mentre quello sul Wti dell’1,68% a 88,29 dollari al barile.
Gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb gestiscono insieme una quota significativa delle spedizioni marittime globali di greggio, motivo per cui sono osservati con estrema attenzione. Gli operatori stanno concentrando sempre più l'attenzione sui rischi legati ai trasporti, sull'aumento dei premi assicurativi e sulla possibilità di nuovi attacchi contro petroliere o infrastrutture energetiche.
Sul fronte statunitense, i dati governativi hanno mostrato un inaspettato aumento delle scorte di petrolio greggio. La U.S. Energy Information Administration ha comunicato che le scorte commerciali di greggio sono aumentate di 2 milioni di barili, raggiungendo 411,7 milioni di barili nella settimana conclusa il 17 luglio, contro le attese degli esperti che prevedevano, invece, una diminuzione. Anche le scorte di benzina sono aumentate di 0,8 milioni di barili e quelle di distillati di 1,4 milioni di barili.
In attesa dell’esito della riunione della Bce (alle 14:15 l’annuncio, attesi tassi fermi), l’euro sale dello 0,18% a 1,1428 dollari. Nell’agenda macro alle 08:45 c’è l’indice sulla fiducia delle imprese manifatturiere a luglio della Francia, alle 14:30 le richieste di sussidi settimanali di disoccupazione negli Stati uniti e alle 16 l’indice sulla fiducia dei consumatori preliminare a luglio dell’Eurozona.
Sul listino milanese attenzione a Unicredit che ha presentato i primi risultati dopo il successo dell'ops su Commerzbank, archiviando un secondo trimestre superiore alle attese del mercato. Il margine di intermediazione, pari ai ricavi complessivi, si è attestato a 6,52 miliardi di euro, in crescita del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato ha superato il consenso degli analisti raccolto dalla banca, che indicava ricavi medi per 6,49 miliardi. Anche l'utile netto ha battuto le aspettative. Il trimestre si è chiuso con un risultato di 2,91 miliardi, superiore ai 2,84 miliardi previsti dal consenso.
Mentre Moncler chiuso il primo semestre con ricavi in crescita del 9% a cambi costanti a 1,29 miliardi di euro e un ebit di 245,4 milioni, pari a un margine del 19%, grazie alla tenuta del canale diretto e alla forte performance in Asia. L'utile netto è aumentato a 164,7 milioni da 153,5 milioni un anno prima.
Al test dei conti anche Stm che ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in aumento del 26% a 3,49 miliardi di dollari. In termini sequenziali, il dato è salito del 12,7%, 110 punti base al di sopra del valore intermedio della guidance del produttore di chip. L’utile lordo è balzato del 31,1% a 1,22 miliardi di dollari. E l’utile operativo è migliorato dalla perdita operativa di 133 milioni del secondo trimestre del 2025 a un utile operativo di 187 milioni.
Quanto a Saipem, l’Antitrust Ue ha aperto un’indagine approfondita sulla fusione con la norvegese Subsea7, avvertendo che l'operazione potrebbe comportare aumenti dei prezzi e una riduzione dell'innovazione.
Inoltre Stellantis ha registrato un incremento delle immatricolazioni del 7,1% a giugno e del 6% nel semestre, sfiorando le 966 mila vetture vendute nell’Unione Europea.
Nel settore della difesa è da monitorare Leonardo perché secondo l'ad, Lorenzo Mariani, l'eventuale adesione di un altro Paese al programma Gcap per la realizzazione di jet da combattimento - che vede già coinvolti Regno Unito, Italia e Giappone - dovrà avvenire idealmente entro la fine del 2026 o al più tardi nei prossimi 12 mesi.
Infine, Bff Bank ha comunicato che Banca d'Italia ha ridotto i requisiti patrimoniali Mrel, con il Mrel Trea ora pari al 19,67% rispetto al precedente 20% e il Mrel Lre al 5,33% rispetto al precedente 5,40%.
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