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Milano guida le borse europee, Moncler in crescita

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Borse oggi in diretta | Il Ftse Mib chiude in rosso (-0,6%). Crolla Iveco, tiene Leonardo. Lo spread sale a 121 punti

10 gennaio 2025, 07:40 Ultimo aggiornamento: 17:59

Wall Street negativa dopo i nuovi dati macro: i mercati temono meno tagli dei tassi da parte della Fed. La variazione degli occupati nei settori non agricoli a dicembre è stata pari a 256mila unità, ben oltre le attese. L’euro scende a 1,024 dollari, il rendimento del Btp 10 anni sale al 3,76%. Male anche Campari e A2a | IL VIDEO

  • Ore 15:30 Wall Street apre in rosso, Piazza Affari sulla parità
  • Ore 15 Futures Usa negativi dopo dati sul lavoro. Precipita l’euro
  • Ore 13:40 Il Ftse Mib riconquista il segno più, Stm flette con Nvidia. Il Btp soffre
  • Ore 11:20 Il Ftse Mib annulla i guadagni con Iveco. Spread a 117 punti dopo l’asta Bot
  • Ore 10:00 Il Ftse Mib regge con Leonardo e Diasorin. L’euro resta sotto 1,03 dollari
  • Ore 09:05 Ftse Mib poco mosso, bene Mps e Leonardo. Lo spread sale a 118 in attesa asta Bot
  • Ore 07:30 Europa attesa in leggero calo. Euro sotto 1,03 dollari e oro a 2.700 dollari

Il Ftse Mib perde quota nell’ultima parte della seduta e chiude a 35.090 punti, in calo dello 0,6%. Tra le blue chip tiene Leonardo, che registra la migliore performance con un rialzo dell'1,4%, insieme a Banco Bpm (+0,7%) e Banca Popolare di Sondrio (+0,7%). Chiudono il listino Iveco (-7%), Campari (-4,8%) e A2a (-3,2%). Lo spread balza a 121 punti. 

Segni meno diffusi anche i Europa e negli Stati Uniti, dove Wall Street viaggia nettamente sotto la parità. Nel Vecchio Continente la peggiore è Madrid che cede l’1,5%. In calo dello 0,8% circa, invece, Parigi e Londra. 

Ore 15:30 Wall Street apre in rosso, Piazza Affari sulla parità

Wall Street apre in calo: alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,6%, l’S&P 500 lo 0,8% e il Nasdaq l’1%, appesantite dai nuovi dati sul mercato del lavoro, che potrebbero indurre la Federal Reserve a tagliare i tassi di interesse meno del previsto. «Insieme ai dati precedenti di questa settimana, come il forte rapporto Ism sui prezzi pagati dei servizi, a Wall Street cresce la preoccupazione che l'inflazione stia tornando in auge», sottolinea Bret Kenwell, US Investment analyst di eToro. «Sebbene un mercato del lavoro forte sia positivo per gli Stati Uniti, si teme che possa rimettere in discussione i piani della Fed».

All’avvio dei mercati americani il Ftse Mib viaggia a 35.355, in rialzo dello 0,1% a due ore dalla chiusura di una seduta debole e volatile. Tra le blue chip la migliore rimane Leonardo (+1,9%), seguita da Eni (+1,8%) e Intesa Sanpaolo (+1,1%). Chiudono il listino Iveco (-4,8%) , A2a (-2,6%) e Buzzi (-2,5%).  Lo spread sale a 119 punti. 

Deboli anche le altre borse europee con Francoforte sulla parità e Londra, Parigi e Madrid in rosso. 

Ore 15 Futures Usa negativi dopo dati sul lavoro. Precipita l’euro

I futures statunitensi accelerano al ribasso (-0,69% quello sul Dow Jones e -0,80% quello sull’S&P500) dopo i dati macro sul mercato del lavoro Usa. La variazione degli occupati nei settori non agricoli a dicembre è stata pari a 256mila unità, in aumento rispetto al precedente di 212mila unità e ben oltre la previsione degli economisti si fermava a 164mila unità. Inoltre, il tasso di disoccupazione a dicembre è risultato pari al 4,1%, in calo rispetto al precedente al 4,2% e sotto le attese degli economisti al 4,2%. Quanto alla retribuzione media oraria è cresciuta dello 0,3% a livello mensile (+0,3% mese su mese il consenso) e del 3,9% su base annua. Dati che avvalorano la tesi di chi vede fermarsi la Fed con il taglio dei tassi di interesse.

Di riflesso, l’euro precipita a 1,024 dollari (-0,71%)  e il rendimento del Treasury Usa 10 anni balza al 4,69%, quello del 2 anni al 4,38%. Anche il rendimento del Btp 10 anni sale, al 3,76% e l’indice Ftse Mib di Piazza Affari vira al ribasso (-0,21% a 35.240 punti) con Buzzi, Campari, Inwit, Recordati, Snam, Stm e Tim che perdono più terreno.

Ore 13:40 Il Ftse Mib riconquista il segno più, Stm flette con Nvidia. Il Btp soffre

L’indice Ftse Mib rialza la testa in attesa dell’avvio di Wall Street e dei dati macro Usa sul mercato del lavoro. Alle 13:40 segna un +0,20% a 35.387 punti senza brillare con alcuni titoli sotto pressione come le banche, Tim (-0,77%) e Stm (-0,37%) che risente del calo di Nvidia al pre market a Wall Street (-1,45%) dopo che Bloomberg News ha riportato giovedì che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sta progettando nuove restrizioni sulle esportazioni di chip AI che potrebbero essere annunciate già oggi 10 gennaio. Il colosso dei chip ha criticato il piano, affermando che il leader uscente degli Stati Uniti non dovrebbe «anticipare il presidente entrante Trump» attuando una politica dell'ultimo minuto. Il tutto anche se Tsmc, il più grande produttore di chip a contratto del mondo, ha riportato ricavi trimestrali oltre le attese del mercato. Nel mercato obbligazionario i Btp restano sotto pressione con il rendimento del decennale in aumento al 3,73% e con lo spread con il Bund pressoché stabile a 117,8 punti base. 

Ore 11:20 Il Ftse Mib annulla i guadagni con Iveco. Spread a 117 punti dopo l’asta Bot

L’indice Ftse Mib annulla i guadagni (+0,05% a 35.331 punti alle 11:20) con Iveco, A2A e Amplifon che stornano pesantemente. Lato macro, si registra una battuta d’arresto a novembre delle vendite al dettaglio in Italia, con una variazione congiunturale negativa sia in valore (-0,4%) sia in volume (-0,6%). Sono risultate in calo sia le vendite dei beni alimentari (rispettivamente -0,1% in valore e -0,6% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (-0,7% in valore e in volume). Su base tendenziale, a novembre 2024, sono aumentate dell’1,1% in valore e diminuite dello 0,2% in volume.

Codacons: le famiglie tagliano i consumi

«La situazione in Italia sta peggiorando», afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Su base mensile si assiste a una forte contrazione che coinvolge tutti i settori, sia gli alimentari che i beni non alimentari, mentre su base annua ad un incremento delle vendite in valore del +1,1% corrisponde un taglio dei volumi del -0,2%, a dimostrazione di come le famiglie continuino a spendere di più per acquistare sempre meno». Un trend che dimostra il taglio dei consumi operato dalle famiglie anche in settori primari come cibi e bevande «e che dovrebbe portare il governo a studiare misure efficaci per sostenere la spesa dei cittadini, i quali continuano a subire i rincari dei prezzi specie nel comparto alimentare», aggiunge Rienzi.

Rendimento in aumento all’asta Bot

Soffrono ancora i Btp (rendimento del decennale al 3,72%) con lo spread con il Bund a quota 117,5 punti base. Il Tesoro ha collocato stamani 8 miliardi di euro di Bot annuali. Il rendimento ha toccato in asta il massimo da novembre al 2,517% (2,411% a metà dicembre).

Ore 10 Il Ftse Mib regge con Leonardo e Diasorin. L’euro resta sotto 1,03 dollari

Seduta spenta per le borse europee in attesa degli importanti dati in chiave Fed sul mercato del lavoro Usa. Piazza Affari comunque si distingue con l’indice Ftse Mib in crescita dello 0,23% a 35.395 punti alle 10 con Leonardo e Diasorin in prima linea, Buzzi, Nexi e Inwit tra i segni meno più rilevanti. Lato macro, la produzione industriale francese è aumentata dello 0,2% a livello mensile a novembre, dopo il calo rivisto dello 0,3% nel mese precedente. La lettura ha battuto il consenso degli economisti che si aspettavano un dato invariato. Su base annua, è scesa dello 0,9%. Mentre i consumi delle famiglie francesi sono cresciuti dello 0,3% a livello mensile a novembre, dopo il calo dello 0,3% rivisto del mese precedente. In questo caso il dato ha battuto di poco il consenso degli economisti che si aspettavano un incremento dello 0,2% mese su mese. L’euro resta sotto 1,03 dollari.

Ore 09:05 Ftse Mib poco mosso, bene Mps e Leonardo. Lo spread sale a 118 in attesa asta Bot

Borse europee deboli in avvio di seduta. Il Dax segna un +0,01%, come il Cac40, il Ftse100 perde lo 0,11% e il Ftse Mib è piatto (+0,02% a 35.323 punti). Il rendimento del Btp 10 anni resta sul massimo da inizio novembre al 3,73% e lo spread con il Bund a 118,3 punti base (top da metà dicembre del 2024). La carta italiana è stata sotto pressione nelle ultime sedute a causa del ridimensionamento delle attese sul percorso di riduzione dei tassi di interesse e per l'abbondante offerta tipica del periodo. Il Tesoro italiano ha reso noti i dettagli del primo collocamento sindacato del 2025, che ha raccolto ordini record superiori ai 269 miliardi a fronte di una size di 18 miliardi: gli investitori esteri si sono aggiudicati il 76,7% del nuovo Btp decennale e l'80,2% del nuovo ventennale green. 

In asta 8 miliardi di Bot annuali

Stamani Via XX Settembre offre 8 miliardi di euro di Bot annuali, in attesa dell'asta a medio-lungo termine di lunedì, la prima dell'anno, in cui saranno a disposizione degli investitori fino a 5,75 miliardi di Btp a 3 e 7 anni. Gli investitori monitorano anche il gilt: i rendimenti trentennali ai massimi dal 1998, assieme alle perdite della sterlina, mettono sotto pressione la ministra delle Finanze britannica, Rachel Reeves, che potrebbe essere costretta a tagli alla spesa.

Focus sul mercato del lavoro Usa

Nel pomeriggio sono in agenda importanti dati sull'occupazione statunitense, in primis i payroll non agricoli. Numeri che la Fed monitora con grande attenzione e da cui potrebbero arrivare indicazioni sul futuro percorso dei tassi di interesse. Il 9 gennaio il presidente di Fed Filadelfia, Patrick Harker, ha detto di aspettarsi ancora che la banca centrale riduca i tassi, anche se non è necessaria una mossa nell'immediato data la considerevole incertezza sulle prospettive economiche. La stessa governatrice, Michelle Bowman, ha sottolineato come i rischi di un'inflazione in accelerazione spingano a un approccio cauto.

A Milano bene Mps, Leonardo e Tim. Poco mosse Intesa Sanpaolo, Stellantis e Brunello Cucinelli

Sul listino milanese Mps sale dello 0,88% a 7,1 euro dopo che Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, è salita al 9,78% del capitale, diventando il secondo secondo azionista della banca dietro al Tesoro, secondo quanto è emerso dagli ultimi aggiornamenti della Consob sulle partecipazioni rilevanti.

Sempre dalla Consob è risultato che il gruppo francese Bpce, attraverso la controllata Natixis, detiene una partecipazione aggregata pari al 6,4% circa. La quota è in gran parte rappresentata da strumenti derivati, mentre quella con diritti di voto riferibile ad azioni è stata quasi annullata rispetto al 5,8% precedente.

Restando nel comparto banche, Citi ha confermato il rating buy e il target price a 4,60 euro su Intesa Sanpaolo (-0,06% a 3,98 euro), sostenendo che è la sua prima scelta in Italia e tra le prime tre in Europa grazie alla sua sostenibile elevata redditività, alle opportunità di ritorno di capitale (con un riacquisto di azioni stimato superiore a quello previsto dal consenso) e al suo mix di business diversificato con un focus sui ricavi da commissioni. Intesa Sanpaolo potrebbe, inoltre, beneficiare della dinamica di mercato in Italia con molti concorrenti coinvolti in operazioni di M&A e potrebbe cercare opportunità di crescita esterna nel settore del risparmio.

Lo stessa banca d’affari ha ribadito il rating neutral su Stellantis (+0,03% a 12,42 euro), alzando, però, il target price da 12,40 a 13 euro. «Sebbene Stellantis non sia ancora la nostra scelta preferita, comprendiamo perché gli investitori possano considerarla nuovamente. Infatti, è stato il peggior titolo tra quelli del settore automobilistico europeo lo scorso anno, con una perdita di circa il 38% e un calo ancora maggiore rispetto al picco di aprile», si legge nel report di Citi.

«Pensiamo che la memoria degli investitori sugli utili storici, l'esposizione agli Stati Uniti rispetto alla mancata esposizione alla Cina, la continua forte domanda del mercato statunitense possano portare l’azione a rimbalzare nei primi mesi del 2025». Tuttavia, continua Citi, «evidenziamo l'incertezza persistente riguardo a qualsiasi possibile ripresa degli utili per azione e del free cahs flow del gruppo. Continuiamo a preferire altre società con valutazioni più basse come Renault e Volkswagen e Porsche per la stabilizzazione degli utili, ma alziamo il nostro target price a 13 e apriamo una visione positiva a 90 giorni su Stellantis».

Qualche timido acquisto su Tim (+0,27% a 0,2597 euro) perché in una serie di incontri con gli investitori avuti in settimana, l'ad del colosso tlc, Pietro Labriola, si è detto fiducioso sulla conferma dei target finanziari nel prossimo aggiornamento del piano industriale, previsto il mese prossimo. Il top manager ha poi spiegato che proverà a sondare Vivendi sulla semplificazione della struttura del capitale una volta completata la vendita di Sparkle e dopo l'eventuale accordo con il governo sul rimborso del canone di concessione.

Meglio Leonardo, in rialzo del 2,12% a 27,89 euro, in scia alle dichiarazioni del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso: «stiamo valutando lo sviluppo di ulteriori alleanze con aziende strategiche del settore come Leonardo, per rafforzare ulteriormente il nostro comparto aerospaziale, quindi la nostra leadership in Europa», ha detto il 9 gennaio nel corso del question time al Senato. Focus anche sul settore del lusso perché Berenberg ha rivisto i target price anche di alcune società italiane: quello di Brunello Cucinelli (+0,09% a 109,7 euro) passa da 110 a 120 euro (rating buy) e di Moncler (-0,26% a 52,82 euro) da 57 a 58 (hold).

Infine, attenzione a Pininfarina (+4% il 9 gennaio, stamani non fa ancora prezzo): lo scorso 3 gennaio l’azionista Alfonso Prascina, titolare di una partecipazione pari al 5,864% del capitale sociale della società, ha presentato istanza di identificazione degli azionisti ai sensi dell’art. 83-duodecies, comma 3 del Tuf. La presentazione dell’istanza è motivata, si legge nel comunicato, «anche nell’ottica del miglior coordinamento tra soci».

Ore 07:30 Europa attesa in leggero calo. Euro sotto 1,03 dollari e oro a 2.700 dollari

Borse europee attese in leggero calo in avvio di seduta (-0,14% il future sull’Eurostoxx50) in un quadro cauto che ha visto le borse asiatiche flettere con gli investitori preoccupati per il ritmo più lento dei tagli ai tassi di interesse negli Stati Uniti e per un possibile aumento dei tassi da parte della Banca del Giappone. I dati sull'inflazione debole in Cina, pubblicati all'inizio di questa settimana, hanno ulteriormente pesato sul sentiment, così come le crescenti speculazioni sui piani del presidente eletto Donald Trump riguardo ai dazi commerciali contro Pechino.

Cina ancora fonte di preoccupazione

Al contempo la banca centrale cinese ha dichiarato di aver sospeso gli acquisti di titoli di Stato, provocando un balzo dei rendimenti e alimentando la speculazione che la mossa abbia l'obiettivo di difendere una valuta in calo. I futures sugli indici azionari statunitensi scendono (-0,13% quello sul Dow Jones e -0,27% quello sull’S&P500) in vista dei dati chiave sui salari non agricoli attesi più tardi nella giornata, che influenzeranno le prospettive sui tassi.

Euro sotto 1,03 dollari

L’euro è andato sotto la soglia psicologica di 1,03, scende dello 0,33% a 1,028 dollari in attesa alle 08:45 delle spese per consumi a novembre (precedente: -0,4% mese su mese) e della produzione industriale a novembre (precedente: -0,1% mese su mese) della Francia, mentre alle 10 arrivano le vendite al dettaglio a novembre dell’Italia (precedente: -0,5% mese su mese). Invece, dagli Stati Uniti alle 14:30 sono, appunto, in arrivo non farm payroll a dicembre (precedente: +227.000 unità), il tasso di disoccupazione a dicembre (precedente: 4,2%) e la retribuzione media oraria a dicembre (precedente: +0,4% mese su mese) per chiudere alle 16 con l’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan a gennaio preliminare (precedente: 74 punti).

Oro a 2.700 dollari l’oncia con incertezza tassi Usa

Il prezzo dell'oro sale a 2.700 dollari l’oncia (+0,35%), alimentato dalla crescente incertezza sui tassi di interesse statunitensi e sui dazi commerciali, che ha incrementato la domanda di beni rifugio. Tuttavia, la forza del dollaro limita un aumento significativo, così come i segnali da falco della Federal Reserve. 

I verbali della riunione di dicembre della banca centrale americana, pubblicati questa settimana, hanno, infatti, mostrato che i responsabili politici si sono dimostrati cauti nel tagliare ulteriormente i tassi di interesse, a causa di un'inflazione persistente e di segnali di resilienza nel mercato del lavoro. I funzionari della Fed hanno anche espresso alcune preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche derivanti dalle politiche protezionistiche promosse da Trump. L'incertezza sui suoi piani è destinata ad aumentare in vista del suo insediamento il 20 gennaio. Acquisti anche sul petrolio: Wti a 74,31 dollari al barile (+0,53%) e Brent a 77,34 dollari al barile (+0,55%).

Leggi anche:

A Milano occhio a Mps, Intesa Sanpaolo, Tim, Stellantis, Moncler e Brunello Cucinelli e Pininfarina

Sul listino milanese occhio a Mps dopo che Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, è salita al 9,78% del capitale, diventando il secondo secondo azionista della banca dietro al Tesoro, secondo quanto è emerso dagli ultimi aggiornamenti della Consob sulle partecipazioni rilevanti.

Sempre dalla Consob è risultato che il gruppo francese Bpce, attraverso la controllata Natixis, detiene una partecipazione aggregata pari al 6,4% circa. La quota è in gran parte rappresentata da strumenti derivati, mentre quella con diritti di voto riferibile ad azioni è stata quasi annullata rispetto al 5,8% precedente.

Restando nel comparto banche, Citi ha confermato il rating buy e il target price a 4,60 euro su Intesa Sanpaolo, sostenendo che è la sua prima scelta in Italia e tra le prime tre in Europa grazie alla sua sostenibile elevata redditività, alle opportunità di ritorno di capitale (con un riacquisto di azioni stimato superiore a quello previsto dal consenso) e al suo mix di business diversificato con un focus sui ricavi da commissioni. Intesa Sanpaolo potrebbe, inoltre, beneficiare della dinamica di mercato in Italia con molti concorrenti coinvolti in operazioni di M&A e potrebbe cercare opportunità di crescita esterna nel settore del risparmio.

Lo stessa banca d’affari ha ribadito il rating neutral su Stellantis, alzando, però, il target price da 12,40 a 13 euro. «Sebbene Stellantis non sia ancora la nostra scelta preferita, comprendiamo perché gli investitori possano considerarla nuovamente. Infatti, è stato il peggior titolo tra quelli del settore automobilistico europeo lo scorso anno, con una perdita di circa il 38% e un calo ancora maggiore rispetto al picco di aprile», si legge nel report di Citi. «Pensiamo che la memoria degli investitori sugli utili storici, l'esposizione agli Stati Uniti rispetto alla mancata esposizione alla Cina, la continua forte domanda del mercato statunitense possano portare l’azione a rimbalzare nei primi mesi del 2025». Tuttavia, continua Citi, «evidenziamo l'incertezza persistente riguardo a qualsiasi possibile ripresa degli utili per azione e del free cahs flow del gruppo. Continuiamo a preferire altre società con valutazioni più basse come Renault e Volkswagen e Porsche per la stabilizzazione degli utili, ma alziamo il nostro target price a 13 e apriamo una visione positiva a 90 giorni su Stellantis».

Da monitorare poi Tim perché in una serie di incontri con gli investitori avuti in settimana, l'ad del colosso tlc, Pietro Labriola, si è detto fiducioso sulla conferma dei target finanziari nel prossimo aggiornamento del piano industriale, previsto il mese prossimo. Il top manager ha poi spiegato che proverà a sondare Vivendi sulla semplificazione della struttura del capitale una volta completata la vendita di Sparkle e dopo l'eventuale accordo con il governo sul rimborso del canone di concessione.

Focus sul settore del lusso perché Berenberg ha rivisto i target price anche di alcune società italiane: quello di Brunello Cucinelli passa da 110 a 120 euro (rating buy) e di Moncler da 57 a 58 (hold).

Infine, attenzione a Pininfarina: lo scorso 3 gennaio l’azionista Alfonso Prascina, titolare di una partecipazione pari al 5,864% del capitale sociale della società, ha presentato istanza di identificazione degli azionisti ai sensi dell’art. 83-duodecies, comma 3 del Tuf. La presentazione dell’istanza è motivata, si legge nel comunicato, «anche nell’ottica del miglior coordinamento tra soci». (riproduzione riservata)



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