Partenza vista poco mossa per le principali piazze europee nella giornata che chiude una settimana molto sofferta dall'azionariato italiano. Giovedì 21 luglio, la Bce ha alzato i tassi per la prima volta da 11 anni, con un incremento di 50 punti base, e ha varato uno strumento anti-frammentazione, il Transmission Protection Instrument (Tpi).
Con le turbolenze politiche di giovedì 21, nemmeno le indicazioni da falco di Christine Lagarde sono riuscite e tenere sotto controllo lo spread Btp/Bund che nell'intraday ha superato i 245 punti base. Di conseguenza, anche per questo venerdì 22 gli occhi del mercato restano focalizzati sulla situazione politica in Italia e l'andamento dello spread. Riflettori, dunque, sempre accesi sui bancari.
L'Italia andrà ufficialmente alle urne il 25 settembre per votare il nuovo parlamento, dopo le dimissioni di Mario Draghi come primo ministro. Secondo i sondaggi, la coalizione di Fratelli d'Italia è in vantaggio sulle altre.
In Giappone l'inflazione di giugno ha raggiunto il 2,4% anno su anno, in riduzione rispetto al 2,5% di maggio e ben al di sotto dei valori dell'Occidente. Ancora, il dato core si è attestato a 2,2% anno su anno, in linea con il consenso e superiore di un punto percentuale rispetto all'inflazione core di maggio. Infine, il Paese del sol levante dovrebbe pubblicare l'indice pmi manifatturiero preliminare di luglio.
Rimanendo sul fronte macro, nella giornata di oggi, 21 luglio, è attesa la pubblicazione dell'indice pmi manifatturiero preliminare e del pmi preliminare dei servizi di luglio della Francia, della Germania, dell'Eurozona, della Gran Bretagna, e degli Stati Uniti. Infine, è prevista la comunicazione dell'ondice composito preliminare di luglio per l'Eurozona.
Alle 10:00 è attesa la pubblicazione della Survey of professional broadcasters da parte della Bce, mentre alle 12:30 la Banca centrale russa dovrebbe decidere sulla politica monetaria da mettere in campo.
I prezzi del petrolio sono aumentati nel trading asiatico, dopo essersi stabilizzati con perdite di circa il 3%, registrando la loro chiusura più bassa in una settimana a causa dei timori di una domanda più debole. Poco prima dell'apertura delle piazze europee, il Wti trattava al rialzo dell'1,35% a 97,65 dollari al barile, mentre il Brent del mare del nord saliva dell'1,5% a 105,42 dollari. Nel complesso, "gli operatori di mercato hanno assistito a una miriade di fattori negativi: aumento delle forniture da Libia e Russia, continui lockdown in Cina e domanda potenziale in calo negli Stati Uniti", ha affermato Velandera Energy Partners. Spi Asset Management ha aggiunto che l'attenzione del mercato sarà probabilmente sulla domanda di petrolio cinese, con l'aumento dei casi di Covid-19 nel Paese. La situazione rimane volatile e probabilmente manterrà i trader ai margini nel breve termine.
In rialzo al il gas europeo al Ttf, +2,5% a 159,5 euro al megawattora, mentre il prezzo spot dell'oro era a 1.714,20 dollari l'oncia. Intanto, secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla Turchia, la Russia e l'Ucraina avrebbero trovato un accordo sull'esportazione di cereali, permettendo ai futures di grano e mais di tornare sotto controllo
Nei mercati asiatici, il dollaro è stato più forte rispetto ai suoi principali rivali, grazie ad una minore propensione al rischio degli operatori. L'euro, recentemente in calo dello 0,4% rispetto al biglietto verde, rimane "storicamente estremamente debole" nonostante il suo rialzo post-Bce, ha affermato Piper Sandler. "Il crollo dell'euro e dello yen ha contribuito all'impennata del dollaro rifugio, un freno per l'economia e i mercati globali in generale e per i mercati emergenti in particolare". Piper Sandler ha aggiunto che "la crisi energetica indotta dalla guerra ha contribuito a martellare l'euro". Entrando nel dettaglio dei principali cambi, l'euro/dollaro tratta sotto quota 1,02 a 1,0190, il dollaro/yen viaggia a quota 137,89 e la sterlina/dollaro sotto a 1,20 a 1,1962. (riproduzione riservata)