Borse asiatiche contrastate sostenute dalle crescenti aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve la prossima settimana, mentre i mercati giapponesi faticano a risalire in scia anche ai segnali di un possibile aumento dei tassi da parte della Bank of Japan, soprattutto dopo le parole del governatore Ueda. A Tokyo, l’indice Nikkei avanza in maniera cauta (+0,12%) mentre resta pressoché piatto lo Hang Seng di Hong Kong (-0,04%).
È il Kospi, a Seul, a indossare la maglia rosa della seduta (+1,65%) soprattutto per via della conferma da parte degli Stati Uniti che l’aliquota tariffaria generale sulle importazioni provenienti dalla Corea del Sud, incluse le automobili e i chip, sarà ridotta al 15%, con effetto retroattivo dal 1 novembre. In territorio negativo, invece, si muovono i listini azionari cinesi, in attesa di capire come si muoverà Washington nelle prossime settimane: Shenzen arretra dello 0,94% mentre Shanghai perde lo 0,44%.
I prezzi del petrolio viaggiano sostanzialmente piatti, dopo un rialzo di oltre l’1% nella seduta di ieri, per via dei rischi geopolitici che minacciano l'offerta mondiale e dell'ultima decisione dell’Opec+ di mantenere invariata la produzione nel primo trimestre del 2026, in un contesto di domanda incerta e timori di eccesso d'offerta nel 2025. I future sul Brent salgono dello 0,15% a 63,23 dollari al barile, mentre quelli sul greggio Wti segnano un +0,03% a 59,43 dollari al barile.
Nel weekend gli attacchi ucraini hanno danneggiato gravemente un punto d’ormeggio del Caspian Pipeline Consortium, che collega i giacimenti kazaki alla costa russa del Mar Nero, costringendo le autorità portuali a sospendere tutte le operazioni di carico. Intanto sono salite le tensioni tra Usa e Venezuela dopo l’avvertimento del presidente Donald Trump che lo spazio aereo del Paese «va considerato chiuso», mentre Washington rafforza la presenza militare nell’area.
Il dollaro statunitense è rimasto stabile martedì, mentre un’asta di titoli di Stato giapponesi ha registrato una domanda solida, contribuendo ad attenuare i timori degli investitori dopo le vendite che nei giorni precedenti avevano colpito il mercato obbligazionario globale. Il biglietto verde è salito dello 0,1% contro lo yen, portandosi a 155,72, in seguito alla vendita di titoli di Stato giapponesi a 10 anni che ha registrato la domanda più forte da settembre. (riproduzione riservata)