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Borsa sempre più mini. L’Egm supera il listino principale per numero di società quotate
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Borsa sempre più mini. L’Egm supera il listino principale per numero di società quotate

20 giugno 2025, 19:56

La capitalizzazione di Milano resta molto inferiore a quella di Parigi e Londra. Ecco i limiti della piazza italiana e come ridurre il gap

L’ultima relazione annuale della Consob ha evidenziato un quadro ancora difficile per i listini azionari in Italia e in Europa. I mercati del Vecchio Continente continuano ad avere dimensioni inferiori rispetto a quello statunitense, anche se da diversi anni è in calo il numero di società quotate su tutti i principali mercati globali. Il fenomeno è comunque più pronunciato nell’area euro. Anche il listino italiano si sta assottigliando a causa di un numero significativo di delisting, a fronte di limitati nuovi ingressi.

In dettaglio nel 2024 sono state ammesse alla negoziazione su Borsa Italiana 23 società, di cui solo due sul mercato principale Euronext Milan (Exm) e 21 sull’Euronext Growth Milan (Egm). Nello stesso periodo sono uscite dal mercato 29 società, 15 da Exm e 14 da Egm.

Considerando un orizzonte temporale più ampio, ovvero dal 2018, le ammissioni a quotazione di società italiane sono state 50 su Exm a fronte di 84 delisting. Al contempo 204 società sono state ammesse a negoziazione su Egm a fronte di 91 delisting. Di conseguenza nel periodo il numero di società quotate o negoziate sul mercato italiano è aumentato in totale di 79 unità, ma il saldo è stato negativo per il listino principale.

I dati Consob

Questa tendenza, ha osservato la commissione presieduta da Paolo Savona, è in linea con quanto osservato negli altri mercati europei, sia per il Gruppo Euronext (in particolare nella piazza finanziaria di Parigi) sia per il London Stock Exchange, dove il fenomeno dei delisting si è rivelato ancora più marcato anche in conseguenza della Brexit. A livello globale, fanno eccezione i mercati svedese e indiano.

Un’eccezione parziale è stata quella del mercato delle piccole e medie imprese italiane, ovvero Euronext Growth Milan, che si è confermato tra le piattaforme più attive per le nuove quotazioni nel gruppo Euronext. Tuttavia la capitalizzazione media delle società Egm è in media inferiore a quella degli altri mercati paragonabili del gruppo. Il mercato italiano è da sempre caratterizzato da una prevalenza di società a bassa capitalizzazione. L’Egm si distingue anche per una minore liquidità rispetto ai mercati di crescita dei maggiori Paesi dell’area euro.

Nel complesso la capitalizzazione di Borsa Italiana a fine 2024 era pari a 824 miliardi di euro (37,6% del pil nazionale), in crescita rispetto ai 795 miliardi del 2023. Al 18 giugno scorso, la capitalizzazione della borsa di Milano è salita ulteriormente a circa 930 miliardi (40% del pil), superando i picchi toccati nel giugno del 2006 e nel marzo 2000 (870 miliardi), anche se in percentuale del pil resta molto inferiore ai livelli di Regno Unito (90%) e Francia (120%).

La discesa delle società quotate è proseguita anche nel 2025: i dati più aggiornati, quelli al 18 giugno, indicano che il numero delle quotate al listino principale di Milano è sceso a quota 202. Così per la prima volta c’è stato il sorpasso delle società su Egm che a metà anno erano 204. L’Egm tuttavia capitalizzava soltanto 8,2 miliardi a fine 2024.

Il divario Usa-Ue

Rispetto agli Stati Uniti, l’area euro mostra inoltre una minore partecipazione degli investitori istituzionali ai mercati azionari: a novembre 2024, la capitalizzazione di mercato delle prime 100 società europee riferibile agli investitori istituzionali risultava pari al 42% del totale, mentre per le società statunitensi il dato si collocava al 74%.

Le differenze tra il mercato statunitense e quello europeo sono pronunciate anche per quanto riguarda gli investimenti di private equity. Secondo stime di analisti del settore riportare dalla Consob, nei primi nove mesi del 2024 gli investimenti negli Stati Uniti hanno raggiunto i 650 miliardi di dollari, rispetto a un dato europeo di 413 miliardi. L’Italia ha rappresentato quasi il 15% del valore delle transazioni in Europa.

Nel settore del venture capital, il divario tra Europa e Stati Uniti è ancora più marcato, con investimenti pari rispettivamente a 41 e 131 miliardi di dollari. In Italia, a giugno dello scorso anno gli investimenti di venture capital hanno raggiunto i 4,5 miliardi di euro.

Un ulteriore ambito che distingue i mercati europei da quelli statunitensi riguarda la minore partecipazione degli investitori retail. A giugno 2024 il rapporto tra gli strumenti del mercato dei capitali (azioni quotate e non, quote di fondi comuni, titoli di debito, prodotti assicurativi e quote di fondi pensione) e il totale delle attività finanziarie detenute dalle famiglie era circa il 70% negli Stati Uniti rispetto al 54% nell’area euro (57% in Italia).

Nello stesso periodo l’incidenza della liquidità (contanti e depositi) sul totale degli strumenti del mercato dei capitali era pari al 17% negli Stati Uniti, a fronte del 60% nell’area euro (48% in Italia).

Queste differenze sono legate, secondo la Consob, soprattutto a «fattori strutturali che caratterizzano le due aree, come per esempio il diverso coinvolgimento dello Stato nel finanziamento del sistema pensionistico e sanitario. Tuttavia una parte del divario dipende da fattori più strettamente legati al grado di efficienza e integrazione dei mercati finanziari».

Rimane così aperta la sfida europea (e italiana) di canalizzare il risparmio verso i mercati dei capitali favorendo una diversificazione delle fonti di finanziamento per le imprese e delle forme di investimento per i risparmiatori. La Commissione Europea vuole affrontare la questione anche attraverso il progetto, presentato a marzo, di Unione del risparmio e degli investimenti (Savings and Investments Union o SIU).

I limiti della piazza finanziaria di Milano e come superarli

Il ceo di Equita Andrea Vismara ha evidenziato nei giorni scorsi alcuni limiti del mercato italiano come la tradizione bancocentrica (che riduce l’accesso a fonti alternative), la bassa educazione finanziaria, la concentrazione degli investimenti nell’immobiliare e nei titoli di Stato, il limitato sviluppo dei fondi pensione, la presenza ridotta di investitori domestici e l’assenza di una fiscalità a favore del mercato dei capitali.

Una recente ricerca Equita-Bocconi ha suggerito di incoraggiare gli investimenti in azioni delle famiglie, così come avviene in Svezia, nel Regno Unito e in Francia con strumenti di risparmio che beneficiano di incentivi fiscali mirati. Inoltre l’analisi ha evidenziato che negli altri Paesi gli investitori istituzionali e le istituzioni finanziarie statali svolgono un ruolo decisivo nella stabilizzazione dei mercati e nella canalizzazione efficiente del capitale. Per esempio la Cassa Depositi francese (con 1.100 miliardi gestiti) è stata determinante nel sostegno di investimenti strategici, così come la CDC Croissance, specializzata nel finanziamento di pmi e mid-caps.

Bocconi ed Equita hanno poi rilevato che i fondi pensione rappresentano un’altra fonte critica di capitale a lungo termine. Il sistema pensionistico svedese per esempio combina fondi sostenuti dallo Stato e schemi occupazionali privati, garantendo così un’ampia partecipazione al mercato dei capitali. Il Regno Unito sta invece consolidando 86 regimi pensionistici di enti locali in otto fondi da oltre 50 miliardi di sterline ciascuno, con l’obiettivo di sbloccare 80 miliardi da investire in infrastrutture e imprese.

Sulla base di questi esempi, la ricerca ha concluso che «l’Italia può avviare iniziative molto efficaci, indipendentemente dai progressi attesi a livello europeo, anche considerando la fragilità del nostro mercato dei capitali e l’urgenza di intervenire». (riproduzione riservata)



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