Le borse europee chiudono la seduta di giovedì 11 agosto contrastate (-0,5% Londra, -0,1% Francoforte, +0,2% Amsterdam, +0,3% Parigi e +0,7% Milano a 22.857 punti) e lo spread Btp/Bund termina le transazioni al ribasso a 204 punti base con il rendimento del titolo di stato decennale italiano appena sopra il 3% a 3,01%. Nell'Unione è allarme materie prime: frumento, petrolio e gas volano al rialzo mentre i dati sulla produzione preoccupano i leader del Vecchio Continente.L'Ue rischia un deficit di grano di 200mila tonnellate.
Secondo la società di consulenza agricola d'oltralpe, Strategie Grains, nella stagione 2022-2023 la produzione mais nell'Ue scenderà a 55,4 milioni di tonnellate, toccando il minimo dal 2007. Con il granaio d'Europa sotto attacco e l'incertezza politica che ne deriva, i futures del frumento trattano in rialzo dell'1,5% a 812 dollari. Ma con un calo su base annua di oltre il 20%, il mais non è l'unico frumento a scarseggiare. Secondo gli esperti la diminuzione delle precipitazioni implicherà un crollo nella produzione di grano nel suo insieme di circa l'8,5% rispetto alla stagione 2021-22. Inoltre, le stime prevedono che anche la produzione europea di grano tenero scenderà del 5% a 123,3 milioni di tonnellate, mentre quella di orzo dovrebbe contrarsi del 3,7% a 50 milioni entrambe al di sotto della media quinquennale. Tirando le somme, l'Unione europea rischia un deficit di approvvigionamento di 100mila tonnellate di mais e orzo e 200mila di grano.
Con i tagli periodici ai flussi del Nord Stream 1 che spingono alle stelle il prezzo del gas, l'Europa è tornata a guardare al petrolio come fonte di combustibile alternativa. Solo martedì 9 agosto l'operatore russo Transneft aveva sospeso le forniture al continente attraverso l'oleodotto Druzhba, per poi riprendere l'attività poche ore dopo. Inoltre, le temperature senza precedenti nel Vecchio continente hanno messo a dura prova le reti della regione, alimentando la richiesta di elettricità per ventilatori e condizionatori in un periodo tipicamente tranquillo per la domanda di energia. Nel suo report mensile, l'Aie ha previsto un'impennata nella domanda di petrolio per il 2022 di 380mila barili al giorno a 2,1 milioni. Secondo le stime dell'agenzia parigina, nel 2022 e nel 2023 la domanda totale di greggio raggiungerà rispettivamente i 99,7 milioni e i 101,8 milioni di barili al giorno, in aumento di 500mila in entrambi i casi. "I mercati dei futures petroliferi segnalano che la situazione potrebbe persistere almeno fino alla fine del prossimo anno", si legge nel documento. Al momento, entrambi i listini di riferimento del greggio trattano al rialzo di circa lo 1,5%, con il Brent che viaggia intorno a quota 99 dollari al barile e il Wti americano a 93, mentre al Ttf il gas europeo è scambiato a 206 euro al megawattora, in rialzo dello 0,3%. (riproduzione riservata)