Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha introdotto nuovi incentivi per favorire il «retrofit», ovvero la conversione delle auto da alimentazione a benzina verso soluzioni meno inquinanti come il Gpl o il metano. La misura punta all’installazione di bombole e iniettori che permettano un risparmio economico sul lungo periodo e una riduzione dell’impatto ambientale.
L’agevolazione si concretizza in uno sconto diretto in fattura pari a 400 euro per chi sceglie il Gpl, importo che raddoppia a 800 euro nel caso del metano. L’installatore riceve il rimborso della quota scontata dal costruttore, che recupera poi la somma sotto forma di credito d’imposta.
Per questa iniziativa sono stati stanziati venti milioni di euro fino al 2030, con una disponibilità di quattro milioni già per l’anno in corso, seguiti da cinque milioni annui tra il 2027 e il 2029 e un milione finale nel 2030.
Possono accedere a questi contributi tutti i proprietari di vetture private (persone fisiche o giuridiche) a patto che il veicolo appartenga a una classe ambientale tra Euro 3 ed Euro 6. I costi iniziali sono comunque significativi nonostante il bonus, oscillando tra i mille e i duemila euro per il Gpl e tra i 1.500 e i duemila euro per il metano, con cifre superiori per le trasformazioni di motori diesel.
Da considerare sono anche le spese di manutenzione obbligatorie, come la sostituzione della bombola Gpl ogni dieci anni o la revisione di quella a metano ogni cinque anni. Il vantaggio economico diventa evidente al distributore di carburante, considerando che il prezzo del Gpl è inferiore a quello della benzina. A fine giugno in Lombardia il costo medio del Gpl si attestava a 0,745 euro al litro contro gli 1,797 euro della benzina. (riproduzione riservata)