Il bonus elettrodomestici si avvia alla conclusione della sua prima applicazione, con la misura che resterà attiva fino al 10 marzo 2026 e gli ultimi voucher emessi entro il 24 febbraio, ma il confronto sul suo possibile rifinanziamento è già aperto. E non per inerzia. I numeri e le dinamiche emerse nelle prime settimane di applicazione raccontano infatti una misura che va ben oltre il semplice sostegno ai consumi, mostrando un impatto concreto sul piano sociale, industriale ed energetico.
Dal punto di vista operativo, il meccanismo è stato semplice e immediato: voucher digitali utilizzabili come sconto diretto in fase di acquisto presso i rivenditori aderenti, con presentazione della domanda tramite una piattaforma dedicata dichiarando il proprio Isee per accedere alla fascia di contributo prevista. Una procedura lineare, che ha reso l’incentivo facilmente comprensibile e immediatamente fruibile.
La misura ha mostrato fin da subito una chiara vocazione sociale. La maggior parte dei voucher emessi è infatti pari a 200 euro ed è stato destinato a nuclei familiari con un Isee inferiore ai 25mila euro annui. Un dato che conferma come l’incentivo abbia intercettato il target corretto, sostenendo prevalentemente famiglie con minore capacità di spesa, per le quali la sostituzione di un grande elettrodomestico rappresenta una decisione economicamente impegnativa e spesso rinviata nel tempo. Il bonus ha agito come una leva di equità, consentendo l’accesso a tecnologie più efficienti e moderne anche a chi dispone di risorse limitate.
In modo altrettanto rilevante, l’incentivo ha avuto un impatto immediato e positivo sulla filiera industriale. Il requisito della produzione europea ha orientato la domanda verso apparecchi realizzati all’interno dell’Unione, valorizzando in larga parte la manifattura italiana. Almeno la metà dei player che hanno aderito alla campagna incentivante dispongono di stabilimenti produttivi in Italia; anche i restanti producono comunque in Europa. Questo elemento ha trasformato il bonus in uno strumento di politica industriale, capace di sostenere occupazione, competenze e investimenti in un settore che rappresenta una componente storica e strategica del sistema produttivo nazionale ed europeo. Il Made in Europe, (come l’Ue sta facendo anche per i componenti delle auto elettriche, ndr) in questo senso, non è uno slogan, ma una scelta concreta di tutela della competitività e delle filiere.
Un ulteriore pilastro riguarda l’efficientamento energetico. I grandi elettrodomestici sono responsabili di circa il 60% dei consumi elettrici domestici e il parco installato italiano ha un’età media di circa 15 anni. Ciò significa che milioni di famiglie utilizzano ancora apparecchi caratterizzati da standard di efficienza ormai superati. Favorirne la sostituzione con modelli di nuova generazione consente di ridurre i consumi energetici, contenere la spesa in bolletta e abbassare le emissioni associate all’uso domestico di energia. Il bonus ha già avviato quel ricambio tecnologico che il Paese deve accelerare per raggiungere i propri obiettivi di transizione energetica.
Elementi che confermano non solo la validità dello strumento, ma anche l’urgenza di garantirne continuità e stabilità, evitando effetti di attesa che finiscono per penalizzare il mercato e la produzione. Infatti, alcune evidenze emerse suggeriscono che, ancor più della disponibilità di risorse, la durata limitata e concentrata della misura abbia rappresentato un vincolo.
È per questo motivo che riteniamo necessario superare la logica degli interventi una tantum e rendere l’incentivo strutturale, con una prospettiva di lungo periodo e uno stanziamento adeguato, capace di accompagnare nel tempo le scelte delle famiglie e di sostenere realmente la produzione nazionale ed europea.
Riteniamo, quindi, che il rifinanziamento dell’incentivo rappresenti una scelta di politica industriale, sociale ed energetica. Non si tratta solamente di sostenere in modo sporadico i consumi, ma di accompagnare nel tempo il ricambio tecnologico del parco elettrodomestici italiano, supportare le famiglie più fragili e sostenere l’industria manifatturiera europea. I risultati già ottenuti dimostrano che questa strada è non solo possibile, ma necessaria.(riproduzione riservata)
(*) Presidente di Applia Italia (Associazione Produttori Elettrodomestici)