La crescita globale è minacciata dall'aumento dei prezzi delle materie prime e dalle politiche più restrittive, mentre continua l'invasione russa dell'Ucraina e la Cina sta lottando con politiche zero Covid. "L'inflazione legata all'energia, così come i picchi nei prezzi delle commodity, sono generalmente percepiti come fattori positivi per i mercati emergenti, ma alcuni Paesi sono importatori netti. Gli shock macroeconomici raramente hanno infatti un impatto univoco: emergono vincitori e vinti. Ciò rende essenziale un approccio selettivo e crea un ambiente ideale per i gestori attivi" spiega Alejandro Arevalo, responsabile dei titoli di stato degli emerging market di Jupiter.
AMERICA LATINA
Vincitori:
Messico
Il Messico è un caso particolare, in quanto i suoi termini di scambio sono legati agli Stati Uniti. Sebbene il Paese sia un importatore netto, l'aumento dei prezzi del petrolio favorisce le finanze pubbliche grazie alla crescita del gettito fiscale della società statale Pemex. La prudenza fiscale dovrebbe continuare per tutto l'anno e l'opposizione al Congresso probabilmente limiterà i cambiamenti radicali. Il consiglio è di restare sovrappesati su alcune utility e nomi selezionati che possono beneficiare di una riapertura dell'economia. Il debito societario è da preferire a quello sovrano, dato che gli spread relativi si sono significativamente ridotti.
Brasile
Il Paese è un importante esportatore di ferro grezzo e di materie prime agricole (come la soia). Sul fronte politico, l'ex presidente Lula è il favorito per la vittoria alle elezioni di quest'anno e le sue alleanze con i partiti centristi segnalano un approccio più moderato. I gestori di Jupiter restano tatticamente sovrappesati sugli esportatori blue chip, in grado di trasferire gli aumenti dei costi nei settori metallurgico e minerario. Vedono valore anche in alcuni produttori di fertilizzanti. Anche in questo caso preferiscono il debito societario rispetto al debito sovrano.
Guatemala
Il Guatemala è il più grande Paese dell'America Centrale con il più basso rapporto debito/pil della regione. Il Paese mantiene una politica fiscale prudente e, grazie ai livelli record delle rimesse, i gestori di Jupiter si aspettano una crescita maggiore quest'anno, nonostante le pressioni inflazionistiche. Restano quindi sovrappesati su società selettive con ricavi in dollari o con coperture valutarie e preferiscono il debito societario a quello sovrano.
Vinti:
Cile
Il Cile è un importante importatore di petrolio e l'aumento dei prezzi dell'energia è stato molto più consistente di quello registrato dal rame, la sua principale merce di esportazione. Inoltre, a differenza del 2021, il governo ha uno spazio limitato per stimolare l'economia e la riforma costituzionale in corso aggiunge incertezza politica. I money manager di Jupiter sono sottopesati in tutti i portafogli e preferiscono l'esposizione a nomi high yield nel settore delle telecomunicazioni, viste le valutazioni interessanti.
Perù
Il Perù è un esportatore netto di metalli comuni. L’instabilità politica e i rischi di impeachment presidenziale rendono però incerte le prospettive future e gli elevati prezzi del rame potrebbero non produrre i miglioramenti attesi nella posizione fiscale del Paese, data l'incoerenza degli obiettivi di spesa. I gestori sono neutrali o sottopesati e preferiscono un'esposizione a società selezionate attive nell’estrazione di metalli e agli esportatori di materie prime agricole.
ASIA
Vincitori:
Indonesia
L'Indonesia è uno dei pochi esportatori netti di materie prime in Asia e continuerà a registrare un miglioramento dei parametri fiscali ed esterni e una robusta crescita del pil. La banca centrale ha mantenuto una politica monetaria favorevole alla crescita e l'inflazione è sotto controllo. Sono interessanti le società di esplorazione e produzione che generano forti flussi di cassa, così come gli sviluppatori immobiliari che sono destinati a beneficiare del miglioramento dei bilanci delle famiglie. Tuttavia, le allocazioni rimangono modeste, in quanto molte società hanno ancora un'esposizione significativa alla produzione di carbone termico, che non aiuta a promuovere la transizione verso il net zero.
Vinti:
Paesi del Sud-Est Asiatico: Filippine, Thailandia, Vietnam
Tutti e tre sono importatori netti di materie prime ed è probabile che i bilanci pubblici peggioreranno. Inoltre, la politica del nuovo governo filippino rimane incerta nei confronti delle aziende locali che hanno emesso la parte più consistente delle loro obbligazioni in dollari.
India
L’India importa circa l'85% del proprio fabbisogno di petrolio e gas: ogni aumento del prezzo del petrolio di 10 dollari comporta un aumento dello 0,4% del deficit delle partite correnti e dello 0,5% dell'inflazione. Petrolio, metalli e fertilizzanti incidono per la metà delle importazioni indiane, il che rappresenta un duro colpo per le finanze del governo e delle famiglie. Tuttavia, questo significa anche che le energie rinnovabili sono strategicamente più importanti per il governo come soluzione sostenibile.
EMEA
Vincitori:
Sudafrica
Oltre a beneficiare dell'aumento dei prezzi delle materie prime e a registrare un avanzo delle partite correnti per almeno i prossimi due anni, la politica monetaria è credibile e l'inflazione è ben gestita. Gli esportatori di materie prime in Sudafrica appaiono particolarmente interessanti.
Esportatori africani di petrolio: Nigeria e Angola
Il debito dell'Angola in rapporto al pil dovrebbe diminuire notevolmente grazie all'elevato prezzo del petrolio e il Paese è quasi autosufficiente per quanto riguarda le importazioni di prodotti alimentari. Anche la Nigeria beneficia in misura minore di questo rialzo dei prezzi, ma la produzione è stata inferiore a quanto previsto e l'inflazione dei beni alimentari è elevata.
Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo
Il Fondo Monetario Internazionale prevede che Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti registreranno quest'anno ampi avanzi di bilancio delle partite correnti, grazie al petrolio. Forti avanzi fiscali consentono un margine di manovra molto più ampio per gestire l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari attraverso i sussidi. La regione appare molto più forte rispetto al periodo della "primavera araba" e la probabilità di disordini politici è ridotta.
Vinti:
Turchia
In quanto importatore di energia, l'aumento dei prezzi non è positivo per la sua bilancia commerciale e l'interruzione del turismo a causa di eventi geopolitici non fa che peggiorare la situazione. Tuttavia il rapporto debito/pil è accettabile e il settore bancario è solido. Il problema è che la recente stabilità a livello valutario potrebbe non reggere nel lungo periodo, a meno che il governo non riesca a mettere a punto nuovi schemi innovativi (come i recenti depositi in lira turca esenti da imposte). Un eventuale cambio di governo nel 2023 potrebbe essere positivo per il Paese.
Ghana
Il paese ha un grande bisogno di finanziamenti e l'accesso ai mercati dei capitali esteri è di fatto precluso. L'inflazione è elevata, così come il deficit. Senza una politica prudente a livello macro, credibile e forte, è difficile che raggiunga presto la stabilità.
Egitto
Nonostante la svalutazione, il deficit delle partite correnti e l'inflazione rimangono elevati. La politica è stata lenta nel soddisfare le richieste del Fondo Monetario Internazionale. La politica della banca centrale è limitata, poiché non è possibile fissare il tasso di cambio e combattere l'inflazione allo stesso tempo. (riproduzione riservata)