Dazi fino al 100% sulle importazioni di droni negli Stati Unti dal 3 settembre. Lo ha annunciato il presidente degli Usa, Donald Trump, che il 13 agosto ha firmato un proclama con l’obiettivo di «affrontare la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalle importazioni di droni e dei relativi componenti», come si legge in una nota ufficiale della Casa Bianca. Il riferimento implicito è alla leadership delle aziende cinesi, arrivate a controllare l’80-90% del mercato secondo alcune stime.
L’entità delle tariffe varia in base alla dimensione dei droni e alla loro provenienza. I prodotti più piccoli subiranno un dazio del 25%. Droni e relativi componenti provenienti dall’Unione europea, dal Giappone, dal Liechtenstein, dalla Corea, dalla Svizzera e da Taiwan avranno una tariffa del 15%, mentre per le importazioni dal Regno Unito la tassa sarà del 10% «a condizione che tutto l’hardware, il software e la tecnologia provengano da questi paesi e dagli Stati Uniti», puntualizza la Casa Bianca.
Il dazio massimo, pari al 100%, riguarderà i droni di maggiori dimensioni «o dotati di determinate funzionalità», che il governo americano ritiene «particolarmente sensibili ai fini della sicurezza nazionale». In questa categoria rientrano i droni con un peso al decollo superiore a 25 chili e quelli dotati di funzionalità di imaging termico (una tecnologia che permette di creare un'immagine a partire dal calore emesso dagli oggetti). La nota del governo Usa non cita in modo esplicito la Cina, ma l’intento sottostante ai nuovi provvedimenti è chiaro: frenare l’ascesa di Pechino che con aziende come DJI domina nel settore.
I nuovi dazi arrivano dopo alcune mosse e contromosse di Stati Uniti e Cina. A inizio agosto la Cina ha annunciato che imporrà restrizioni alle esportazioni di droni verso gli States e ha inserito sei aziende nella lista nera. Questa decisione è arrivata in risposta alle sanzioni commerciali con cui Washington ha colpito i droni cinesi di ultima generazione alla fine di luglio. (riproduzione riservata)