Grandi movimenti attorno al pharma italiano. Dopo quarant’anni di quotazione e una performance spaziale del 10.240%, la storica Recordati esce di scena dalla Borsa. Un consorzio di fondi composto da Cvc e Groupe Bruxelles Lambert ha lanciato venerdì 22 sulla società che capitalizza 10,8 miliardi un’opa a 51,29 euro per azione finalizzata al delisting. I due fondi hanno deciso di ritirare il gruppo farmaceutico italiano da Piazza Affari perché prevedono l’avvio di una stagione interessante di fusioni e acquisizioni, con i multipli che di conseguenza potrebbero momentaneamente scendere e che forse il mercato non apprezzerebbe. Meglio operare in un ambiente privato. All’operazione hanno aderito diversi soci di minoranza, alcuni dei quali, come il presidente Andrea Recordati, investiranno nel veicolo che lancia l’offerta.
Questa operazione a opera di fondi internazionali è la conferma che tra i primatisti dei prodotti a marchio italico c’è un settore che brilla nel mondo, forte di una capacità di export tra le più alte. E non è (solo) il lusso. È il comparto della farmaceutica italiana: medie e grandi aziende che si sono conquistate un ruolo importante. L’industria italiana (dati Farmindustria) conta su un valore della produzione che ha raggiunto i 56 miliardi di euro nel 2024. Di questo ben 54 miliardi di euro sono destinati all’export, a rappresentare più del 9% del totale manifatturiero del Bel paese. Basterebbe questo dato a rappresentare il peso del pharma nella proiezione internazionale di quest’industria, che corre veloce pur contrastata da ormai più di un anno dalla politica tariffaria assai ballerina e pericolosa di Trump sui medicinali nell’intento di far abbassare i prezzi dei farmaci sul mercato Usa.
Dentro all’universo del pharma italiano si muovono le cosiddette Fab13, come vengono denominate da tempo le principali e storiche imprese nazionali che competono sui mercati globali. Si tratta in ordine alfabetico di: Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, Ibn Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati e Zambon. Tutti insieme nel 2024 (ultimo dato pubblico del rapporto Fab13 2025) hanno visto i ricavi aumentare del 12% a 19 miliardi aggregati, con la componente estera in crescita del 14%. Le esportazioni hanno fatto registrare un +16% sul 2023, molto più di quanto è cresciuto l’export totale dell’Italia (+10%). Ma non è solo la crescita costante nel tempo e le alte spese in ricerca e investimenti che le contraddistinguono in positivo. Sono società a grande profittabilità e spesso molto liquide.
Al primo posto del podio per valore del fatturato spicca Menarini. Il bilancio consolidato 2024 si è chiuso con 4,6 miliardi di ricavi, un margine industriale lordo di 460 milioni e un utile pre-tasse di 176 milioni di euro. L’azienda toscana guidata dai fratelli Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, che la controllano, è un colosso presente in 140 Paesi con 18 impianti e 17mila dipendenti. Il gruppo che vanta un attivo di oltre 5 miliardi siede su un patrimonio netto frutto degli utili cumulati nel tempo di 3,4 miliardi. I debiti finanziari sono assolutamente sotto controllo e in cassa a fine del 2024 c’era oltre mezzo miliardo in depositi bancari e titoli.
Altro grande protagonista del pharma italiano è il gruppo Chiesi anch’esso storicamente di proprietà della famiglia omonima. L’azienda di Parma presieduta da Maria Paola Chiesi, fresca reduce da un’acquisizione della biotech americana Kalvista, è cresciuta nei decenni a colpi di acquisizioni. Il fatturato consolidato ha raggiunto a fine dello scorso anno i 3,6 miliardi di euro, vede le vendite in Italia a coprire solo il 10%, mentre in Europa la torta dei ricavi raggiunge il 64%, con un 20% dal mercato Usa e un altro 13% dal resto del mondo. La marginalità industriale è ricca, con 931 milioni di ebitda. Ma soprattutto la forte marginalità nel tempo e i copiosi utili rendono Chiesi un gruppo fortemente capitalizzato. L’azienda guidata da Raffaello Innocenti siede su un patrimonio netto di oltre 4 miliardi che copre del tutto il capitale investito tanto da residuare cassa per 730 milioni nel 2025.
L’unica quotata italiana è Recordati, storica casa farmaceutica di famiglia passata nel lontano 2018 sotto il controllo del fondo Cvc che pagò il 51% del capitale 3 miliardi di euro. Ora il fondo dopo aver venduto lo scorso anno un 5% della sua quota a 55,7 euro per azione lancia l’opa per arrivare al 100%.
Si era parlato di un’ulteriore cessione dell’intero pacchetto, pratica diffusa da parte dei fondi di private equity. Si era parlato di possibili nozze con un altro grande protagonista del mercato che è il gruppo Angelini. Per ora sfumata l’ipotesi di uscita totale, Cvc rilancia per il pieno possesso, forse per aver mani libere in futuro per la cessione di tutto il gruppo. Nel frattempo il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi a 2,62 miliardi un ebit di 670 milioni e utili netti per 443 milioni, il 17% dei ricavi.
Come per tutte le grandi anche Recordati mostra una solida e costante crescita del fatturato, dai 1,58 miliardi di euro del 2021 ai 2,62 miliardi dello scorso anno. Le stime di consenso degli analisti raccolta da S&P Global market intelligence parlano di un fatturato che potrebbe arrivare a 2,8 miliardi quest’anno con utili netti a salire fino a superare il mezzo miliardo.
Il gruppo però dopo l’operazione di Cvc si trova comunque indebitato per 2 miliardi con una leva di 2 volte sul margine operativo lordo. Non certo una leva importante, assolutamente gestibile, ma comunque un’esposizione debitoria più alta in genere degli altri gruppi. Il debito è però fronteggiato da un patrimonio netto di 2 miliardi e nel 2025 ha prodotto un free cash flow di mezzo miliardo. Il gruppo in Borsa con la sua capitalizzazione di 10 miliardi viene valutato 20 volte gli utili. Che è più meno il multiplo tipico del settore.
Si è parlato di nozze tra Angelini e la stessa Recordati che avrebbe creato un polo italiano del pharma. Progetto non andato in porto e a questo punto Angelini non è stata a guardare. Ha comprato negli Usa, di recente, il gruppo Catalyst, specializzato in malattie neurologiche rare, per 4,1 miliardi di dollari sul Nasdaq. Ora il gruppo romano guidato da Sergio Marullo di Condojanni, che ha diversificato tra farmaceutica, largo consumo, tecnologia e finanza ha nuove frecce nel suo arco: dai prodotti più tradizionali e da tutti conosciuti come il Moment, la Tachipirina e l’Amuchina si è via via specializzato in varie branche dei medicinali. Le attività sono sotto il cappello di Angelini Pharma che ha chiuso il 2024 con ricavi per 1,2 miliardi di euro, un ebitda di 302 milioni e investimenti in R&s per 62 milioni.
Non va dimenticata tra i grandi italiani la AlfaSigma. La società ha chiuso il 2025 con ricavi ancora in crescita a quota 1,8 miliardi con una marginalità industriale di 350 milioni. L’azienda di Bologna guidata da Stefano Golinelli è attiva nei campi dell’immunologia, delle malattie vascolari e gastroenterologiche. Ha 4mila dipendenti e ha prodotti distribuiti in oltre 100 mercati nel mondo.
Nell’elenco spicca anche Dompé. Il gruppo guidato da Nathalie Dompé, che ha l’impianto produttivo principale all’Aquila ma che opera su scala globale con stabilimenti negli Usa ma anche Cina, Canada e da poco in Kosovo e Albania ha dietro di sé una delle storie di crescita più dirompenti non solo nel pharma, ma anche nella manifattura. Tanto che nel rapporto 2025 sulle principali società italiane l’Area Studi di Mediobanca ha inserito l’azienda della famiglia Dompè tra le otto aziende dinamiche e profittevoli. Il consolidato del gruppo ha visto i ricavi salire a 1,233 miliardi, +27% sul 2023 con un margine operativo netto assai elevato al 48% dei ricavi, utili netti al 25% dei ricavia 316 milioni, triplicati in cinque anni, e ritorno sul patrimonio (roe) del 24%, livello invidiabile nella manifattura.
Insomma quello del pharma italiano è un settore, come si è visto, fortemente vocato all’export, che investe in R&S e che vanta profittabilità più che lusinghiere e spesso tanta cassa per shopping oltre frontiera. (riproduzione riservata)