Il rapporto sull'inflazione Usa pubblicato questa settimana ha scatenato una forte ondata di acquisti sul mercato. Il Treasury Usa a 10 anni ha visto il rendimento (che si muove opposto al prezzo) calare dal 4,06% al 3,8% di venerdì14 luglio. E il Btp decennale, che ha toccato il picco del 4,62% a marzo (4,42% l’11 luglio), ora rendere il 4,15%.
I dati sull’inflazione Usa sono stati letti con grande attenzione da Bob Michele, chief investment officer di JP Morgan Asset Management sul debito che si sta preparando dalla fine dello scorso anno all’arrivo di un rally obbligazionario acquistando titoli di Stato di alta qualità e debito dei mercati emergenti mentre scendevano a minimi da diversi anni.
Perché il rally dei bond? Michele ritiene da tempo che l'economia statunitense vada in recessione perché la Federal Reserve si è spinta troppo oltre nell'alzare i tassi di interesse. Il dato poi sull’inflazione Usa appena uscito apre la porta ad una pausa nel rialzo del costo del denaro dopo la stretta attesa a luglio (il mercato stima un +0,25%).
Con i tassi alla fine di uno storico ciclo di rialzo e rendimenti sul mercato attesi in discesa, le obbligazioni già emesse iniziano a diventare appetibili.
Quindi, quando il gestore di JP Morgan AM ha visto l'inflazione nella più grande economia del mondo raffreddarsi più di quanto previsto dagli economisti, si è convinto che questo sia l'inizio di un rally prolungato. Michele, che è sul mercato da oltre quarant’anni, pensa che la curva dei rendimenti Usa, profondamente invertita (il T bond a 2 anni rende il 4,67%, quello a 10 anni il 4% circa) possa creare problemi (è storicamente un dato precursore di una recessione) e la Fed sarà costretta a tagliare i tassi entro la fine di quest'anno.
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«Sempre più indicatori sono a livelli che si vedono solo in recessione. Stiamo acquistando su ogni rialzo di rendimento», ha spiegato il gestore a Bloomberg. «Il considerevole inasprimento della Banca centrale sta iniziando a colpire duramente l'economia reale».
La visione rialzista di Michele è stata ripetutamente messa alla prova dai mercati negli ultimi mesi dal momento che dati di un’economia Usa più forte hanno portato gli investitori a scommettere che la Federal Reserve continuerà ad alzare i tassi fino alla fine dell'anno e mantenerli più alti più a lungo. Questo ha portato i rendimenti dei Treasury ai livelli più alti dalla crisi finanziaria globale, mettendo alla prova la performance dei portafogli come quelli di Michele.
Giusto giovedì sera, Christopher Waller, membro falco della Fed, ha messo le mani avanti nel corso di un evento ospitato dalla New York University. Il banchiere centrale ha infatti detto che «se l'inflazione non continua a mostrare progressi e non ci sono suggerimenti di un significativo rallentamento dell'attività economica, allora un secondo aumento di 25 punti base dovrebbe arrivare prima piuttosto che dopo».
Il JP Morgan Global Bond Opportunities Fund, gestito da Michele, ha guadagnato il 2% quest'anno, dietro di quasi il 70% rispetto a fondi della stessa categoria, secondo dati raccolti da Bloomberg. Ma il suo track record a lungo termine è incoraggiante, con il fondo che ha sovraperformato il 95% dei concorrenti negli ultimi tre anni e il 97% in cinque anni.
Nel 2019, Michele ha cavalcato la corsa al rialzo delle obbligazioni statunitensi prevedendo che i rendimenti sarebbero scesi «prossimi allo zero» quando il T bond a 10 anni veniva scambiato al 2%. Ha raccolto i frutti quando il rendimento è sceso allo 0,5% dopo un anno.
Ora, Michele dice che è difficile essere ottimisti sull'economia. Un recente rapporto della Fed ha indicato che il 37% delle società statunitensi è in difficoltà, una percentuale più alta rispetto ai periodi di inasprimento dagli anni '70 in poi. (riproduzione riservata)