Vendere Treasury e acquistare bond europei. È l’andamento che sembrano aver seguito i grandi investitori internazionali scommettendo che un’inflazione più bassa nella zona euro consentirà alla Banca Centrale Europea di iniziare a tagliare i tassi di interesse prima della Federal Reserve. Il rendimento del Treasury decennale è tornato al 4,5%, mentre il Btp a 10 anni è sceso al 3,68%, il Bund pari scadenza al 2,35% con il differenziale a 133 punti. In calo anche i rendimenti obbligazionari della zona sud del Vecchio continente, tendenzialmente più esposta ai sell off: il decennale spagnolo è al 3,16%, quello portoghese sulla soglia del 3% e il rendimento del 10 anni greco al 3,24%
Secondo il Financial Times nelle ultime settimane i gestori finanziari di Pimco, JP Morgan Asset Management o T Rowe Price hanno tutti aumentato la loro esposizione al debito pubblico europeo. Questo ha contribuito a spingere lo spread tra i costi di finanziamento tedeschi e statunitensi a 10 anni di riferimento a due punti percentuali, vicino al livello più alto da novembre. «Il percorso per i tagli dei tassi in Europa è più chiaro che negli Stati Uniti», ha affermato Bob Michele, chief investment officer e responsabile globale del reddito fisso presso JP Morgan Asset Management, secondo cui gli investitori hanno al momento «una detenzione più ampia del solito di titoli di Stato europei» e si stanno muovendo «nella direzione di acquisirne di più». Con l’inflazione della zona euro scesa oltre le stime al 2,4% a marzo e i dati sui salari visti in calo nelle stime di maggio, gli economisti e i mercati restano convinti che un primo taglio dei tassi di interesse arriverà all’inizio dell’estate, a giugno, anche se poi bisognerà capire l’andamento dell’allentamento di politica monetaria.
Secondo Bob Michele, al momento, «è difficile trovare una ragione economica che spinga la Fed a tagliare i tassi». Infatti, al contrario di quelli sulla crescita, i dati statunitensi sull’inflazione hanno sorpreso, ma in negativo. Gli indicatori sui prezzi al consumo di gennaio hanno registrato performance più elevate di quanto atteso dagli esperti sbaragliando ogni pronostico sul primo taglio ai tassi di interesse. A febbraio l’indice dei prezzi è sceso solo al 3,2% e il consenso per il mese di marzo si attende un dato al 3,5%. Tenendo conto delle pressioni inflazionistiche ancora forti e dei dati robusti sul mondo del lavoro, secondo Ig la possibilità che il Fomc possa decidere di tagliare i tassi nei prossimi mesi è vicina allo zero. «A nostro avviso, diventa sempre più probabile lo scenario che prevede un taglio del costo del denaro da parte della Fed in estate (riunione di luglio)», spiega Filippo Diodovich di Ig Italia, secondo cui non esistono al momento le condizioni per procedere a un cambio nelle strategie monetarie da parte della Federal Reserve. (riproduzione riservata)