Due gambe sono meglio di una. Le obbligazioni reverse floater (chiamate anche inverse floater) sono una tipologia di emissioni strutturate che si differenziano da quelle tradizionali perché affiancano alla componente obbligazionaria classica anche una di derivati. Solitamente sono emesse dalle principali banche europee e americane o da intermediari finanziari. Possono essere floater puri o strutture ibride, con una componente iniziale a tasso fisso e poi una variabile.
«Queste ultime riscuotono notevole successo perché», spiega Michele Fanigliulo, responsabile soluzioni di investimento della divisione digitale di Intermonte, «pagano almeno per uno o due anni, talvolta tre, un tasso fisso competitivo (media del 6% nella tabella sotto, ndr) e superiore a quello proposto dai bond tradizionali a cedola fissa» come i Btp. Questa prima fase garantisce una redditività del bond stabile e prevedibile, indipendentemente dall’andamento dei tassi. «Poi comincia la gamba variabile, in questo caso nella formula reverse, ovvero inversamente proporzionale a un tasso di interesse di riferimento, solitamente l’Euribor o il Sofr. Questo significa che il bond pagherà un tasso fisso meno, ad esempio, l’Euribor 3 mesi, con un’alta variabilità della cedola pagata. Se il tasso benchmark sale, la cedola del bond diminuisce, e viceversa. Si tratta, quindi, di emissioni indicate per cavalcare scenari di tassi attesi in calo o comunque bassi» come quello attuale.
A differenza delle obbligazioni a tasso fisso, che garantiscono una cedola costante a prescindere dall’andamento dei tassi di mercato, i reverse floater forniscono un reddito crescente in caso di ribasso del costo del denaro, generando potenzialmente rendimenti superiori ai bond a tasso fisso grazie all’effetto leva, spiega Elizaveta Usova, european fixed income market analyst di Cbonds. Inoltre, i pagamenti delle cedole si adeguano periodicamente (ad esempio, trimestralmente o semestralmente) al benchmark. E la sensibilità inversa ai tassi funge da copertura naturale contro un loro calo.
Ma se la view dovesse rivelarsi sbagliata e i tassi dovessero salire parecchio, la cedola ne risentirebbe, arrivando anche ad azzerarsi, avverte Fanigliulo. Comunque, nella maggior parte dei casi, questi bond hanno un cap e un floor, solitamente pari allo 0%, che non vanno trascurati. Così come bisogna tener presente che sono emissioni meno liquide a causa della loro struttura complessa e dell’appartenenza a un mercato di nicchia, rendendo difficile la vendita rapida senza concessioni di prezzo, puntualizza Usova. È anche vero, aggiunge Alessandro D’Amico, Head of Cross Asset Distribution Sales Southern Europe di Societe Generale, che il liquidity provider (solitamente la banca emittente), ne garantisce la liquidità, ponendosi in bid offer.
Solitamente, lo spread denaro lettera è dell’1%, mentre il lotto minimo medio può variare, ma per un’offerta rivolta al retail il taglio è solitamente di 1.000 euro (ma si possono trovare anche in valute differenti, come dollari o sterline). Mentre il prezzo di emissione è in genere 100. Sono bond più difficili da valutare per un investitore privato, con formule molto complesse e spesso scadenze elevate che si accompagnano alla possibilità di richiamo discrezionale da parte dell’emittente (callability). Dunque, continua l’esperto di Intermonte, «possono dare un boost al portafoglio, ma è importante non esagerare».
La scelta dipende dalla traiettoria attesa sui tassi e sui rischi di cambio. Se si prevede una sforbiciata al costo del denaro più marcata o più rapida in una delle due aree, Europa e Stati Uniti, rispetto a quanto prezzato dal mercato, conviene puntare sulla valuta corrispondente per massimizzare il rendimento. Inoltre, bisogna considerare il profilo di rischio valutario e le politiche monetarie specifiche: ad esempio, se la Fed dovesse tagliare i tassi più aggressivamente (Morgan Stanley si aspetta quattro sforbiciate da 25 punti base a partire dalla prossima settimana e fino a gennaio, con due ulteriori ad aprile e luglio del 2026; invece JP Morgan vede la Bce agire a dicembre 2025, non più a ottobre), i reverse floater in dollari potrebbero offrire un premio maggiore in termini di rendimento cedolare, premio che potrebbe, tuttavia, essere mitigato qualora il ribasso dei tassi dovesse tradursi anche in un deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro.
«I reverse floater in euro sono preferibili rispetto a quelli in dollari, grazie ai tagli previsti da parte della Bce (25-50 punti base entro la fine del 2025), che offrono aumenti cedolari prevedibili, nessun rischio di cambio e una maggior trasparenza», consiglia Usova. «I floater in dollari, invece, sono esposti alla volatilità del cambio dollaro/euro». In prospettiva, le attese di mercato vedono, nel corso del 2026, un nuovo taglio del tasso sui depositi Bce, che dovrebbe risalire fermandosi al di sotto del 3% fino al 2033, per poi rimanere intorno al 3,25% negli anni successivi. «Si tratta, quindi, di tassi attesi moderatamente bassi e al di sotto del 4% toccato dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Se tali aspettative dovessero confermarsi corrette, un bond reverse floater con un tasso fisso piuttosto elevato da cui sottrarre il tasso Euribor 3M potrebbe rivelarsi vantaggioso», prevede Fanigliulo. «Discorso analogo per strutture simili in dollari, con la Fed che è attesa tagliare i tassi per 150 punti base entro un anno, per poi iniziare a rialzarli dal 2028 in avanti».
I bond reverse floater rivolte agli investitori retail in Italia offrono solitamente scadenze di medio-lungo termine (10/15 anni). La scelta della scadenza deve ad ogni modo essere coerente con le aspettative di evoluzione dei tassi, ad esempio puntando su obbligazioni di lungo termine solamente se si pensa che i tassi saranno mantenuti bassi nel medio-lungo termine, e con la propensione al rischio dell’investitore, a parità di altre condizioni, maggiore è la durata residua dell’obbligazione, maggiore sarà la sensibilità dell’obbligazione ai movimenti dei tassi. Detto questo, per Fanigliulo è meglio puntare sulle scadenze relativamente contenute, preferendo l’opzione di richiamo anticipato, che diventerebbe probabile nel caso di tassi calanti oltre quanto stimato oggi dal mercato.
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