Costi aggiuntivi per 1,6 miliardi di euro. È quanto peserà il rincaro del prezzo del gas alle piccole e medie imprese italiane nel 2025 secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa. Con un prezzo medio stimato intorno ai 50 euro per l’anno in corso (48,5 euro per megawattora alle 11:00 di lunedì 6 gennaio), in deciso aumento rispetto ai 35 euro del 2024, «le pmi italiane si troveranno ad affrontare un aggravio significativo».
Secondo Unimpresa, i settori più colpiti saranno quelli a maggiore intensità «tra cui il manifatturiero, logistica, agroalimentare, ceramica e metallurgia che rischiano di vedere ridotta la loro competitività sia sul mercato interno sia sui mercati esteri». Per un’impresa media con un consumo annuo di 100 MWh, l’incremento di spesa stimato è di 1.500 euro: «Una cifra che potrebbe sembrare contenuta ma che su scala nazionale assume dimensioni critiche».
Il rincaro dei prezzi del gas potrebbe trasferirsi sui consumatori finali, contribuendo a un aumento generale dell’inflazione e riducendo il potere di acquisto delle famiglie. «Sul fronte industriale, il rialzo dei costi rischia di penalizzare gli investimenti in tecnologie innovative e nella transizione energetica, rallentando la trasformazione green del comparto produttivo», avverte il Centro studi.
«Senza misure adeguate», avverte il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, «molte imprese potrebbero essere costrette a ridurre la produzione, licenziare personale o, nel peggiore dei casi, cessare l’attività. Sono necessari interventi immediati e strutturali, come l’introduzione di misure per incentivare l’efficienza energetica e il ricorso a fonti rinnovabili, oltre a ulteriori agevolazioni fiscali per sostenere le aziende nella gestione dell'emergenza».
Secondo Unimpresa, il prezzo del gas naturale in Italia è diminuito da 68,37 euro/MWh a gennaio 2023 a circa 30 euro nel primo trimestre del 2024. La discesa è stata guidata da una minore domanda di gas rispetto all’inverno precedente, quando le tensioni geopolitiche legate all’invasione dell’Ucraina avevano spinto i prezzi a livelli record. L’accumulo delle riserve europee di gas ha contribuito a stabilizzare i mercati, mentre le politiche di risparmio energetico introdotte nel 2022 hanno ridotto la pressione sulla domanda.
Nel periodo gennaio-marzo 2023 i prezzi sono scesi da 68,37 a 44,67 euro. Un movimento determinato dalla normalizzazione delle forniture post-2022, con riserve europee ancora elevate, spiega ancora il Centro studi. Tra aprile e giugno 2023, il prezzo ha raggiunto il minimo di 31,96 euro, grazie a una riduzione della domanda durante la stagione primaverile e all'aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti e dal Qatar. Da luglio a ottobre 2023 si è verificato un leggero aumento, ma temperature invernali miti e riserve di gas sufficienti hanno mantenuto bassa la domanda.
L’impennata registrata tra dicembre 2024 e gennaio 2025 (con i prezzi che sono passati da 35,23 euro a oltre 50 euro) è stato causata da un inverno rigido, che ha incrementato la domanda oltre le previsioni, oltre alle tensioni geopolitiche. «Le interruzioni temporanee nelle forniture russe e i problemi tecnici in Nord Europa hanno contribuito a creare ulteriore pressione sul mercato», si legge nel report di Unimpresa.
«Le oscillazioni dei prezzi durante il periodo analizzato sono state influenzate da fattori geopolitici legati alla guerra in Ucraina, dal clima, dalla disponibilità di approvvigionamenti alternativi come il gnl e dalla stagionalità della domanda energetica. La capacità dell’Europa di diversificare le fonti di approvvigionamento e le condizioni meteorologiche future saranno determinanti per i prossimi sviluppi del mercato». (riproduzione riservata)