Nelle ultime settimane si sta parlando tanto di una bolla dell’AI, ma gli insider Usa sembrano pensarla diversamente. È quanto emerge dai dati del Washington Service - fornitore statunitense di dati e analisi sull’insider trading delle società quotate - , secondo cui i dirigenti delle società quotate hanno acquistato azioni delle proprie aziende negli ultimi 30 giorni al ritmo più veloce da maggio 2025.
«Stanno mettendo i soldi dove mettono le parole», ha detto Jay Hatfield, ceo e cio di Infrastructure Capital Advisors ai microfoni di Bloomberg, a proposito degli acquisti degli insider. «Non stanno facendo day trading. Sono investitori di lungo periodo che approfittano della correzione».
All’inizio dell’anno gli insider avevano centrato il timing della correzione di aprile, accelerando gli acquisti ai livelli più alti dal 2023 subito dopo l’annuncio delle nuove politiche tariffarie del presidente Usa Donald Trump. Quelle operazioni avevano anticipato la successiva ripartenza del mercato - culminata nella seduta rialzista più forte dagli anni ’80 - prima che l’entusiasmo si raffreddasse mentre l’indice si avviava verso una nuova serie di record alla fine del secondo trimestre.
Anche le grandi banche d’affari hanno sostanzialmente condiviso l’ottimismo dei manager: secondo quanto riportato da Bloomberg, JPMorgan ha definito il calo dell’S&P 500 una «pulizia tecnica» utile per incrementare le posizioni. L’indice ha infatti chiuso in rialzo dello 0,4% mercoledì 19 novembre, segnando la prima giornata positiva dopo quattro sedute negative.
Il sentiment si è ulteriormente rafforzato nel pre market grazie alle previsioni di fatturato migliori del previsto diffuse da Nvidia, che hanno attenuato i timori su un possibile rallentamento della spesa legata all’AI. Alle 14:30 ora italiana, le azioni della società guidata da Jensen Huang sono al rialzo del 5% a 195,8 dollari nel pre market. Nonostante ciò l’S&P 500 resta in calo del 2,9% nel mese.
Uno dei motivi per cui gli investitori sono disposti a comprare sui ribassi è che gli utili del terzo trimestre hanno superato in gran parte le aspettative di Wall Street, con profitti «ai massimi livelli della storia», ha detto Matt Lloyd, chief investment strategist di Advisors Asset Management a Bloomberg.
Secondo Chris Zaccarelli, cio di Northlight Asset Management, «ci sono tanti motivi per cui un insider potrebbe vendere - diversificazione, tasse, necessità di liquidità - ma c’è davvero un solo motivo per cui un insider compra le azioni della sua azienda: crede davvero che siano sottovalutate»
Detto ciò, sebbene gli insider conoscano bene le loro aziende, «non necessariamente conoscono molto bene il mercato azionario nel suo complesso», ha concluso Zaccarelli. Quindi, i loro acquisti non possono essere considerati affidabili per fare market timing.(riproduzione riservata)