I mercati asiatici chiudono senza vivacità una seduta contrastata. La revisione a ribasso delle stime del pil giapponese appesantisce Tokyo, che chiude a -0,76%, mentre in assenza di dati macro rilevanti Shanghai subisce una lieve correzione (-0,35%) dopo la seduta positiva di ieri. Hong Kong è l'unica a resistere sopra la parità (+0,57%).
A rallentare il Nikkei ci ha pensato la Bank of Japan (BoJ), che ha abbassato le previsioni sul prodotto interno lordo di 20 punti base, dal 4% al 3,8%. Di contro, le previsioni di crescita nell'anno che termina a marzo 2023 sono state alzate da 2,4% a 2,7%. L'inflazione core annuale a marzo 2023, inoltre, è stata vista a rialzo di 50 punti base, da 0,1% a 0,6%, anche se la lettura si mantiene ben al di sotto del target fissato al 2%.
Alla luce del rallentamento della ripresa nel breve termine la Fed giapponese ha deciso di confermare una politica monetaria accomodante, mantenendo i target dei rendimenti fermi a -0,1% per i titoli di stato a breve termine e allo 0% per quelli decennali. Inoltre, la Banca centrale fornirà alle banche commerciali prestiti a tasso 0 per finanziare progetti dedicati alla transizione ecologica.
Sulla scia di una BoJ colomba, lo yen si indebolisce contro il dollaro e porta il cambio con il biglietto verde a 109,97 (+0,10%), un soffio dalla soglia psicologica di 110. L'apprezzamento della moneta nipponica degli ultimi giorni in seguito al discorso del presidente della Fed, Jerome Powell, al Congresso aveva destato non poche preoccupazioni sul mercato giapponese, preoccupato dell'impatto che il rafforzamento della moneta domestica avrebbe avuto sugli export. Rimanendo nel valutario, l'euro/dollaro è poco mosso a 1,1808 (-0,03%) e il cross tra la sterlina e la moneta americana è privo di direzionalità a 1,3828 (+0,01%).
Privo di spinte anche il fronte delle commodities: con l'assestamento del dollaro post-Powell, l'oro subisce una correzione al ribasso dello 0,21% a 1.825 dollari l'oncia, mentre il petrolio scende per il terzo giorno consecutivo dopo che l’Opec ha concesso agli Emirati Arabi Uniti di mitigare i tagli alla produzione. (riproduzione riservata)