"Non credo si ottenga molto sul clima indicando i Paesi colpevoli e i Paesi innocenti. Anche perché i colpevoli sono moltissimi e gli innocenti pochissimi..." ha detto il premier Mario Draghi, incontrando ieri i giornalisti al termine della giornata a Glasgow, per la seduta inaugurale della Cop 26 Onu sui mutamenti climatici. "Non credo" ha insistito il presidente del Consiglio "serva a qualcosa accusare o fare classifiche. Piuttosto ci sono da registrare talvolta comportamenti poco coerenti che indeboliscono la posizione dei Paesi più virtuosi".
Fra gli obbiettivi concreti da portare a casa al termine della Cop 26, Draghi ha indicato il varo di una task force internazionale pubblico-privato per il contenimento dei mutamenti climatici. "Vorrei davvero invitare tutte le banche multilaterali di sviluppo e la Banca mondiale a impegnarsi seriamente nella condivisione dei rischi con il settore privato. Suggerisco di creare qui, durante questa Cop26, una task force che predisponga un progetto in tal senso".
La situazione ambientale è talmente critica che anche le grandi banche Usa, come Bank of America, ne tengono conto in maniera sempre più accentuata nella loro asset allocation. "Per gli investitori, le attuali tendenze climatiche suggeriscono di includere le problematiche ambientali nelle strategie di portafoglio a lungo e a breve termine", ha detto in questo senso Sarah Norman, strategist di Bank of America.
Il costo totale della transizione è di circa 150 trilioni di dollari, secondo BofA, mentre gli sforzi di decarbonizzazione potrebbero far crescere l'inflazione globale fino al 3% annuo. "Sarà certamente costoso, ma crediamo che si possa fare con la tecnologia, l'economia, i mercati e le forze Esg che si uniscono" spiegano gli esperti della banca Usa, che stimano un terzo degli afflussi azionari globali sia destinato a fondi con un'etichetta di sostenibilità.
Oltre alle disastrose conseguenze ambientali per il pianeta, BofA stima che, se non si agisse, oltre il 3% del pil andrebbe perso ogni anno entro il 2030, raggiungendo 69 trilioni di dollari entro il 2100. Circa il 5% del valore del mercato azionario globale (2,3 trilioni di dollari) potrebbe anche essere spazzato via dalla rivalutazione della politica climatica, con un "colpo potenzialmente estremo sugli utili aziendali per alcuni settori".
A parere degli analisti di Bank of America, fra i titoli che possono beneficare della transizione climatica ci sono NextEra Energy (NYSE:NEE), Enphase Energy (NASDAQ:ENPH), Generac (NYSE: GNRC), Waste Connections (NYSE:WCN), Lucid (NASDAQ:LCID), Vestas (OTCPK:VWDRY), E.ON (OTCPK:EONGY), EDPR (OTC:EDRVY), Acciona (OTCPK:ACXIF), Xinyi Solar (OTCPK:XISHY), Kingspan (OTCPK:KGSPY), Sika (OTCPK:SKFOF), Norsk Hydro (OTCQX:NHYDY), WEG (OTCPK:WEGZY), Air Liquide (OTCPK:AIQUY), Nippon Sanso (OTCPK:TYNPF) , Siemens Energy (OTCPK:SMEGF), Neste (OTCPK:NTOIY), Samsung SDI (OTCPK:SSDIY), NIO (NYSE:NIO), XPeng (NYSE:XPEV), BYD (OTCPK:BYDDY) e Aker Carbon Capture (OTCQX :AKCCF). (Riproduzione riservata)