Bmw registra un brusco calo della redditività nel secondo trimestre del 2025. L’utile netto è sceso del 31,9% su base annua a 1,84 miliardi di euro: a pesare sono stati i dazi imposti dagli Stati Uniti, oltre alla netta flessione delle vendite in Cina, che si sono contratte del 14% nella prima metà dell’anno.
Nonostante questo, il gruppo automobilistico tedesco ha confermato la guidance per l’intero esercizio, grazie alla sua presenza produttiva negli Stati Uniti e a un attento controllo dei costi.
L’ebit margin della divisione automobilistica si è attestato al 5,4% nel trimestre, poco sotto le stime degli analisti (5,5%), ma all’interno del range previsto del 5-7% per il 2025. I ricavi trimestrali si sono attestati a 33,93 miliardi di euro, in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2024.
A partire da aprile, l’amministrazione Trump ha introdotto dazi del 27,5% sulle auto europee esportate negli Stati Uniti. Il recente accordo tra Washington e Bruxelles, in vigore dal 1° agosto, ha ridotto l’aliquota al 15%, ma resta comunque ben al di sopra del 2,5% che vigeva prima della guerra commerciale. Bmw prevede che l’impatto delle tariffe sul margine operativo si attesterà a 1,25 punti percentuali per l’intero anno, con un impatto di 1,5 punti nella prima metà del 2025.
Sulla questione dazi la casa di Monaco beneficia di una posizione relativamente più solida rispetto ai concorrenti grazie al suo impianto di Spartanburg, in South Carolina, il più grande a livello globale, che consente di contenere parte dell’impatto tariffario. «La nostra presenza negli Stati Uniti ci aiuta a limitare gli effetti delle tariffe», ha sottolineato il cfo Walter Mertl. Circa il 50% delle auto Bmw vendute negli Usa è comunque ancora importato da Europa e Messico.
In Cina, il principale mercato di Bmw, le vendite hanno subito una forte battuta d’arresto, complici l’agguerrita concorrenza locale – guidata da player come Byd – e la crescente pressione sui prezzi nel segmento dei veicoli elettrici. Le difficoltà nel mercato cinese hanno comportato svalutazioni legate alla joint venture locale e hanno inciso negativamente sui margini complessivi.
Nonostante le difficoltà, Bmw ha ribadito la sua fiducia negli obiettivi annuali, tra cui un utile ante imposte stabile rispetto ai 10,9 miliardi di euro del 2024. La casa si distingue in questo difficile trimestre per aver mantenuto la propria guidance, a differenza di Mercedes-Benz, Porsche e Volkswagen, che hanno dovuto rivedere al ribasso le loro previsioni per gli effetti dei dazi e del rallentamento della domanda globale. (riproduzione riservata)