Bmw iX3, ecco la gioia di guidare un’auto che anticipa ogni gesto
La nuova Bmw iX3 porta su strada la filosofia Neue Klasse: software, guida simbiotica e tecnologia Heart of joy trasformano l’esperienza al volante. Fino a 800 km di autonomia e una nuova idea di piacere di guida elettrico
Il momento è preciso. È quello in cui si comprende che la nuova Bmw iX3 ha qualcosa di speciale e non è semplicemente un’altra elettrica. Non succede quando si preme l’acceleratore, le elettriche ormai accelerano tutte come proiettili silenziosi, ma qualche km e qualche curva dopo. È l’attimo in cui ci si accorge che l’auto non sta solo reagendo ai comandi di chi guida: li sta anticipando.

Il cuore di questo sistema si chiama letterlamente Heart of Joy. Un nome emozionale che parafrasato sprigiona gioia. Quella che prova chi sta alla guida di questo gioiellio di elettrici. Se di cuore si parla al cervello si deve pensare, heart of joy infatti è il cervello digitale della nuova generazione di vetture della casa bavarese.

È il sistema che coordina tutto ciò che riguarda la dinamica di guida, accelerazione, frenata, recupero dell’energia, stabilità, come se fossero parti di un unico organismo. Non più una costellazione di centraline indipendenti, ma una sorta di sistema nervoso centrale dell’automobile. In altre parole: la nuova iX3 è una software defined car.

Per oltre un secolo l’automobile è stata un oggetto meccanico. Un insieme raffinato di ingranaggi, sospensioni e motori. Calore. Con la nuova architettura della piattaforma Neue Klasse, Bmw prova a cambiare il paradigma: il cuore dell’esperienza non è più solo la meccanica, ma il software che la governa.

La conseguenza è che l’auto diventa qualcosa di diverso. Reagisce sì ai comandi del guidatore, e poi li interpreta. Li integra. Li anticipa. Bmw parla esplicitamente di guida simbiotica. Un termine che descrive bene ciò che accade al volante. La tecnologia non cerca di sostituire il guidatore, come spesso accade nei sistemi di guida autonoma più spettacolari.
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Al contrario, lavora in modo quasi invisibile per accompagnarlo. L’assistenza interviene quando serve, si ritira quando non è necessaria e rende la transizione tra controllo umano e supporto digitale sorprendentemente naturale.
È un approccio nelle corde di Bmw: la tecnologia come amplificatore dell’esperienza, non come sostituto.

L’esempio più evidente è l’highway assistant. Un sistema che permette di guidare in autostrada senza tenere le mani sul volante, mantenendo la corsia e gestendo il traffico circostante. Il tutto in connessione con gli occhi di chi è al volante. E se il punto non è tanto il gesto spettacolare di togliere le mani, ormai quasi un cliché dell’automotive contemporaneo quanto la naturalezza con cui tutto avviene.

Questa nuova architettura digitale lavora insieme a un’altra grande rivoluzione della iX3: la sesta generazione della tecnologia Bmw eDrive. Il sistema utilizza un’architettura elettrica da 800 volt, la stessa adottata dalle piattaforme più avanzate dell’elettrico contemporaneo. Il risultato è una combinazione di efficienza e velocità di ricarica che cambia davvero la percezione dell’auto elettrica.
L’autonomia dichiarata arriva fino a 800 chilometri nel ciclo Wltp, mentre la potenza di ricarica può raggiungere 400 kW. In condizioni ideali significa recuperare circa 370 chilometri di autonomia in dieci minuti collegati a una colonnina ad alta potenza.

Numeri che raccontano una cosa molto semplice: l’elettrico smette di essere un compromesso e diventa, finalmente, un modo diverso di viaggiare.
Anche la batteria è completamente nuova. Bmw utilizza celle cilindriche di nuova generazione con una densità energetica superiore di circa il 20% rispetto alla generazione precedente, integrate in una struttura chiamata cell-to-pack che migliora efficienza e rigidità del veicolo. Sotto il pavimento non c’è soltanto energia: c’è una nuova architettura dell’automobile.
Tutto questo potrebbe far pensare a un’auto fredda, dominata da software e algoritmi. In realtà succede il contrario. La nuova iX3 dimostra come la tecnologia, se progettata con attenzione, possa rendere l’esperienza di guida più intuitiva e naturale. E decisamente sorprendente.
Perché alla fine, quando la strada si apre davanti e il volante prende vita tra le mani, ciò che conta non è quanti computer governano l’auto. Conta la sensazione che restituisce.
E sotto questo aspetto la iX3 racconta una cosa molto interessante: il piacere di guida, nell’era dell’elettrico e del software, non scompare. Semplicemente cambia forma. (Riproduzione riservata)
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