Bmw Art Car World Tour: le 8 auto iconiche di Les Mans in mostra a Milano in una esposizione unica
Le Bmw Art Cars arrivano all’Adi Design Museum con la tappa più ricca del World Tour: otto auto iconiche raccontano mezzo secolo di arte, di motori e design in movimento.
Milano accende i motori e accoglie l’arte in movimento di Bmw. La amplifica e la celebra come il suo dna di città patria del Futurismo vuole. E lo fa come se possedesse una naturale predisposizione a trasformare l’immaginazione in materia concreta.
Non stupisce dunque che il Bmw Art Car World Tour, celebrazione planetaria dei cinquant’anni dell’iconica collezione che fonde automobile e arte contemporanea, abbia scelto proprio l’Adi Design Museum per la sua tappa conclusiva del 2025.

Dal 4 dicembre all’8 gennaio, tra le mura del museo che custodisce la memoria del Compasso d’Oro, otto Bmw Art Cars dialogano con la città e con la sua vocazione a far convivere industria, cultura e stile. È un incontro ravvicinato con alcuni dei linguaggi più influenti degli ultimi decenni: da Calder a Lichtenstein, da Stella a Esther Mahlangu, da Jenny Holzer fino alla più recente Julie Mehretu. Una geografia estetica che attraversa mezzo secolo e che ricorda come l’automobile, quando guarda oltre la sua funzione, possa diventare scultura in movimento, manifesto, provocazione, riflessione.
«Non è un caso», racconta Massimiliano Di Silvestre, presidente e ceo di Bmw Italia «che la tappa più ricca del tour mondiale sia proprio qui, in un Paese che ha fatto della cultura materiale un tratto distintivo. Il World Tour significativamente si conclude in Italia, il Paese del design, della cultura e dell’arte, con l’esposizione più importante in termini numerici».

Otto vetture, otto capitoli di un racconto che si snoda dall’intuizione di Hervé Poulain nel 1975, quando invitò Alexander Calder a intervenire sulla sua 3.0 CSL da gara, fino ai progetti più sperimentali del nuovo millennio. Calder, con le sue cromie mobili sospese tra aerodinamica e avanguardia, affrontò Le Mans come se fosse una parete da reinventare; Lichtenstein trasformò una 320i Turbo in un fumetto viaggiante che scorre e si illumina; Esther Mahlangu portò l’estetica Ndebele su una 525i degli anni Novanta, con la grazia assertiva di chi rivendica una tradizione culturale. E Jeff Koons, nel 2010, fece esplodere la M3 GT2 in una traiettoria di colori dinamici: velocità concettuale prima ancora che meccanica. Futurista nel futuro.
Adi Design Museum: dove l'automobile diventa discorso culturale

La mostra milanese non è un semplice allestimento: è un posizionamento. Lo conferma Luciano Galimberti, Presidente dell’Adi Design Museum, che parla delle vetture come di uno specchio privilegiato delle relazioni tra arte, industria e società. Portarle a Milano significa, nelle sue parole, offrire non solo un esercizio di stile ma «uno sguardo concreto su come il design possa farsi luogo di interpretazione critica del presente», continua Di Silvestre.
Ed è forse questo il punto: le Bmw Art Cars non sono arredi museali immobili, ma residui vitali di un gesto artistico che continua a generare interpretazioni. Sono oggetti funzionali resi interpreti di un tempo, quello dell’esplorazione, della velocità e dell’ambivalenza del progresso, che oggi si guardano con nuove domande. Da qui la scelta dell’Adi, museo dinamico, ibrido, capace di muoversi con naturalezza tra discipline: design, moda, architettura, scienza, tecnologia. In questo ecosistema, le Art Cars sembrano a casa.

Un tour che attraversa continenti e immaginari
La mostra arriva a Milano dopo aver attraversato Hong Kong, Le Mans, il Belgio e molte altre tappe, come un pellegrinaggio contemporaneo tra fiere, musei e circuiti. E si concluderà nel 2026 a Rétromobile, a Parigi, dove verranno riunite tutte le vetture che hanno partecipato alla 24 Ore di Le Mans. Una conclusione non nostalgica, ma visionaria: come se la storia, finalmente, tornasse al punto in cui tutto è cominciato.
Di Silvestre ricorda un dettaglio che ai cultori del motorsport farà brillare gli occhi: “«a BMW gemella della Art Car di Jenny Holzer nel 1999 è arrivata sul gradino più alto del podio guidata da Pierluigi Martini». Arte, competizione e memoria si sovrappongono, come gli strati di una pellicola che ha bisogno della velocità per rivelarsi.
Un’eredità che guarda in avanti

Se questo anniversario parla di 50 anni, lo fa però senza alcuna inclinazione museale. Il sottotesto è chiaro: l’arte interpreta il presente ma è la tecnologia a spingere verso il futuro. Non a caso Di Silvestre collega la celebrazione delle Art Cars al debutto della Neue Klasse e alla nuova BMW iX3, sostenendo che “per noi guardare avanti significa pensare la mobilità del futuro”
Nelle sue parole si avverte il desiderio, dichiarato senza enfasi, che un giorno il mondo elettrico e digitale della Neue Klasse possa incontrare quello delle Art Cars: «È il mio personale auspicio. Un ponte ideale tra ciò che siamo stati e ciò che saremo, quando il design diventerà sempre più un linguaggio capace di integrare estetica, sostenibilità e intelligenza sensoriale».

Milano come palcoscenico
E in tutto questo, Milano recita il ruolo a lei più congeniale: città che osserva, metabolizza e rilancia. Una capitale silenziosamente influente, dove un’esposizione automobilistico-artistica non è mai solo un evento, ma un indizio culturale. Il fatto che l’Italia ospiti la tappa più numerosa del tour è un gesto di fiducia nella nostra capacità di custodire e interpretare le metamorfosi del design. In un panorama dove la cultura visiva corre veloce quanto il motorsport, le Bmw Art Cars ci ricordano che la bellezza non ha paura della velocitàe che la velocità, quando incontra la bellezza, diventa narrazione. Una narrazione che Milano, ancora una volta, sa accendere con una naturalezza che sfiora il talento.
Le auto in mostra
#1 | Alexander Calder, BMW 3.0 CSL (1975)
#2 | Frank Stella, BMW 3.0 CSL (1976)
#3 | Roy Lichtenstein, BMW 320i Turbo (1977)
#12 | Esther Mahlangu, BMW 525i (1991)
#13 | Sandro Chia, BMW M3 GTR (1992)
#15 | Jenny Holzer, BMW V12 LMR (1999)
#17 | Jeff Koons, BMW M3 GT2 (2010)
#20 | Julie Mehretu, BMW M Hybrid V8 (2024)
(Riproduzione riservata)
- Quali altri artisti hanno contribuito alla collezione Bmw Art Car oltre a quelli menzionati nell'articolo?
- Quali sono le caratteristiche specifiche che rendono ogni Bmw Art Car un'opera d'arte unica?
- Come la filosofia del Futurismo si riflette nella scelta di Milano come sede per l'esposizione?
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