Partite di calcio e film sono tra i prodotti più presenti sui siti pirata. E, nel tentativo di tutelarli, le autorità di diversi Paesi iniziano a chiamare in causa i gestori dei server su cui le piattaforme abusive si appoggiano. A partire dall’americana Cloudflare, di recente destinataria di due ordini dei tribunali di Milano e Parigi, letti da MF-Milano Finanza.
I giudici sono intervenuti in difesa da un lato del film più visto nei cinema italiani, Buen Camino di Checco Zalone, e dall’altro dei diritti di trasmissione della Premier League in Francia.
Il provvedimento più fresco è quello francese. Con una sentenza del 18 febbraio 2026 i giudici del Tribunale di Parigi hanno ordinato a Cloudflare di bloccare 16 domini che trasmettono illegalmente la Premier League, accogliendo un ricorso di Canal+ che detiene i diritti del campionato inglese in Francia.
Cloudflare è chiamata ad agire in quanto «intermediario tecnico», dal momento che i siti pirata identificati utilizzano i suoi servizi Internet. L’obbligo di blocco resterà in vigore fino al termine della stagione in corso, il 24 maggio 2026.
In Italia il 3 dicembre 2025 il Tribunale di Milano ha emesso un provvedimento urgente per imporre a Cloudflare di intervenire su 31 siti pirata (tra cui Streaming Community, Altadefinizione e Cineblog01), scoperti a organizzare la distribuzione illegale di Buen Camino prima ancora dell’uscita nelle sale il 25 dicembre 2025. Lo stop va esteso agli alias, ovvero le varianti di dominio che i siti pirata utilizzano per tornare online in fretta ed eludere i controlli.
Il procedimento è partito su impulso di Indiana Production e Medusa Film (controllata dal gruppo Mediaset), proprietarie dei diritti di sfruttamento della pellicola di Zalone. Le due aziende avevano notato che su numerose piattaforme di streaming illegale a inizio dicembre compariva già la locandina di Buen Camino. Di qui la richiesta di un intervento urgente al Tribunale, dove l’azienda guidata da Pier Silvio Berlusconi è stata assistita da Studio Previti e Sptech.
Sempre in Italia Cloudflare è coinvolta anche in una disputa legale con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Quest’ultima ha imposto alla società una multa da 14 milioni di euro a dicembre, sostenendo che Cloudflare non collabori in modo adeguato alla rimozione dei siti pirata segnalati tramite lo scudo anti-pirateria Piracy Shield.
La piattaforma, gestita dall’Agcom, permette ai detentori di diritti di segnalare in tempo reale indirizzi IP che trasmettono illegalmente i contenuti. Soprattutto partite di calcio, ma anche film. A Piracy Shield si sono accreditate anche Indiana e Medusa, per fermare quotidianamente i siti che riproducono Buen Camino. I fornitori di servizi come Cloudflare dovrebbero quindi disabilitare i domini entro 30 minuti secondo le norme Agcom.
Tuttavia, la società statunitense contesta la legge italiana, ritenendola dannosa e sproporzionata, e ha deciso di portare il caso davanti al Tar del Lazio. In attesa dei giudici, il gruppo «ha iniziato a bloccare i siti che utilizzano le sue Cdn (Content Delivery Network o reti di server, ndr) per diffondere migliaia di contenuti illegali», secondo quanto scritto sui social dal commissario Agcom Massimiliano Capitanio qualche giorno fa.
Raggiunta di recente da MF-Milano Finanza, Cloudflare non ha escluso la possibilità di abbandonare il mercato italiano, anche se una scelta così drastica (presa finora solo nei confronti dell’Egitto) avrebbe ripercussioni pesanti: circa il 20% del web - tra cui molte infrastrutture critiche - passa proprio da Cloudflare. (riproduzione riservata)