Il bitcoin scende sotto la soglia psicologica di 65.000 dollari a causa dell’ultima ondata di incertezza sui dazi statunitensi. Il re delle criptovalute il 23 febbraio ha perso fino al 4,8%, scendendo a un minimo intraday a 64.384 dollari, il livello più basso dal 6 febbraio quando ha toccato il minimo del 2026 a 60.070 dollari, già toccato a ottobre 2024. Altri token lo hanno seguito: Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è arretrato del 3,29% a 1.888,25 dollari.
Le perdite arrivano dopo che funzionari statunitensi hanno dichiarato domenica 22 febbraio che gli accordi commerciali già negoziati con i partner restano in vigore, nonostante la sentenza della Corte Suprema che ha annullato il ricorso del presidente, Donald Trump, ai poteri d’emergenza per imporre i dazi.
Da qui l’ira del tycoon che in un post sui social media ha affermato che aumenterà i dazi globali del 10% annunciati il giorno precedente al 15%, alimentando ulteriori turbolenze economiche. Il dollaro (l’euro vale 1,1795, +0,24%) e i listini azionari statunitensi scendono a metà seduta del 23 febbraio: l’S&P 500 perde l’1,17% e il Nasdaq l’1,38% nella settimana dei conti di Nvidia.
«Il mercato delle criptovalute continua a essere fragile, con gli operatori che contano sul supporto a 60.000 dollari», ha dichiarato Caroline Mauron, co-fondatrice di Orbit Markets. «L’incertezza macroeconomica sta ora pesando sul mercato, dalle tensioni geopolitiche con l’Iran ai repentini cambiamenti sui dazi Usa, e potrebbe portare a un nuovo test di questo livello».
Quota 65.000 dollari, secondo Rachael Lucas, analista di Btc Markets, rappresenta un livello chiave di supporto: «Una rottura decisa al di sotto di questo livello riporterebbe in gioco i 60.000 dollari», ha dichiarato Lucas. Viceversa, «i rialzisti devono riportare le quotazioni sopra i 70.000 dollari per invertire il trend del mercato».
«Il bitcoin è sceso sotto i 65.000 dollari, a causa di una combinazione di fattori tra cui la ridotta propensione al rischio, i persistenti deflussi degli Etp e la distribuzione ciclica on-chain», afferma a milanofinanza.it James Butterfill, Head of Research di CoinShares (ha annunciato il 23 febbraio una riduzione permanente della commissione di gestione di CoinShares Bitcoin Etp, il più grande Etp sul bitcoin a replica fisica in Europa per masse in gestione, portandola allo 0,15%), notando che nelle ultime cinque settimane gli Etp in asset digitali hanno registrato deflussi per un totale di 4 miliardi di dollari, mentre i volumi di trading sono scesi ai livelli più bassi da luglio 2025. «Questo evidenzia un cauto atteggiamento degli investitori piuttosto che un vero stress di mercato, pur rallentando in modo significativo la spinta delle valutazioni», spiega Butterfill.
Da ottobre dello scorso anno, un elemento centrale è stata la distribuzione da parte dei grandi azionisti. «I grandi investitori, i cosiddetti «whales», hanno ridotto le loro partecipazioni di circa 30 miliardi di dollari, seguendo il comportamento tipico del ciclo quadriennale: gli investitori realizzano profitti dopo la fase di halving», indica l’Head of Research di CoinShares. «Questo tipo di prelievo di utili è tipico della fase di metà ciclo e non rappresenta una vera e propria capitolazione, pur creando un eccesso di offerta che il mercato deve assorbire. I piccoli investitori hanno reagito in maniera più sensibile alla debolezza delle valutazioni, accentuando la volatilità ai margini del mercato».
A livello regionale, gli Stati Uniti hanno guidato la maggior parte delle vendite recenti negli Etp, mentre Europa e Canada hanno registrato ingressi modesti, suggerendo che alcuni investitori stanno approfittando della debolezza dei prezzi per aumentare l’esposizione a bitcoin. Nel breve termine, prevede Butterfill, «in assenza di un cambiamento significativo nelle condizioni di liquidità o di stress sul mercato obbligazionario, il bitcoin potrebbe rimanere all’interno di un intervallo di prezzo stabile. Una ripresa più duratura richiederà un catalizzatore macroeconomico, come un allentamento delle aspettative sui tassi o l’emergere di nuove tensioni fiscali. Sul piano strutturale, il caso di investimento a medio termine resta solido, sebbene il mercato stia ancora assorbendo la fase di distribuzione ciclica dei grandi investitori».
All’inizio di febbraio il bitcoin ha cancellato i guadagni registrati dopo la rielezione di Trump nel novembre del 2024. Le speranze legate a una seconda amministrazione Trump più favorevole alle criptovalute avevano spinto la cripto a un livello record superiore a 126.000 dollari lo scorso ottobre, poco prima di una massiccia ondata di vendite che da allora ha lasciato l’asset digitale in forte difficoltà.
Il mercato delle criptovalute ha visto bruciare oltre 2.000 miliardi di dollari di valore, con i token di minori dimensioni i più colpiti. I dodici fondi spot sul bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato la quinta settimana consecutiva di deflussi netti, la serie più lunga da febbraio dello scorso anno, con gli investitori che hanno ritirato 3,8 miliardi di dollari in quel periodo. Solo nelle ultime 24 ore, il mercato delle criptovalute ha perso altri 100 miliardi di dollari di valore, secondo i dati di CoinGecko. I dati di Deribit, piattaforma di derivati sulle crypto, mostrano che le coperture contro il ribasso si concentrano intorno alla soglia di 60.000 dollari.
Al di là delle ultime notizie sui dazi, il perdurare del sentiment ribassista evidenzia quanto il bitcoin «abbia bisogno in questo momento di una nuova narrativa», ha affermato a Bloomberg Robin Singh, amministratore delegato della piattaforma fiscale crypto Koinly. «Nonostante il recente ottimismo attorno allo Us clarity act, i prezzi non si sono mossi molto, suggerendo che questo catalizzatore non è la narrativa che spingerà il bitcoin verso l’alto». Il Digital asset market structure clarity act è una proposta di legge statunitense pensata per fornire maggior chiarezza normativa al mercato delle criptovalute.
Il bitcoin rappresenta il 59% della capitalizzazione complessiva del mercato delle criptovalute, pari a 2.340 miliardi di dollari. L’andamento dei prezzi continua a dimostrare che resta altamente volatile. «Storicamente si sono registrati ribassi ancora più consistenti. L’ultima grande flessione si è verificata nell’anno fino a novembre 2022, quando ha perso circa il 75% del suo valore», ricorda Lee Hardman, Senior Currency Analyst di Mufg Bank. «È inoltre sceso del 60% tra giugno 2019 e marzo 2020 e dell’85% tra dicembre 2017 e dicembre 2018. Tale volatilità rafforza l’idea che le criptovalute continuino a essere considerate asset digitali speculativi piuttosto che una forma stabile di moneta digitale». (riproduzione riservata)