Come diceva Mark Twain, «la storia non si ripete, ma spesso fa rima». Questo concetto, valido per la storia umana, lo è ancor di più per il Bitcoin, la cui price action è fortemente influenzata dai cicli dell’halving, ossia l’evento programmato ogni quattro anni che dimezza la ricompensa per i miner, riducendo l’immissione di nuovi BTC sul mercato.
Analizzando l’andamento dell’oro digitale nel lungo periodo, emerge un modello ricorrente: nei tre cicli precedenti, il massimo di mercato è stato raggiunto nel quarto trimestre dell’anno successivo all’halving (Q4 2013, Q4 2017, Q4 2021).
Facendo due conti, ci si rende conto che siamo nel quarto trimestre di un nuovo anno post-halving. La domanda sorge quindi spontanea: e se Bitcoin toccasse il massimo storico tra ottobre e dicembre 2025, per poi dare inizio a un nuovo bear market?
In tutti i casi, la sequenza è stata sorprendentemente simile: rialzo nei mesi di luglio e agosto, correzione a settembre fino alla bull market support band (media mobile a 20 settimane), rally finale verso il massimo ciclico nel quarto trimestre e avvio di un bear market nell’anno di metà ciclo, in questo caso il 2026.
Anche il 2025 sembra seguire lo stesso copione: luglio e agosto sono in territorio positivo, e la bull market support band oggi si colloca tra 105.000 e 107.000 dollari, con stime di circa 110.000 a settembre.
Nei cicli passati, dai minimi di settembre i rialzi sono stati del +1.000% (2013), +500% (2017) e +70% (2021). Con rendimenti decrescenti, un aumento del 20-40% dai livelli attesi di settembre 2025 porterebbe il bitcoin in un range di 131.000-154.000 dollari, con scenari ottimistici fino a 186.000 dollari.
Il settembre rosso ha sempre avuto un impatto pesante sulle altcoin: mentre Bitcoin regge meglio, molte alt subiscono forti perdite, sia in dollari che in termini di Btc ed Ethereum. Il motivo è che molte non hanno mai toccato i minimi di range contro Bitcoin, mentre Ethereum sì, e per questo ha già iniziato a sovraperformare.
Nei cicli precedenti, il ribasso delle altcoin contro Bitcoin si è accentuato in ottobre-novembre, spesso durante il rally finale di BTC, segnalando un drenaggio di capitali dal comparto alt verso i due asset principali dell’ecosistema delle valute digitali.
Storicamente, l’anno di metà ciclo è ribassista per Bitcoin. Tra i possibili driver che potrebbero configurarsi come fattori scatenanti figurano le dinamiche macro: un taglio dei tassi da parte della Fed meno aggressivo delle attese potrebbe mantenere alti i rendimenti a lungo termine (il rendimento del Treasury a 10 anni), riducendo la liquidità e penalizzando gli asset rischiosi.
Per ora, però, il mercato è ancora in piena fase di agosto dell’anno post-halving, storicamente rialzista. Se la «rima» della storia dovesse continuare, il copione sarebbe già scritto: settembre di consolidamento, rally nel quarto trimestre, massimo ciclico… e poi cripto-inverno. (riproduzione riservata)