L'inflazione Usa oltre le attese tira il freno anche alle Borse asiatiche. Shanghai lascia sul terreno lo -0,51%, seguita a ruota da Hong Kong (-0,48%) e Tokyo (-0,26%). Anche i future di Wall Street danno segni di debolezza (Dow Jones a -0,18%, S&P a -0,18% e Nasdaq a -0,06%).
Ieri l'indice dei prezzi al consumo di giugno negli States è balzato al 5,4%, registrando l'aumento più alto dall'agosto 2008. Come se non bastasse, a pesare sul sentiment dei mercati cinesi contribuiscono anche le incertezze sui rapporti commerciali e finanziari con gli Stati Uniti. A quanto riportato ieri dal Financial Times, infatti, il presidente Usa Joe Biden sta pianificando di aggiornare il warning emesso dall'Amministrazione Trump e di inasprire le sanzioni contro la Cina per rispondere al genocidio degli uiguri, la minoranza islamica nello Xinjiang deportata e sfruttata per raccogliere cotone.
In seguito alla misura di Washington, un organo di consulenza designato valuterà i rischi legali che le società americane potrebbero affrontare nel caso in cui le loro filiere dipendano dallo sfruttamento degli uiguri. Secondo quanto riportato dalle fonti, comunque, alcuni funzionari della Casa Bianca sono preoccupati per le ripercussioni economiche del provvedimento, dato che Hong Kong rappresenta un centro finanziario critico per molti dei giganti di Wall Street.
Sul fronte interno, invece, oggi sono arrivati segnali positivi sulla ripresa: nel secondo trimestre l'economia di Singapore è salita del 14,3% su base annua, superando il consenso di Reuters (14,2%). Ciononostante, ha precisato il ministro del commercio e dell'industria, la lettura ha registrato una flessione del 2% rispetto al primo trimestre.
Tra le commodities, il petrolio per il momento è fiacco: il Wti scambia a 75,10 dollari al barile (-0,20%) e il Brent tratta a 76,40 (-0,12%). Oggi, comunque, probabilmente arriveranno nuove catalisi dagli Stati Uniti, che pubblicheranno i dati sulle scorte settimanali di petrolio alle ore 16:30. L'oro si muove lateralmente intorno ai 1.813 dollari l'oncia (+0,20%), sostenuto dalla correzione ribassista della moneta americana che, dopo il rafforzamento di ieri, oggi perde contro tutte le principali monete: l'euro/dollaro sale dello 0,13%, anche se resta ben al di sotto dell'1,18 a 1,1788, il dollaro/yen perde lo 0,11% a 110,46 e il cross tra sterlina e biglietto verde sale dello 0,22% a 1,3840. (riproduzione riservata)