Berlin Calling: i migliori posti da visitare a Berlino nel 2025
In perpetua oscillazione tra noto e mai visto, fra passato e futuro, ogni volta che si torna la città è qualcos’altro rispetto a quella precedente. Ecco i nuovi indirizzi da scoprire
Fra già noto e mai visto, fra passato e futuro, Berlino oscilla come un Pendolo di Foucault in movimento da una fase all’altra. Ogni volta che si torna la città è qualcos’altro rispetto a quella precedente, come un cocktail dai sapori contrastanti, talvolta agrodolci, sempre mutevoli. Fa parte del suo fascino il suo essere un’anomalia storico-politica: mai nessun luogo come Berlino, con la sua vita divisa per anni da una lunga cicatrice di cemento.

Quest’anno sono 35 anni dal crollo del muro, elemento simbolico e architettonico insieme, che, sbrecciato e coperto di graffiti alla East Side Gallery, museo open air sul lungofiume, rimane un topos della città.

Il famigerato check point Charlie, posto di blocco fra i settori est e ovest, sta diventando sempre più uno spot turistico. Fra Mauermuseum e Trabant World (le auto del popolo), sembra voler esorcizzare un passato ancora recente rendendolo un’attrazione degna di un rapido selfie; anche se per molti berlinesi questa guardiola rappresentava il confine fra la vita e una non vita.

La città recentemente ha aperto una nuova finestra sulle vite di quelli che erano dalla parte sbagliata, su Le vite degli altri per citare il bellissimo film premio Oscar su un agente della Stasi che spiava di dissidenti. È un nuovo spazio che mostra la quotidianità dei cittadini della DDR, di come la gente si arrangiava a farsi gli abiti in casa, a dormire sul tetto delle Trabant perché non c’erano abitazioni, però si costruiva la torre della Tv, la più alta della Germania, ancora oggi simbolo di Alexanderplatz. Il museo è ospitato nella Kulturbrauerei, l’antico birrificio Schultheiss composto da 20 edifici in mattoni rossi e da una serie di cortili. Dove un tempo c’erano caldaie, depositi, stalle per gli animali oggi ci sono locali di musica latino-americana, ristoranti, discoteche, cinema, teatri, centri culturali ponte fra Oriente e Occidente e una Casa della Poesia, dedicata alla promozione dei giovani talenti.

D’altro canto questa città ha avuto sempre una passione per i cortili e ormai da anni ha trasformato gli Hackesche Höfe, una serie di corti fra le case che un tempo erano edifici agricoli vicini al mercato e poi laboratori artigianali in stile Art Nouveau, in un elegante centro commerciale di gallerie d’arte, boutique di tendenza, bigiotterie antiquarie, negozi gourmet.

Ma bisogna andare poco oltre, in Sophienstrasse al 39, per scoprire un cortile decisamente off, Haus Schwarzemberg, con i vecchi muri coperti di stickers e graffiti firmati da writers famosi come El Bocho (autore di Little Lucy, la bimba di cui è tappezzata tutta Berlino). Un po’ cadente fra gli eleganti caffè di Mitte, è stata sede della produzione cinematografica della DDR e prima ancora di una fabbrica di spazzole il cui proprietario, Otto Weid, durante il nazismo utilizzò ebrei ciechi per nasconderli. Oggi, oltre a un centro che ricorda Anna Frank, si trovano un cinema all’aperto, l’Eschschloraque bar frequentato da artisti e bohémien, Neurotitan negozio di musica elettronica, fumetti, design e soprattutto si vive questa straordinaria atmosfera di creatività a briglia sciolta. La stessa che di anno in anno decora i muri di Bülowstrasse a Nollendorf, storico quartiere LGBT, dove Urban Nation, museo di arte urbana contemporanea della Fondazione no-profit Berliner Leben, promuove lo scambio creativo fra artisti e cittadini

I berlinesi, dunque, si reinventano sempre. E così i bagni pubblici che da inizio ‘900 a fine anni ’80 servivano le persone dell’est senza il bagno in casa, si sono trasformati grazie all’imprenditrice Barbara Jaeschke in un fascinoso hotel di design, l’Oderberger. Il locale caldaia con i manometri ancora al loro posto è la sala colazione, gli spogliatoi sono la sala riunioni e un bar accogliente, e la piscina interna, con il suo scenografico doppio loggiato, è usata oggi come un tempo dalla gente del quartiere (sopra).

Sognano molto i berlinesi di oggi. Come Billy Wagner che a Kreuzberg, demarcazione fra est e ovest, ha inventato Nobelhart & Schmutzig ristorante stella verde Michelin e classificato al World’s 50 Best Restaurants (sopra). Metà elfo metà guru, Billy serve i clienti al bancone con vini e cibi naturali rigorosamente dalle campagne del Brandeburgo cucinati dallo chef Micha Schäfer; vietato telefonare e fotografare, meglio concentrarsi sull’esperienza.

Idee e ideali lontanissimi fino a 35 anni fa, quando i dissidenti del regime si riunivano al cafè Sybille, dal nome di una rivista, il “Vogue della Germania est” (sopra). Ancora oggi, fra arredi semplici, foto d’epoca e sapori sovietici come la solyanka, la zuppa di cavolo acido, il Sybille si affaccia sulla Karl-Marx-Allee, stradone che mantiene una grandiosità opprimente da regime sovietico.

Ha il sapore del nuovo, invece, il cibo da Coda, ristorante a Neukölln, un quartiere dal cuore multietnico, di gente arrivata da Russia, Turchia, Nord Africa. Così nascosto da sembrare uno speakeasy, così personale da declinare i piatti sempre con una nota dolce, il regno di René Frank (sopra), due stelle Michelin, è un “dessert dining” complesso, che regala una cena concettuale a palati raffinati. In grado di apprezzare il Caviar Popsicle, cremoso di carciofo di Gerusalemme e crema vaniglia, ricoperto da un “pralinato” di caviale Oscietra: «solo a Berlino siamo liberi di sfidare deliberatamente le convenzioni e rompere i confini», spiega lo chef.

La città reinventa l’ospitalità all’hotel Henri, recupero di un’elegante villetta in stile Gründerzeit trasformata in una residenza accogliente come una casa: ci si serve le bevande da soli direttamente dal frigo. È a due passi dalla Kurfürstendamm, la mitica Ku’damm, sogno proibito capitalista a quelli che guardavano a ovest.
Il mondo si è trasformato tante volte dove sorge l’Humbolt Forum, dedicato al famoso naturalista berlinese del XVIII secolo, proprio di fronte all’Isola dei Musei sulla Sprea. Qui, nel Medioevo, c’era un monastero domenicano, le cui mura si vedono in un affascinante percorso nel sottosuolo. Nel Rinascimento è stato residenza dei Principi Elettori del Brandeburgo. Poi palazzo barocco degli Hohenzollern fino alla Grande Guerra. Distrutto nella Seconda Guerra Mondiale e abbattuto dalla DDR. Ricostruito come palazzone del potere dal governo socialista. Abbattuto nel 2006.
Rinato come nuovo simbolo della città di oggi, colta e inclusiva, con l’idea dell’architetto italiano Franco Stella, che dietro a una facciata barocca in pietra arenaria uguale all’originale ha costruito un bellissimo palazzo moderno, luminoso e lineare. Ospita sei permanenti di grande interesse e luoghi di ritrovo come il ristorante e la grande terrazza all’ultimo piano che diventerà un giardino pensile affacciato sullo skyline di Berlino.

Dal Forum basta fare pochi passi, oltre lo Schleusenbrücke sul fiume, per scoprire un gioiello nascosto sulla Franz. Strasse: la Pierre Boulez Saal, sede dell’accademia del grande pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim e dell’intellettuale palestinese Edward Said, che da 25 anni unisce giovani musicisti israeliani e arabi. Luogo di pace e bellezza ha una sala concerto straordinaria, disegnata da Frank Gehry in forma ellittica che abbraccia col suo legno di quercia bianca e cedro dell’Alaska il pubblico e gli artisti in un’unica comunità, senza separazione (sopra).

Perché questo è il mood di oggi a Berlino: unire, prendere il buono del passato per quanto tormentato possa essere, e farlo proprio. Come accade all’omino luminoso che sui semafori indica di attraversare; nonostante fosse nato dall’odioso regime dell’est era simpatico e amichevole, quindi oggi lampeggia anche sui semafori a ovest, indistintamente. (Riproduzione riservata)
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