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Berkshire taglia Amazon e Apple, punta sul New York Times: ritorno nel settore media abbandonato da Warren Buffett nel 2020

18 febbraio 2026, 12:40 Ultimo aggiornamento: 15:05

Berkshire Hathaway nel quarto trimestre 2025 riduce del 77% la sua partecipazione nel colosso dell’e-commerce e solo del 4% quella nel produttore di iPhone. Possiede azioni del New York Times per un valore di 351,7 milioni di dollari. eToro analizza la nuova rotazione dei fondi

Berkshire Hathaway riduce la quota in Amazon ed Apple e scommette sul New York Times. La holding finanziaria di Warren Buffett ha ridotto nel quarto trimestre del 2025 addirittura del 77% la sua partecipazione nel colosso dell’e-commerce da 10 milioni di azioni a 2,3 milioni, per un controvalore di 1,7 miliardi di dollari venduti, e del 4% da 238,2 milioni a 227,9 milioni di azioni la quota nel produttore di iPhone, che rimane comunque la sua maggior partecipazione azionaria con 62 miliardi di dollari (22% del portafoglio).

L'investimento nel New York Times 

Al contempo, secondo quanto è emerso da un documento depositato presso la Sec statunitense, la società con sede a Omaha in Nebraska ha annunciato di possedere 5,07 milioni di azioni del New York Times per un valore di 351,7 milioni di dollari alla fine del 2025 che rende la Berkshire uno dei principali azionisti del quotidiano con una quota del 3,12%. È bastato questo annuncio a far salire l’azione del New York Times di oltre il 10% nel trading after-hours il 17 febbraio e del 3,4% al pre-market il 18 febbraio a Wall Street.

Il ritorno di Buffett nel settore dell'editoria

Si tratta di un rientro in un settore che Buffett aveva abbandonato nel 2020, quando ha venduto gli asset media, compreso l'Omaha World-Herald, a Lee Enterprises per 140 milioni di dollari. Non volendo vendere intere attività, ricorda Reuters, nel 2018 il guru della finanza ha detto agli azionisti della Berkshire che solo il Times, il Wall Street Journal e forse il Washington Post (di proprietà del fondatore di Amazon Jeff Bezos) avevano modelli digitali abbastanza forti da compensare il calo della diffusione della stampa e dei ricavi pubblicitari.

«Oggi compra un giornale che, in realtà, non è più soltanto un giornale. Il Times conta quasi 13 milioni di abbonati, oltre 2 miliardi di dollari di ricavi digitali annui, un business fondato su sottoscrizioni ricorrenti, bundle di contenuti e pricing power. Il margine operativo adjusted si attesta intorno al 24%, in miglioramento. Più della metà degli utenti paga per più prodotti», sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Esattamente il tipo di business a ricavi ricorrenti, con pricing power e brand durevole, che Buffett ha sempre cercato. Un Arpu digitale di 9,72 dollari in crescita e oltre metà degli abbonati su prodotti multipli rendono la tesi convincente. Buffett non ha cambiato idea sui giornali. Ha comprato una piattaforma digitale con ricavi ripetibili e brand globale».

La strategia su Amazon e il settore tecnologico

Mentre la Berkshire ha acquistato per la prima volta una quota in Amazon nel 2019. All’epoca Buffett aveva dichiarato che, nonostante la sua storica avversione per le azioni tecnologiche, era stato «un idiota a non comprare» prima le azioni del gigante delle vendite online.

Ora la dimensione del taglio (-77%) segnala una chiara presa di profitto, con l’ultimo massimo storico del titolo datato 3 novembre, e mette in luce un tema che spaventa il mercato: la corsa ai capex, spiega Debach. Amazon, infatti, si posiziona come infrastruttura di base per l’AI con un piano di spesa aggressivo, circa 200 miliardi nel 2026 dopo i 129 miliardi del 2025, che supera persino quello di Google e Microsoft.

«Eppure, anche se Berkshire vende, Amazon resta tra le top holding di molti grandi fondi. Druckenmiller, Ackman e diversi Tiger Cubs hanno aumentato l’esposizione. Paradossalmente», sostiene l’esperto di eToro, «Amazon diventa allo stesso tempo vincente e perdente di questa stagione».

Le mosse su Bank of America, Chevron e Chubb

Sempre nel quarto trimestre dello scorso anno, Berkshire ha continuato a ridurre la sua quota in Bank of America al 7,1%. A fine giugno rappresentava il 14,7% del portafoglio, seconda posizione dietro Apple. Da allora la quota è stata ridotta trimestre dopo trimestre e oggi il titolo è sceso al terzo posto, superato da American Express, che pesa per il 10,4%.

Viceversa, ha aumentato le sue quote nel produttore di petrolio Chevron e nella compagnia assicurativa Chubb, rispettivamente, al 6,5% e all’8,7%.

La nuova gestione di Greg Abel e i futuri investimenti

Buffett, che ha lasciato il ruolo di amministratore delegato (resta presidente) della Berkshire dal 1° gennaio del 2026 a Greg Abel, sembra essere tornato allo shopping. Infatti ha raggiunto un accordo per acquistare la divisione petrolchimica di Occidental Petroleum per 9,7 miliardi di dollari e ha costruito una partecipazione da 5,6 miliardi di dollari in Alphabet. Ulteriori dettagli sugli investimenti della holding potrebbero emergere dalla relazione annuale e dalla prima lettera agli azionisti di Abel il prossimo 28 febbraio.

La nuova rotazione dei fondi

ll dato più eloquente resta la liquidità della Berkshire (382 miliardi di dollari) che siede su una montagna di cash. «È un messaggio chiaro per Abel: massima flessibilità», sostiene Debach che guarda alle scelte degli altri guru (l’Etf Global X Guru, che replica le posizioni aggregate di hedge fund sulla base dei filing 13F, ha chiuso l’anno con un rendimento totale del +25%, superando l’S&P 500, +16,4%, e l’iShares Msci Acwi, +22%).

Ebbene, Bill Ackman ha ruotato in modo deciso verso le Magnifiche Sette, ma con selettività: nuova posizione in Meta, aumento significativo di Amazon, taglio drastico di Alphabet.

Stanley Druckenmiller ha adottato un approccio più ampio: ha incrementato Amazon e Alphabet, ma ha affiancato esposizioni macro come l’Etf finanziario Xlf, il Brasile tramite Ewz, l’alluminio con Alcoa. David Tepper, invece, ha ridotto Nvidia e Amd dopo i forti rialzi precedenti e aumentato l’esposizione alle compagnie aeree, in particolare American Airlines.

«Aggregando le mosse, emergono alcuni fili conduttori. Primo, non c’è fuga dall’azionario, ma c’è maggior selettività. La riduzione su alcuni big tech convive con acquisti mirati sugli stessi nomi da parte di altri gestori. Il mercato non è più monolitico, è frammentato», analizza Debach.

Secondo, l’intelligenza artificiale entra in una fase più adulta. Non basta essere associati al tema. Conta la capacità di generare flussi di cassa concreti. Le prese di profitto su Nvidia o i tagli su Palantir per l’esperto di eToro indicano che lo smart money distingue tra narrativa e ritorno sul capitale.

Terzo, riemerge interesse per ciclici, finanziari, materie prime ed emerging markets. «Non è un abbandono della tecnologia, ma un tentativo di ampliare il perimetro del rally. Un mercato meno concentrato è, paradossalmente, un mercato più sano», conclude Debach. (riproduzione riservata)



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