Il passaggio di consegne tra l’Oracolo di Omaha Warren Buffett e il suo successore Greg Abel alla guida della holding Berkshire Hathaway avviene con una postilla a margine di uno sterile documento presentato alla Sec, l’equivalente americano della Consob:
«Come precedentemente annunciato, Greg Abel diventa dal primo gennaio ceo della società. Da quella data, lo stipendio del signor Abel viene aumentato a 25 milioni di dollari annui». Impossibile non fare subito il paragone tra il faraonico salario del nuovo ceo e quello simbolico del più grande investitori di tutti i tempi, che percepiva appena 100 mila dollari.
In realtà, al di là delle prime impressioni la scelta della società (e di Buffett stesso) è più che logica: d’altronde, lo stesso Abel nel suo ruolo di vicepresidente delle operazioni non assicurative del gruppo aveva percepito nel 2024 la bellezza di 21 milioni di dollari.
La verità è che la ricchezza di Buffett, al di là dello stipendio, arrivava in gran parte (e continuerà ad arrivare) dalla sua quota in Berkshire, pari al 38% circa delle azioni di classe A della holding di partecipazioni. Le sue consistenze azionarie portano il patrimonio complessivo dell’Oracolo a quota 150 miliardi di dollari, facendo di lui, secondo il Bloomberg Billionaires Index, il decimo uomo più ricco del mondo e il secondo dopo Bernard Arnault (patron di Lvmh) a non occuparsi di tecnologia.
Il nuovo stipendio di Abel rende però il passaggio di consegne tra i due più di un semplice atto burocratico. Il ceo designato dal guru del Nebraska riceve infatti la pesante eredità dei successi del suo predecessore, oltre a una montagna di liquidità da investire: 382 miliardi di dollari di cash pronti a essere impiegati sul mercato.
Improbabile, se non proprio impossibile, che Abel possa generare rendimenti paragonabili a quelli del suo maestro: le azioni di classe A di Berkshire (che per ferma decisione di Buffett non hanno mai staccato dividendo) hanno generato dal 1976 a oggi una performance monstre del 1.094.683%, mentre quelle di classe B – pensate anche per investitori individuali – dal 1996 hanno generato un ritorno del 2.071%. In totale, dal 1965 al 2024 Berkshire ha guadagnato il 5.502.284%, stracciando il (comunque ottimo) 39.054% dell’S&P 500.
«Non concentratevi troppo sullo stipendio iniziale e fate molta attenzione a chi scegliete come capo, perché finirete per assorbirne le abitudini», è una delle massime di Buffett, rivolta agli azionisti durante l’ultima assemblea annuale di Berkshire.
Un messaggio che potrebbe essere rivolto anche allo stesso Abel, collaboratore fidato e di lungo corso dell’Oracolo di Omaha che nel corso degli anni si è costruito la reputazione di leader pragmatico, con un approccio diretto nella gestione delle partecipazioni.
Allo stato attuale, il nuovo ceo potrà contare su un portafoglio composto da 46 partecipazioni: tolta la liquidità, la più grande è sempre quella in Apple, pari a 62 miliardi. Seguono American Express (57), Bank of America (32) e l’azienda del cuore di Buffett, Coca-Cola, con una partecipazione di 27 miliardi. Degno di nota anche l’ingresso in Alphabet (la casa madre di Google), svelato lo scorso novembre e dal valore di 5,7 miliardi. (riproduzione riservata)