Le politiche monetarie e finanziarie eccezionalmente allentate della Banca d'Inghilterra durante il 2020 e all'inizio del 2021 sono state una risposta necessaria e proporzionata alla storica pandemia Covid-19 e alla recessione economica che ne è conseguita. Tuttavia, ora che la ripresa sembra essere ben avviata, secondo gli analisti di Berenberg è probabile un ridimensionamento delle ingenti manovre attuate in supporto a economia reale e mercati finanziari.
"Periodi economici normali richiedono politiche normali", esordiscono gli economisti di Berenberg, secondo i quali, mentre durante il periodo post-Gfc la normalizzazione della politica monetaria della Boe era stata ostacolata dalla necessità di rafforzare il sistema finanziario, riparare i bilanci del settore privato e di far fronte all'incertezza politica, questa volta la situazione è diametralmente diversa. "Le politiche ultra-allentate della BoE sono alla base di una forte ripresa ciclica dalla pandemia e, come parte integrante di tale ripresa, le pressioni inflazionistiche stanno aumentando, le aspettative di inflazione sono in crescita e sia la componente della domanda e che la disponibilità di credito sono forti", sottolineano a Berenberg.
La BoE ha mantenuto la maggior parte dei suoi strumenti di politica monetaria invariati nell'ultimo Comitato di politica monetaria a maggio, pur di fatto annunciando l'inizio di un piccolo tapering. In un avviso a margine delle minute, infatti, la BoE ha reso noto che gli acquisti di asset avrebbero rallentato da 4,4 miliardi di sterline a settimana a 3,4 miliardi dal 10 maggio al 4 agosto. La decisione di iniziare a diminuire immediatamente gli acquisti, piuttosto che dall'inizio del secondo semestre come Berenberg si aspettava, potrebbe suggerire che i policymaker stanno iniziando a riconoscere i crescenti rischi di inflazione.
Inoltre, la BoE ha rivisto la sua valutazione dei rischi a medio termine "equilibrati" da "inclinati al ribasso". Tuttavia, "gli orientamenti futuri della BoE sono rimasti neutrali, senza alcun segnale circa la direzione che la politica intraprenderà una volta che gli acquisti di attività saranno terminati nel dicembre 2021", indicano alla banca d'affari.
Nonostante le crescenti pressioni inflazionistiche, la Bank of England rimane ottimista sui potenziali rischi di un aumento dei prezzi. Questa logica dei policymaker dipende dalle previsioni sull'economia della stessa Banca centrale. La solida crescita, la robusta domanda di credito e un corrispondente superamento dell'inflazione nel 2021 e nel 2022 lasceranno il posto, secondo l’istituto centrale, a risultati economici molto più deboli nel 2023.
Dopo il collasso del 9,8% del pil reale nel 2020, la BoE nel suo rapporto di politica monetaria di maggio ha previsto una crescita del 7,25% nel 2021, seguita da un guadagno del 5,75% nel 2022 e da un brusco rallentamento all'1,75% nel 2023, con un profilo del tutto simile per le dinamiche legate all'inflazione: da un tasso ridotto dello 0,5% nel 2020, la Boe ha stimato un'impennata dell'inflazione al 2,5% nel 2021, un livello inferiore a circa il 2,25% nel 2022 e poi un calo al suo obiettivo del 2% nel 2023.
"A nostro avviso", evidenziano gli esperti di Berenberg, "la BoE è troppo cauta nella sua valutazione dei risultati economici futuri, poiché la crescita sarà sostanzialmente più elevata nell'era post-Covid rispetto all'era post-Lehman Brothers, che l'istituto sembra utilizzare come modello per la proiezione delle condizioni future". In particolare, secondo Berenberg, la BoE potrebbe definitivamente interrompere i programmi di acquisto degli asset a partire da dicembre 2021, come segnalato dallo stesso istituto centrale e iniziare a delineare, dal primo semestre del 2022, una più ampia strategia di inasprimento.
"La Boe ha sostenuto a lungo che vuole che il tasso bancario sia lo strumento di politica marginale, quindi ci aspettiamo tassi notevolmente più elevati prima che la Boe inizi a metter mano al proprio bilancio", sottolineano ancora. Da agosto 2022 (o al massimo inizio 2023), infatti, la BoE potrebbe aumentare il tasso bancario di 15 punti base, dallo 0,10% allo 0,25%, con un forte segnale per ulteriori aumenti dei tassi a venire. Inoltre, a novembre 2022 si potrebbe assistere a un ulteriore aumento del tasso a 25 punti base per portare il tasso bancario allo 0,5%, qualora vi fosse la chiara evidenza che il forte slancio economico e l'inflazione al di sopra dell'obiettivo persisteranno nel 2023.
Nel 2023-2024, infine, vi sarà un aumento graduale di 50-75 punti base all'anno. Una volta che il tasso bancario raggiungerà un livello coerente con il tasso di equilibrio di lungo periodo, stimato da Berenberg intorno all'1,5%, i responsabili politici potranno iniziare a consentire una riduzione passiva del bilancio o stabilire piani per una graduale riduzione attiva. A seconda del ritmo dell'evoluzione dei mercati obbligazionari e dei risultati economici, la BoE potrà ovviamente ritardare ulteriori aumenti dei tassi bancari, purché i responsabili politici siano a proprio agio con il livello e il ritmo degli aumenti dei rendimenti di riferimento.
Oltre a tali prospettive, Berenberg prevede che i tassi di riferimento a 10 anni saliranno al 2,3% entro la fine del 2023 rispetto allo 0,85% attuale. "Questo modesto aumento dei tassi nominali rispetto alle prospettive economiche e di inflazione implicherebbe tassi reali ancora fortemente negativi. Poiché i tassi più elevati riflettono una migliore performance economica, non è probabile che ciò costituisca un grave ostacolo. In effetti, i profitti del settore bancario potranno beneficiare di una normalizzazione dei tassi di interesse e di un probabile irripidimento della curva dei rendimenti", concludono da Berenberg. (riproduzione riservata)