Benassi, l’artista punk con il cuore di un orso
L’artista italiano del momento è in mostra a Genova con oltre 100 opere che lo rappresentano: luoghi comuni, simboli, abitudini, vezzi e l’ironia
Confusione. La mostra di Jacopo Benassi sovrasta il visitatore e lo lascia un po’ intontito. È l’artista italiano del momento: le sue opere hanno più che triplicato le stime, oggi viaggiano tra i 10 e i 25mila euro, le più richieste sono le stratificazioni di fotografie e quadri legati tra loro con cinghie.
Pezzi unici, naturalmente. Jacopo Benassi Libero!, curata da Francesco Zanot e allestita negli spazi della Loggia degli Abati a Palazzo Ducale, a Genova, fino al 14 settembre, è un focus con lavori dal 2018 a oggi allestiti in modo apparentemente caotico: i quadri appoggiati quasi sempre a terra, oggetti di recupero abbandonati danno una sensazione di non finito. «Benassi mette in crisi il mezzo che usa e anche i visitatori, agisce come un virus», chiarisce il curatore. Il momento è topico e all’artista non è sfuggito, tanto da inquadrare un foglio con del colore spruzzato e spiega a chi lo avesse confuso con un dipinto che «è solo esplosa una bomboletta».
La sera della preview sono arrivati tutti i 65 collezionisti prestatori, la mostra include lavori su commissione come la stratificazione di immagini per Umberta Gnutti Beretta, moglie del patron delle armi: sopra al ritratto del figlio ce n’è un altro con una pistola di famiglia puntata e poi lo strato successivo è un altro dipinto.

Le opere esposte sono 110, sculture, libri, foto, autoritratti, oggetti personali, come la batteria con le pantofole dell’artista, e continue performance che rendono la mostra in divenire. Al centro del progetto espositivo, il lavoro di decostruzione del corpo della fotografia e della visione fotografica. La rassegna raccoglie tutti i luoghi comuni, i simboli le abitudini i vezzi, le provocazioni scherzose di Benassi. La sua «pistola» sono i lavori con cui coglie il potere mediatico del momento e trasforma se stesso in una cassa di risonanza. All’opening indossa la maglia nera del gruppo punk Crass che inneggia a «anarchia e pace», mentre scrive con la bomboletta a favore del pubblico: «Benassi lotta contro la condanna della fotografia».
I nuovi lavori, fotografie prese nel giardino del Museo di Villa Croce a Genova con la luce del giorno (una novità, di solito lavora di notte con la luce del flash) dipinte e rifotografate, sono propaganda per la riapertura del Museo d’arte contemporanea chiuso per lavori e da tempo trasformato dalla politica locale in un contenitore di esposizioni senza curatore e progetti.

Le pantofole sono un vezzo, un oggetto personale che colleziona e diffonde, a volte sono vere, altre in bronzo. Babbucce da albergo, ciabatte da spiaggia, da piscina che rievocano gli anni 70 quelli in cui cresce lui. Le indossa di giorno, di notte, un po’ come il pigiama di Julian Schnabel. La mostra prosegue con le immagini preferite, foto in cui gli elementi sono isolati, che si tratti di flora, rami, cactus, agavi che in Liguria sono materiale facile da rintracciare. O animali con cui si identifica: aragoste, mucche, una scimmia con cui Jacopo ci confonde e diventa il manifesto della rassegna. Ci sono anche animali imbalsamati e spine invece di fiori.

La sua vita è messa a nudo, non risparmia niente. Lui, che molti a Spezia ricordano dietro al bancone del club B-Tomic, non ha paura a raccontarsi fino all’ultimo riserbo e mostra sovrapposizioni con autoritratti durante i cruising, incursioni sessuali nelle pinete in cui prede e cacciatori si scambiano i ruoli. Ci sono gli omaggi degli amici artisti e i ricordi per chi non c’è più, la maschera del gallerista Pasquale Leccese scomparso nel 2023, fa sussultare gli amici del mondo dell’arte. Benassi, l’artista punk con il cuore di un orso. (Riproduzione riservata)
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