Nonostante l'attuale contesto risk off, spinto dalle preoccupazioni sul Covid-19 e dal fatto che sempre più Paesi stanno tornando a imporre misure restrittive, il differenziale Btp/Bund si è ridotto e viaggia intorno ai 130 punti base. “Questo movimento”, evidenziano gli strategist di Ubp, “segue il giudizio positivo di S&P arrivato venerdì sera, dopo che l'agenzia ha deciso non solo di confermare il rating BBB, ma anche di migliorare l'outlook a stabile da negativo”. Secondo gli analisti, la logica di S&P suggerisce probabilmente che i titoli di Stato hanno l'opportunità di rilanciare la crescita economica e di invertire il peggioramento del bilancio, considerato che gli acquisti di asset della Bce stanno sostenendo costi di finanziamento bassi, e che il Recovery Fund dell'Ue è destinato a fornire concessioni e prestiti consistenti.
Dal punto di vista dei fondamentali, questa è la seconda nota positiva per l'Italia negli ultimi mesi, in quanto abbassa i timori di un declassamento dei titoli di Stato a uno status high yield e viene dopo le elezioni regionali, che avevano ridotto le possibilità di elezioni anticipate, supportando la stabilità politica del Paese. “Questi sviluppi”, secondo gli analisti di Ubp, “così come il sostegno della Bce attraverso l'acquisto di asset, hanno permesso agli spread di slegarsi a volte dai movimenti di mercato più ampi, con la volatilità tenuta sotto controllo dall'interventismo della banca centrale”.
Ad oggi, la Bce ha praticamente fatto di questi spread il primario obiettivo di politica monetaria, incrementando gli acquisti di asset nei momenti di maggiore volatilità e di ampliamento del differenziale. Sebbene gli spread siano adesso ristretti, il sostegno della Bce sembra destinato a continuare, in quanto il Pepp ha ancora molto margine di applicazione. “Anche se è improbabile che la Bce faccia annunci importanti nel corso della riunione di questa settimana, molto probabilmente getterà le basi per un'ulteriore espansione del Pepp a dicembre, quando avremo le nuove previsioni economiche e considerata la continua incertezza sul ritmo della ripresa”, concludono i membri di Ubp.
Anche secondo Peter Allen Goves, analista di Mfs Investment Management, è improbabile che già nella prossima riunione si possa assistere ad un cambiamento sostanziale nella politica monetaria, sebbene l'aumento consistente dei rischi potrebbe comportare un maggiore allentamento nelle riunioni successive. Secondo Goves, prima di intervenire ancora, la Bce “potrebbe voler attendere la prossima serie di proiezioni degli esperti, previste a dicembre, e fare un bilancio degli eventi in corso”.
Per l’analista di Msf, il principale rischio al ribasso riguarda il modo in cui le rinnovate preoccupazioni legate al Covid-19 peseranno sulle prospettive economiche e il contesto di inflazione contenuta. “Viviamo in un mondo in cui, nonostante i livelli record di sostegno monetario, l'ultima rilevazione Ipca è stata del -0,3% su base annua a settembre, con il core allo 0,2% su base annua” evidenzia l’analista, che prosegue sottolineando come, nel frattempo, “le previsioni della Bce per l'inflazione a lungo termine rimangono al di sotto del target e le aspettative di inflazione basate sul mercato sono sottotono”.
È inoltre probabile, secondo Goves, che vi sarà un’ulteriore conferma del fatto che la Bce sia assolutamente favorevole alle iniziative fiscali dell'Ue. La stessa Lagarde nell'ultimo incontro ha dichiarato che "per quanto riguarda le politiche fiscali, una posizione ambiziosa e coordinata resta fondamentale". “Per i mercati”, argomenta Goves, “ciò significa che i tassi di base europei rimarranno probabilmente bassi grazie alla solidità della forward guidance, ai buoni segnali e a un orientamento complessivamente accomodante della politica monetaria. La flessibilità del Pepp resta fondamentale ed è riuscita a contenere l'ingiustificata frammentazione del mercato e prevenire un eventuale inasprimento delle condizioni finanziarie. Considerata la possibilità che l'accomodamento monetario della Bce continui, gli spread dei titoli di stato europei dovrebbero rimanere contenuti nel prossimo futuro”. (riproduzione riservata)