L’apertura della conferenza stampa della presidente della Banca Centrale Europea è ormai la stessa da qualche mese. «L’inflazione è troppo alta da troppo tempo», ha esordito Lagarde dopo il meeting di politica monetaria, ricordando che la metrica a cui l’istituto guarda è in particolare la componente core. «L’accesso al credito si sta restringendo, ma questo servirà per far calare l’inflazione». ha ribadito Lagarde, leggendo il comunicato della riunione.
Parlando di quelle che potrebbero essere le possibili mosse a settembre, la presidente ha sottolineato prima di tutto che la decisione del rialzo di luglio è stata presa all’unanimità.
La numero uno del board di Francoforte non si è poi sbilanciata su ciò che potrebbe avvenire dopo l’estate, ribadendo un messaggio chiaro: «Le decisioni della Bce sui prossimi rialzi restano legate ai dati, non c’è una forward guidance». «A settembre potremmo alzare oppure confermare i tassi, i dati ci diranno se e quanta strada dobbiamo ancora fare», ha detto la presidente, sono esclusi tagli dei tassi. «Il Consiglio», ha insistito Lagarde, «si impegna a fare tutto il necessario per portare i tassi a livelli sufficientemente restrittivi per riportare l’inflazione al target del 2%».
Quanto alle prospettive economiche europee, la presidente ha ribadito quanto già definito dalla Bce: le stime si sono deteriorate a causa di una domanda interna più debole. La produzione manifatturiera è particolarmente debole, anche a causa della domanda esterna. Più in generale, la presidente ha continuato a descrivere un panorama incerto: i rischi si sono intensificato soprattutto per il settore manifatturiero,i prezzi di cibo ed energia rappresentano ancora un potenziale rischio al rialzo per l’inflazione. Intanto il mercato del lavoro si mostra ancora resiliente e il rialzo dei salari in alcuni Paesi d’Europa destano dei rischi per il rialzo dell’inflazione.
L’uscita di Mosca dall'accordo sulle esportazioni di grano ucraino rischia di aumentare i «rischi inflazionistici» nella zona euro, provocando nuove «pressioni sui costi dell'energia e del cibo», ha puntualizzato Lagarde. «I rischi inflazionistici includono potenzialmente un’ulteriore pressione al rialzo sui costi energetici e alimentari legati all’uscita unilaterale della Russia dall'accordo sui cereali». (riproduzione riservata)