I salari stanno frenando e sta diminuendo il contributo dei profitti all’inflazione nell’Eurozona, secondo i dati appena pubblicati da Eurostat e Bce. Si sta sgretolando così la linea dei falchi Bce che hanno espresso timori sull’aumento degli stipendi e perciò hanno invitato la Bce ad aspettare il più possibile per tagliare i tassi. Gli ultimi numeri su stipendi e profitti sono rassicuranti.
L’ipotesi più probabile è quella di una sforbiciata Bce di 25 punti base a giugno, ma la manovra sarà considerata anche ad aprile. La prossima riunione si terrà a distanza ravvicinata (solo cinque settimane dal consiglio di marzo), con pochi dati in arrivo. Questo potrebbe spingere alcuni membri del board a rinviare il taglio a giugno.
Dai dati economici, tuttavia, emerge con sempre maggiore chiarezza che stanno svanendo i motivi per temere rialzi dell’inflazione, salvo nuovi shock sull’energia. Allo stesso tempo, alla luce di una crescita sempre più debole, sta aumentando il costo per l’economia di tassi ampiamente restrittivi.
Nei giorni scorsi la Bce ha tagliato ancora una volta le stime di crescita rinviando ulteriormente la ripresa. Inoltre un taglio dei tassi sui depositi, oggi al 4%, non comporterebbe un ritorno al livello neutrale, ma solo una minore stretta. Il credito è in contrazione, come hanno mostrato ieri i dati sull’Italia.
Quanto ai salari, la retribuzione per dipendente nell’Eurozona è aumentata del 4,6% nel quarto trimestre 2023, con un calo oltre le attese dal 5,1% del trimestre precedente. La flessione è ancora maggiore se si osservano i valori trimestrali annualizzati (+3,7%, da +5,5%). Goldman Sachs prevede che il dato annuo scenderà dal 4,6% al 3,9% nel primo trimestre 2024 e che l’indice complessivo sul costo del lavoro calerà al 3,3% nel quarto trimestre.
La presidente Bce Christine Lagarde ha indicato l’importanza dei dati sulle retribuzioni per dipendente al termine del consiglio direttivo del 7 marzo. In precedenza anche i valori sui salari negoziati avevano segnalato un rallentamento nel quarto trimestre 2023 (+4,5%, dal +4,7% del terzo). Lagarde ha detto che la disinflazione è in corso ma serve maggior fiducia sull’inflazione domestica guidata da servizi e salari. Gli ultimi dati danno ulteriore tranquillità sulla discesa dell’inflazione: anche quella core, al netto di energia e cibo, ora potrebbe calare oltre le proiezioni Bce.
C’è un altro elemento confortante sui prezzi. Assieme alla frenata dei salari, si sta riducendo il ruolo dei profitti delle imprese nell’inflazione, come si osserva dal loro minor peso nella crescita del deflatore del pil (il rapporto tra pil nominale e reale). «Il contributo dei profitti unitari e del costo del lavoro unitario è sceso rispettivamente di 63 e 37 punti base, all’1,4% e al 2,8%, con una conseguente decelerazione dell’inflazione del deflatore di 65 punti base al 5,3%», ha osservato Goldman Sachs.
In altri termini le imprese, dopo aver incrementato gli utili nei mesi scorsi, stanno ora assorbendo in parte l’aumento degli stipendi dei lavoratori (che invece in passato avevano perso potere d’acquisto) consentendo il calo dell’inflazione.
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta aveva anticipato al Forex: «La crescita attuale dei salari è compensata dalla riduzione degli altri costi in atto da mesi». Panetta aveva aggiunto che «alla stagnazione dei costi di produzione totali si aggiunge la debolezza della domanda di beni e servizi, che rende le imprese meno propense a traslare sui prezzi un eventuale aumento dei salari». La discesa dell’inflazione rende inoltre improbabile richieste di forti aumenti salariali.
Nei giorni scorsi anche il governatore francese Villeroy e quello finlandese Rehn si sono detti più sicuri sull’inflazione e hanno parlato di un taglio tra aprile e giugno. Persino il presidente della Bundesbank Nagel ha sottolineato una «crescente probabilità di un taglio prima della pausa estiva».
Gli operatori prevedono in tutto quattro tagli quest’anno e una discesa dei tassi al 2-2,5% l’anno prossimo. Il 13 marzo intanto la Bce presenterà il nuovo framework operativo basato sulla domanda di liquidità delle banche. (riproduzione riservata)