La Bce «tollererà deviazioni» dei tassi interbancari rispetto a quello fissato da Francoforte sui depositi (chiamato Dfr, oggi al 4%), a condizione che «tali movimenti non indeboliscano il segnale sull’orientamento di politica monetaria». Lo ha detto ieri Isabel Schnabel, membro tedesco del board esecutivo Bce, in seguito alla definizione del nuovo framework operativo di Francoforte.
I tassi interbancari, quelli a cui gli istituti di credito europei si prestano denaro da loro, potranno muoversi attorno al tasso Dfr in modo «ordinato», mentre secondo Schnabel «una volatilità eccessiva» o «una deriva persistente» dei tassi monetari «potrebbero richiedere una revisione dei parametri del framework».
I tassi interbancari sono fondamentali per il settore finanziario perché sono alla base di quelli che vengono fissati per imprese e famiglie. Il nuovo framework operativo Bce non avrà conseguenze per un paio d’anni: in questo tempo ci sarà ancora un eccesso significativo di liquidità per effetto degli acquisti di titoli degli anni scorsi (che sono in graduale calo nel bilancio Bce). Questo fattore consentirà di legare i tassi interbancari al Dfr in modo forte nei prossimi mesi.
In seguito, a causa della riduzione del portafoglio titoli e dei rimborsi Tltro, potrebbe esserci maggiore volatilità sui tassi monetari. Schnabel ha parlato ieri a Francoforte di «soft floor» della Bce perché i tassi interbancari si muoveranno soltanto «nelle vicinanze» del Dfr.
Ci sarà così un legame più debole rispetto a quello attuale. Il motivo? I falchi come Schnabel hanno spinto per un bilancio Bce ridotto nel quale avrà un ruolo minore l’offerta di liquidità dell’Eurosistema (attraverso acquisti di titoli e rifinanziamenti a lungo termine) e ci sarà invece un peso maggiore della domanda delle banche (in particolare nei rifinanziamenti settimanali al tasso Mro, che sarà 15 punti base oltre il Dfr, invece degli attuali 50).
Una mossa rischiosa perché, come ha osservato l’ex vicepresidente Bce Vitor Constancio, «le deviazioni mostrano solo che la banca centrale non è in grado di raggiungere il tasso di mercato prefissato». Ci sarà il pericolo di confusione su quale sarà il tasso di riferimento Bce.
Dal punto di vista dei falchi hanno pesato i timori sugli acquisti di titoli di Stato. Le operazioni degli anni scorsi stanno costando miliardi di perdite alle banche centrali nazionali, soprattutto a quelle del Nord Europa che hanno comprato grandi quantità di bond sovrani nazionali a rendimento molto basso.
Inoltre i Paesi nordici si oppongono ad acquisti di titoli che possano ridurre la disciplina di mercato per quelli del Sud. Sul punto Schnabel ha osservato che un’offerta maggiore di liquidità «solleverebbe preoccupazioni più fondamentali sulle interazioni monetarie e fiscali in un’unione monetaria con Paesi membri sovrani».
La Bce avrà comunque un portafoglio «strutturale» di titoli, di cui non sono state definite le caratteristiche. In tal senso Schnabel ha solo detto che le operazioni strutturali daranno «un contributo sostanziale» per coprire il fabbisogno di liquidità delle banche, ma che in ogni caso le dimensioni e la composizione del portafoglio dovranno «minimizzare l’impatto sull’orientamento della politica monetaria, sul funzionamento del mercato e sull’azzardo morale».
Secondo Schnabel inoltre lo spread di 15 punti base tra i tassi Dfr e Mro è «abbastanza piccolo da contenere la volatilità, ma abbastanza grande da preservare gli incentivi all’attività del mercato monetario, incoraggiando le banche a gestire la liquidità in modo prudente». Il membro Bce vuole che le banche si finanzino di più sul mercato e che Francoforte non sia «prestatore di prima istanza».
L’uso dei rifinanziamenti Bce da parte degli istituti è considerato anche un modo per distribuire meglio la liquidità tra Paesi dell’Eurozona. Per Schnabel però «resta da vedere se lo spread scelto sia sufficiente a rilanciare in modo significativo l’attività del mercato monetario».
Quanto alla riduzione dei tassi Bce, il governatore greco Yannis Stournaras ha auspicato quattro tagli quest’anno (in linea con le attese di mercato), di cui uno a giugno e uno a luglio. L’olandese Klaas Knot ha parlato di almeno tre riduzioni a giugno, settembre e dicembre. (riproduzione riservata)