Donald Trump vieta negli Usa le Cbdc (Central Bank Digital Currency) e vuole estendere a livello globale l’uso di stablecoin legate al dollaro. Così gli Stati Uniti vogliono conservare il predominio della moneta. Ma il credito in Europa rischia di subire significativi contraccolpi. Se si estenderà il ruolo delle stablecoin in dollari, come voluto da Trump, le banche Ue potranno perdere commissioni, clienti e depositi. Ci sarebbero così meno risorse per finanziare prestiti a famiglie e imprese. Il ruolo dell’euro sarebbe ridotto, così come l’autonomia strategica dell’Europa.
A lungo le banche europee, soprattutto in alcuni Paesi, hanno temuto l’avvio dell’euro digitale per possibili fuoriuscite di depositi. I rischi per la stabilità finanziaria tuttavia saranno contrastati dai limiti al possesso per individuo e da altre precauzioni della Bce (le somme detenute in euro digitali non saranno remunerate e non ci sarà bisogno di prelevare denaro in anticipo dalle banche).
Al contrario con l’euro digitale, come ha osservato il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone in un incontro dell’Ilf il 24 gennaio a Francoforte, le banche avranno un «ruolo chiave come intermediari» della Cbdc. Inoltre l’euro digitale potrà rendere più competitivi gli istituti di credito nel settore dei pagamenti.
Se invece dovessero diffondersi in modo rilevante stablecoin in Europa non ci sarebbero le salvaguardie della banca centrale. Cipollone ha osservato che il 99% del mercato delle stablecoin è denominato in dollari. Ora l’amministrazione Usa vuole promuoverne l’uso «a livello globale», come indicato nell’ordine esecutivo di Trump. Alcune stablecoin offrono già servizi di pagamento in Europa. Cipollone ha osservato che queste soluzioni disintermediano le banche e fanno perdere agli istituti commissioni, relazioni con i clienti e anche depositi.
Le stablecoin peraltro non sono l’unico rischio per la disintermediazione bancaria. Cipollone ha ricordato che il 69% dei pagamenti con carta in Europa è completato con schemi internazionali che ottengono le commissioni. Inoltre i pagamenti con app dallo smartphone rappresentano il 9% delle transazioni retail, un valore in forte crescita dall’1% del 2019. Così le banche devono rinunciare alle fee e anche ai dati perché non vedono più il pagamento. «La continuazione di questi trend è la più grande minaccia per le banche», ha osservato Cipollone, mentre «l’euro digitale aiuterà gli istituti di credito a giocare la partita della concorrenza in difesa e in attacco». In tal senso, ha aggiunto il membro del board Bce, le banche dovranno innovare usando la piattaforma dell’euro digitale per offrire nuovi prodotti. (riproduzione riservata)