La Bce è pronta a tagliare i tassi dal 3 al 2,75% nel consiglio direttivo del 30 gennaio. Per Francoforte sarà la quinta riduzione dello 0,25% a partire da giugno. La decisione è considerata certa da mercati ed economisti. La presidente Bce Christine Lagarde ha evidenziato in più occasioni nelle ultime settimane che «la direzione è chiara» sui tassi, ovvero che altri tagli sono in arrivo. Anche i falchi del board, come il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, hanno detto che le sforbiciate proseguiranno.
Il consiglio direttivo Bce secondo le attese dovrebbe precisare (come a dicembre) che l’orientamento monetario resterà restrittivo. Di conseguenza serviranno ulteriori riduzioni per arrivare al tasso neutrale, quello che non stimola né comprime l’economia, stimato da Lagarde tra l’1,75% e il 2,25%. Il governatore francese François Villeroy de Galhau ha detto di aspettarsi tassi al livello neutrale del 2% entro l’estate e non ha escluso che in seguito la Bce possa anche scendere sotto questa soglia. L’olandese Klaas Knot ha detto di essere d’accordo con le aspettative dei mercati di due tagli nelle prossime due riunioni.
I mercati monetari prevedono quattro sforbiciate quest’anno fino al 2%. La maggior parte degli economisti ritiene invece che la Bce arriverà fino all’1,75% (tra questi Goldman Sachs e Pictet) o all’1,5% (tra questi Barclays e Citi, come ha rilevato il capoeconomista Nathan Sheets in un’intervista su Milano Finanza). Lagarde dovrebbe comunque confermare una comunicazione prudente, mantenendo i riferimenti alla «dipendenza dai dati» e alle decisioni «riunione per riunione». In un contesto economico incerto, su cui pesa ancora l’impatto delle misure di Trump, la Bce vorrà mantenersi libera di accelerare/rallentare le riduzioni dei tassi, anche se il cammino più probabile resta quello di tagli graduali dello 0,25%.
Domani saranno note le stime preliminari sul pil nell’Eurozona nel quarto trimestre 2024. Gli ultimi indici Pmi hanno confermato un quadro debole per l’economia europea. La Bce dovrebbe confermare i rischi «al ribasso» sulla crescita. In particolare i dazi Usa avrebbero un effetto negativo sull’economia europea, mentre quello sull’inflazione è incerto.
In tal senso Lagarde ha detto di non essere «eccessivamente preoccupata» sul carovita per l’impatto delle misure di Trump. La presidente Bce si è detta «fiduciosa» sul ritorno dell’inflazione al 2%. Gli ultimi dati su pil e carovita sono stati lievemente inferiori alle proiezioni Bce, anche se Morgan Stanley ha osservato che ci sono rischi al rialzo sull’inflazione a causa dei prezzi dell’energia e del deprezzamento dell’euro. Tuttavia servizi e salari dovrebbero frenare quest’anno, riducendo le pressioni inflazionistiche.
Gilles Moec, capoeconomista di Axa, ha ricordato che «a Davos Lagarde ha riconosciuto che l’Europa sta affrontando una “crisi esistenziale”». Questo secondo Moec «dovrebbe essere un motivo sufficiente perché la Bce si concentri sui rischi al ribasso per la crescita, piuttosto che sui rischi residui al rialzo per l’inflazione. Anche se non ci aspettiamo alcun cambiamento di tono da parte della Bce nella prossima riunione pensiamo che la banca centrale sposterà i tassi in territorio accomodante raggiungendo l’1,5% entro fine anno». (riproduzione riservata)