Le banche dell’Eurozona sono solide ma devono essere preparate alle conseguenze di shock geopolitici, tra cui i rischi sulla liquidità in un contesto di stress dei mercati. «Un potenziale deterioramento della qualità degli attivi e i possibili squilibri economici causati da conflitti geopolitici o dagli effetti delle sanzioni finanziarie richiedono una maggiore attenzione, capitali sufficienti e solidi sistemi di governance e di gestione del rischio nelle banche», ha detto la presidente della Vigilanza Bce Claudia Buch nel report annuale dell’organismo di supervisione.
«Guardando al futuro, le banche europee affrontano forti venti contrari, che richiedono sforzi continui per garantire la resilienza finanziaria e operativa. Le incertezze geopolitiche, i rischi climatici e naturali e i rischi informatici possono avere gravi impatti negativi sulle banche», ha detto poi Buch in audizione alla commissione economica del Parlamento europeo, aggiungendo che «affrontare questi rischi rimane una priorità per la Vigilanza Bce».
La qualità degli asset delle banche resta «solida», secondo Buch, sebbene «una crescita economica più debole e tassi di interesse più elevati possano aumentare i rischi. Nel complesso, il rapporto tra prestiti non performanti (Npl) e prestiti totali rimane al 2,3%, ben al di sotto del livello osservato dieci anni fa». Riguardo ai settori nello specifico, la presidente della Vigilanza Bce ha detto che «le esposizioni delle banche alle piccole e medie imprese e al settore immobiliare commerciale sono diventate più rischiose, in parte a causa della sensibilità di queste esposizioni a tassi più elevati».
Un tema importante per la supervisione è quello della semplificazione delle regole, dopo la richiesta arrivata dai quattro governatori di Italia, Germania, Francia e Spagna (si veda MF-Milano Finanza del 18 febbraio). «Una potenziale semplificazione della regolamentazione non deve essere confusa con la deregolamentazione», ha detto Buch. «L’abbassamento degli standard lascerebbe rischi non affrontati e potrebbe incentivare pratiche ad alto rischio con scarsi benefici per l’economia reale o la resilienza delle banche. Qualsiasi discussione sulle modifiche agli standard normativi dovrebbe essere guidata da prove solide e analisi costi-benefici».
Secondo Buch invece «l’eliminazione delle barriere nazionali al mercato unico e l’attuazione di politiche strutturali possono promuovere la crescita e l’innovazione. L’Unione dei mercati dei capitali ha il potenziale per armonizzare le norme nazionali». Inoltre per la presidente della Vigilanza Bce «è necessario migliorare il quadro di gestione delle crisi e di assicurazione dei depositi per affrontare meglio i fallimenti bancari e proteggere più efficacemente i depositanti». (riproduzione riservata)