Le banche dovranno intensificare i controlli sui rischi potenziali legati al settore del private credit. Questo è il messaggio lanciato dalla Vigilanza della Bce agli istituti dell’Eurozona dopo una serie di sopralluoghi e scambi di informazioni avvenuti nei mesi scorsi.
Lo ha rivelato Elizabeth McCaul, membro del supervisory board di Francoforte, nell’ambito di un intervento pubblico riportato da Bloomberg. «Abbiamo recentemente completato un'analisi approfondita del tema, registrando che le banche non sono in grado di identificare correttamente la natura dettagliata e i livelli della loro esposizione completa ai fondi di private credit», ha dichiarato McCaul che ha annunciato: «Dovremmo armonizzare, migliorare ed espandere ulteriormente i requisiti di rendicontazione».
I contraccolpi per gli istituti derivanti dalle turbolenze delle cosiddette istituzioni finanziarie non bancarie «possono materializzarsi attraverso vari canali come la correlazione delle esposizioni. Gli investitori finali dei veicoli sono fondi pensione, fondi sovrani e compagnie di assicurazione, ma le banche svolgono un ruolo significativo nell'indebitamento e nella fornitura di prestiti ponte a vari livelli ai fondi di credito», ha inoltre precisato McCaul nel suo intervento.
Il private credit è cresciuto molto sui mercati internazionali negli ultimi anni. Da un lato i nuovi operatori hanno colmato il vuoto lasciato dalle banche che la crescente pressione regolamentare ha reso sempre più avverse al rischio. Dall’altro lato, prima del 2022, i fondi hanno approfittato delle politiche monetarie espansive attuate dalle banche centrali per rastrellare liquidità con la promessa di rendimenti molto appetibili.
Recentemente S&P ricorda che gli investitori hanno iniettato circa 200 miliardi di dollari in fondi di credito privati tra il gennaio del 2021 e l’inizio del 2024. In questo periodo il settore ha drenato circa un ottavo della raccolta totale dei grandi operatori internazionali. Questo trend ha condizionato le dimensioni e la penetrazione nel mercato dei veicoli, con un aumento delle dimensioni dei ticket medi e un incremento del peso dei limited partners che investono nei fondi.
Anche se sinora non ci sono stati forti turbolenze, questa crescita impetuosa sta preoccupando i regolatori. Le interconnessioni tra banche e private credit del resto sono diverse. Gli istituti spesso forniscono la leva con linee di credito o prestiti che consentono ai fondi di aumentare la scala dei portafogli. Banche e fondi inoltre partecipano prestiti sindacati che consentono una distribuzione del rischio tra i diversi soggetti in campo. Da ultimo alcuni istituti possono investire direttamente nei veicoli o creare divisioni di asset management che gestiscono strategie di private credit o aiutare i fondi a cartolarizzare i prestiti in collateralized loan obligations (clo).
In Italia tutto questo è ancora alle battute iniziali. Il mercato del private credit esprime volumi inferiori rispetto al Nord Europa, ma i tassi di crescita sono rilevanti. Un motivo in più, seguendo la logica della Vigilanza, per monitorarlo più da vicino. (riproduzione riservata)