Con l’inflazione della zona euro scesa a settembre all’1,7%, la Bce guarda adesso al raggiungimento del target del 2% anche prima delle attese. «Auspico che l’obiettivo di inflazione arrivi anche prima del previsto», ha detto ieri la presidente della Bce Christine Lagarde citando a sostegno gli ultimi «dati rassicuranti» ai microfoni di Bloomberg Tv.
Secondo le stime degli analisti di Francoforte (si veda MF-Milano Finanza di martedì 22) l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto nel corso del primo trimestre del 2025 e non più nel quarto trimestre come da stime precedenti.
In linea con Francoforte anche la stima del Fondo Monetario Internazionale, che nel World Economic Outlook di ottobre prevede che quest’anno l’inflazione media dell’area euro risulti più che dimezzata al 2,4%, a fronte del 5,4% dello scorso anno, e che poi si smorzi ulteriormente per portarsi al 2% nel 2025 e poi permanere a questo livello nell'orizzonte 2029. Secondo queste stime quindi dal prossimo anno il carovita tornerebbe quindi esattamente al valore obiettivo del 2%. A circa due anni dal picco globale registrano nel terzo trimestre del 2022, la battaglia contro l’inflazione sembra quasi vinta. Ma il Fmi avverte sui rischi che arrivare dai dazi e dalle escalation delle guerre in corso.
Forse proprio a fronte di questo scenario, la presidente Lagarde è rimasta cauta sui prossimi passi sottolineando che «non si può ancora dire di aver sconfitto del tutto l’inflazione». Dopo il taglio ai tassi di interesse della scorsa settimana (il tasso sui depositi è ora al 3,25%), la numero uno del board ha ribadito che Francoforte intende continuare ad abbassare il costo del denaro: «La direzione che dobbiamo prendere è chiara, ma il ritmo di marcia è ancora da determinare», ha detto Lagarde ribadendo che la politica monetaria «rimarrà restrittiva per il tempo necessario».
Sul punto il banchiere centrale portoghese Mario Centeno si è mostrato più flessibile: «La Bce potrebbe tagliare i tassi di mezzo punto percentuale nella riunione di dicembre, se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi e l’inflazione resterà al di sotto del 2%», ha detto a margine dell’incontro del Fmi, «non credo che il Consiglio direttivo non considererà una traiettoria più veloce se i dati lo suggeriranno». Centeno auspica comunque «una riduzione graduale e costante dei tassi fino al loro livello neutro» che a suo giudizio potrebbe essere intorno al 2% o leggermente inferiore.
In generale i banchieri sembrano restare abbastanza contrari a definire, e comunicare, a priori un percorso ufficiale di politica monetaria. «Le previsioni ufficiali sui tassi non devono essere pubblicate dalla Bce, come è consuetudine per la Federal Reserve con il Dot Plot», ha detto il presidente della Bundesbank Joachim Nagel. «Non vedo argomenti convincenti a favore dell’introduzione del Dot Plot in Europa. Una simile scelta potrebbe aumentare la pressione sui singoli membri del Consiglio e mettere a rischio l'indipendenza della Bce». (riproduzione riservata)