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Bce, la riunione è un "non evento". La retorica soft non convince gli analisti
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Bce, la riunione è un "non evento". La retorica soft non convince gli analisti

di Marco Vignali
22 aprile 2021, 18:25

Pochi spunti su cui riflettere e nessuna influenza sui mercati. Per gli esperti la riunione della Banca centrale europea non ha prodotto nulla di significativo. Nessun vero chiarimento sul Pepp o sul ritmo degli acquisti, quanto piuttosto le solite frasi di circostanza | Lagarde: timori di tapering infondati. Monitoriamo i tassi di cambio

Dopo la riunione della Bce e l'intervista post-meeting di Lagarde sono stati diversi gli operatori di mercato che hanno commentato quanto successo nel pomeriggio di oggi. "Christine Lagarde è riuscita a rendere questo meeting della Banca centrale europea un evento il meno possibile incentrato sul mercato. Le dichiarazioni ufficiali racchiudevano davvero pochi punti salienti, così come la successiva conferenza stampa, durante la quale è stata riconfermata una politica monetaria molto accomodante da parte della Bce", argomenta Samy Chaar, chief economist di Banca Lombard Odier.

"C’è stata un po’ di confusione in merito all’aumento degli acquisti settimanali del Pepp promesso in precedenza. Abbiamo assistito a un certo incremento degli acquisti lordi, che nell’ultimo periodo si sono attestati intorno ai 30 miliardi di euro a settimana, il livello più elevato da giugno. Al contempo però c’è stato anche un incremento dei rimborsi, che dovrebbero essere interamente reinvestiti" sottolinea Chaar. Ecco perché gli acquisti netti settimanali (acquisti lordi meno i rimborsi, che riflettono i reali stimoli aggiuntivi derivanti dall’utilizzo del pacchetto di 1.850 miliardi di euro) "non sono aumentati significativamente nelle ultime settimane", evidenzia l’analista.

Secondo gli strategist di Moneyfarm, i miglioramenti sul fronte economico e la distribuzione dei vaccini potrebbero portare i tassi d’interesse europei a salire prima del previsto, comportando alcune sfide, non solo per l’obbligazionario, impattato per via diretta dalle decisioni della Bce, ma anche per l’azionario, le cui valutazioni si basano su una crescita degli utili spinta anche da una politica monetaria espansiva. "Una rivalutazione della ripresa economica inciderà principalmente sulla parte medio-lungo della curva, la cui pendenza è già aumentata in maniera sostanziale rispetto a tre mesi fa, ma ci aspettiamo che il percorso di normalizzazione rimanga graduale e attinente alle condizioni di mercato", argomenta Michele Morra, portfolio manager di Moneyfarm.

"Oggi la Bce ha mantenuto invariata la sua politica monetaria, ma ha ribadito che continuerà ad acquistare asset ad un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi dell'anno, il che implica che potremmo non dover attendere revisioni formali delle previsioni prima che vengano fatti annunci sul ritmo degli acquisti”, ribadisce invece Gurpreet Gill, Macro Strategist della sezione Global fixed income di Goldman Sachs Asset Management. Secondo lui, mentre l'attività economica si sta intensificando rapidamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, l'Europa mostra un ritardo nella corsa alla ripresa, data l'ulteriore ondata di infezioni Covid e le relative restrizioni delle attività. Tuttavia, “c'è il potenziale per un miglioramento grazie ai progressi delle vaccinazioni che, nei prossimi mesi, sosterranno una ripresa in tutto il continente. L'aumento dei prezzi del petrolio, gli effetti di base e l'inflazione dei prezzi di alcuni servizi possono inevitabilmente aumentare temporaneamente l'inflazione, ma i segnali di inflazione di medio termine  indicano risultati più modesti”, conclude l’esperto.

"La riunione di oggi ha aggiunto poco rispetto a quanto già noto dalla scorsa", sottolinea Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim. “Le decisioni sul tema fine del Pepp e la rimodulazione del ritmo di acquisti sono state etichettate come premature. Di conseguenza la reazione improntata al sell on news di brevissimo con borse in leggero ritracciamento e euro in marginale deprezzamento. Allo stesso tempo è stata ribadita l’importanza della Tltro. Di fatto implicitamente un rinvio a decisioni più di peso nella riunione del 10 giugno, quando saranno aggiornate le stime di crescita ed inflazione. In quella sede", prosegue, "la Bce sarà chiamata a decidere sula continuazione o meno del ritmo accelerato del Pepp e, soprattutto, se eventualmente rendere ancor più appetibili le operazioni Tltro per supportare l’area Euro nella fase di ripresa post Covid, alla luce anche dell’enfasi posta dalla Lagarde proprio sull’importanza del ruolo della Tltro desunta dall’ultimo Bank Lending Survey".

La conferenza stampa di oggi si può definire come un “non-evento” anche secondo Adrian Hilton, Responsabile tassi globali di Columbia Threadneedle Investments. "Un cambiamento di politica è sempre stato altamente improbabile, ma speravo di cogliere meglio le condizioni in cui la Bce potrebbe modificare il ritmo degli acquisti di Pepp nel terzo trimestre. La Lagarde non ha voluto fornire indicazioni specifiche su questo né su come il Consiglio direttivo potrà mantenere una politica accomodante quando il Pepp scadrà nel marzo 2022", sottolinea Hilton.

Molto interessante l'analisi di Janus Henderson Investor, secondo cui "come conseguenza degli effetti del Covid-19 sull'economia, i prestiti dei governi in tutto il continente sono balzati del 15%. La Bce sembra incline a mantenere invariato il programma di acquisto di titoli di Stato, quindi entro il 2025 ci aspettiamo che il volume di prestiti ottenuti dai governi europei possa aumentare di altri 2.000 miliardi di dollari - circa 5.500 dollari a persona”, evidenzia Bethany Payne, Global Bonds Portfolio Manager di Janus Henderson Investors. “Il problema è che l'aumento del debito, indubbiamente necessario a preservare i posti di lavoro e scongiurare il rischio di default, non stimolerà la crescita”, sottolinea Payne, “a meno che non si assista ad una produttività che favorisca la spesa fiscale. Come dimostrato dal nostro Sovereign Debt Index, dal 1995, il livello del debito europeo è aumentato il doppio rispetto al Pil dell'Eurozona".

Secondo i calcoli di Janus Henderson Investors, la Bce detiene circa il 29% del debito pubblico europeo e, nonostante il programma di acquisto di asset della Banca permetta all'Europa di respirare, “è vitale indovinare la politica fiscale appropriata, in un contesto segnato dai ritardi nell'implementazione della campagna vaccinale e con un'economia imperniata sul turismo in estrema difficoltà. L'economia europea non può crescere senza un'adeguata spesa da parte dei Paesi membri, e sarà la Germania a doversi accollare il fardello principale. Individuare la scintilla per la crescita economica e le manovre dei governi per incentivare la spesa sono il principale dilemma dell’Europa, piuttosto che il debito pubblico in aumento, dato che la Banca Centrale acquista titoli di default e gli oneri finanziari sono contenuti", conclude Payne. (riproduzione riservata)



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