L’inflazione sottostante nella zona euro ha probabilmente raggiunto il picco, anche se il suo livello esatto rimane difficile da determinare. È quanto comunicato dalla stessa Banca Centrale Europea in una parte già resa noto del bollettino economico. Il recente allentamento è guidato principalmente dai beni industriali non energetici, hanno spiegato gli esperti, sottolineato che sembra essere iniziato anche un calo per i servizi. Una delle componenti di maggior preoccupazione per alcuni membri del board, soprattutto negli ultimi mesi.
«Le misure dell’inflazione sottostante mediana e media suggeriscono che l’inflazione sottostante probabilmente ha raggiunto il picco nella prima metà del 2023», si legge nella nota Bce, «la maggior parte delle misure dell’inflazione sottostante mostra segni di rallentamento» e l’ultima lettura di luglio è «sostanzialmente in linea» con le sue aspettative. Secondo le stime flash dell’Eurostat a luglio l’inflazione della zona euro dovrebbe essere scesa a quota 5,3% mentre il dato core dovrebbe essere sceso al 5,5%.
Allo stesso tempo, Francoforte ha ribadito che le pressioni sui prezzi interni stanno diventando più importanti, facendo eco alle conclusioni del Consiglio direttivo della scorsa settimana. A luglio il Comitato esecutivo ha alzato i tassi di interesse per la nona volta al 3,75% evidenziando ancora una volta la previsione di un’inflazione che rimarrà troppo alta per troppo tempo. La presidente Christine Lagarde ha promesso un’analisi più approfondita delle tendenze sottostanti per il meeting di settembre durante il quale i banchieri, dovranno decidere se mettere in campo un altro rialzo o se lasciare in pausa la stretta. L’aggiornamento delle previsioni potrebbe adesso far propendere le aspettative per una pausa a settembre nel ciclo di rialzi dei tassi.
Intanto, il capo economista della Banca Centrale Europea, Philip Lane, si è detto fiducioso che l’inflazione nella zona euro si ritirerà notevolmente nei prossimi mesi, aggiungendo evidenza che i tassi di interesse sono vicini al loro picco. «Mentre le pressioni sui prezzi non faranno tornare l’inflazione al 2% fino al 2025, il recente calo dell’energia ridurrà i costi in tutta l’economia in breve tempo», ha detto in un podcast prodotto dalla stessa Bce.
Lane spiega che a pesare ancora sulla componente di fondo sono per lo più i salari. «Ci sono forze che lavorano in direzioni opposte e questo è il motivo per cui la decisione del nostro meeting autunnale dipenderà dai dati». (riproduzione riservata)