Gli acquisti di titoli resteranno uno strumento a disposizione della Bce, nonostante il tentativo di alcuni falchi del consiglio direttivo di ridurne la portata. I programmi di Quantitative Easing (Qe) saranno più flessibili rispetto all’era Draghi, ovvero si potranno adeguare in modo più «agile» a eventuali nuovi shock. Di conseguenza le operazioni non avranno vincoli come quelli che hanno obbligato la Bce ad alzare i tassi nel 2022 con alcuni mesi di ritardo.
Inoltre gli acquisti saranno differenziati in base alla necessità di aumentare l’inflazione (quando i tassi sono già a zero) o di stabilizzare i mercati in caso di stress. Queste indicazioni sono arrivate dalla Bce al termine della revisione periodica della strategia, un processo nel quale la banca centrale ridefinisce obiettivi e strumenti della politica monetaria.
La precedente revisione, quella del 2021, aveva portato a un obiettivo di inflazione di medio termine simmetrico «al» 2% (invece che «sotto ma vicino»). Inoltre allora la Bce aveva sottolineato il bisogno di interventi «forti e persistenti» in caso di tassi a zero, come risposta alla bassa inflazione.
La revisione appena conclusa è invece stata approvata dal consiglio direttivo (all’unanimità) dopo anni di carovita elevato nell’Eurozona a causa di pandemia e guerra in Ucraina.
Così la Bce ha precisato che le mosse «forti e persistenti» dovranno essere varate anche in caso di alta inflazione. Peraltro Francoforte ha già mostrato di operare secondo questa linea con aumenti dei tassi del 4,5% tra luglio 2022 e settembre 2023, in quella che è stata la più forte stretta monetaria dalla nascita dell’euro.
Il nuovo scenario, secondo la Bce, è inoltre caratterizzato da «cambiamenti strutturali come la frammentazione economica e geopolitica e il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale» che rendono l’andamento dell’inflazione «più incerto» e «più volatile». Questo implica che ci saranno «più ampie variazioni dal target simmetrico del 2%», ha rilevato la banca centrale. La presidente Christine Lagarde ha aggiunto che la politica monetaria sarà «più difficile». Così il consiglio direttivo considererà, oltre alla traiettoria di base dell’economia, anche i rischi attraverso l’utilizzo di scenari e analisi di sensibilità.
I tassi resteranno lo strumento principale della Bce che continuerà a disporre anche di misure non convenzionali come acquisti di titoli, operazioni di rifinanziamento a lungo termine, indicazioni prospettiche (forward guidance) e tassi negativi. «La loro scelta, struttura e applicazione saranno abbastanza flessibili da consentire di rispondere agilmente alle variazioni del contesto di inflazione», ha rilevato la Bce che non ha escluso l’avvio di nuovi strumenti in caso di necessità (come il Transmission Protection Instrument nel 2022). La prossima revisione della strategia sarà nel 2030.
Intanto l’inflazione dell’Eurozona resterà attorno al 2% anche a giugno. La Bce dovrebbe restare in pausa sui tassi a luglio, anche se i mercati si aspettano un altro taglio quest’anno. (riproduzione riservata)