L’intelligenza artificiale (AI) può avere «un impatto sostanziale sul sistema finanziario». Di conseguenza «potrebbe essere necessario valutare iniziative mirate se dovessero emergere preoccupazioni che non possono essere affrontate dall’attuale quadro normativo». È quanto sottolinea la Bce in un capitolo del rapporto di stabilità finanziaria che sarà pubblicato oggi.
La banca centrale sottolinea che l’AI comporta «sia vantaggi che rischi per il settore finanziario» e che «l’impatto complessivo dipenderà da come verranno affrontate le sfide legate ai dati, allo sviluppo dei modelli e alla loro diffusione». I benefici principali sono quelli legati a maggiore efficienza e minori costi. I rischi invece riguardano le singole banche e anche la stabilità finanziaria nel complesso.
In particolare la Bce osserva che le implicazioni dell’AI per gli istituti «possono essere amplificate a livello sistemico attraverso la penetrazione tecnologica e la concentrazione dei fornitori». Il pericolo è l’eccessiva dipendenza da un numero limitato di operatori AI, tale da «rendere più fragile la spina dorsale operativa del sistema finanziario». Francoforte ha osservato che circa la metà degli investimenti sono stati indirizzati verso quattro società. Tra queste, quasi un quarto verso OpenAI.
In tema di rischi operativi, l’AI può aumentare la sicurezza informatica ma nello stesso tempo può diventare uno strumento in grado di potenziare hacker e attacchi cyber. In particolare i casi di phishing potrebbero aumentare a causa dell’intelligenza artificiale secondo la Bce.
Un altro effetto dell’AI potrebbe essere una maggiore concentrazione del mercato nel settore finanziario. «L’integrazione dell’AI nelle strutture aziendali può richiedere ingenti investimenti fissi iniziali e comportare rischi economici. Per le imprese più grandi potrebbe essere più facile ottenere le competenze tecnologiche e i livelli di disponibilità di dati necessari», rileva la Bce.
In questo contesto i vincitori potrebbero essere i grandi istituti di credito oppure nuovi operatori come le bigtech. In definitiva per la banca centrale «ciò potrebbe portare a un minor numero di istituti sul mercato, accelerando le esternalità “too-big-to-fail” e trasferendo le rendite economiche dai consumatori agli istituti finanziari».
Inoltre l’AI può distorcere l’elaborazione delle informazioni dei mercati, aumentando il potenziale di crisi. «L’interpretazione delle informazioni può diventare più uniforme se modelli sempre più simili vengono utilizzati in modo ampio per comprendere le dinamiche dei mercati finanziari». Di conseguenza l’AI potrebbe causare bolle, distorsioni nei prezzi degli asset, un aumento della correlazione e un maggiore «comportamento da gregge».
In particolare, secondo quanto osservato dalla Bce, se molti istituti utilizzano l’AI per l’asset allocation e si affidano solo a pochi operatori, l’offerta e la domanda di attività finanziarie possono essere distorte in modo sistematico, innescando «costosi aggiustamenti nei mercati che ne danneggiano la resistenza».
Allo stesso modo, un uso ingente dell’AI da parte dei piccoli investitori potrebbe provocare «forti cambiamenti nei modelli di trading al dettaglio che aumenterebbero la volatilità del sentiment di mercato, dei volumi di trading e dei prezzi». La capacità di previsione inoltre può essere compromessa dalle cosiddette «allucinazioni» dell’intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)